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Coffee & Cigarettes Recensione

"Coffee & Cigarettes" recensioni

Film
Coffee & Cigarettes
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-04-10 04:02:19
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Fa ridere - e parecchio - 'Coffee & cigarettes' di Jim Jarmusch, ospite fuori concorso alla Mostra. Girato in bianco e nero, è una raccolta di cortometraggi affidati, come un 'private joke' (ma godibile a tutti), a un esercito di facce famigliari: da Iggy Pop e Tom Waits a Roberto Benigni, a Cate Blanchett a Bill Murray e Steve Buscami, a Gza Rza del supergruppo rap Wu-Tang-Clan. Si discute di tutto e di nulla nel modo più politicamente scorretto, tra scorrettissimi sorsi di caffè e tirate di sigaretta". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 settembre 2003) "Una bislacca, divertente serie di corti, iniziati nell'87 con i 6 minuti del giovane Benigni, che l'americano sempre indipendente Jim Jarmusch raccoglie, a cinepresa fissa, per raccontare una particolare umanità seduta al bar, tra caffè e sigarette, chiacchiere e tazzine. Ecco, amici o nemici, umili e vanagloriosi, famosi e anonimi, parlare di smettere di fumare, di Gianni e Pinotto, del dentista, di Elvis assassinato, del tè e dei ghiaccioli, di filosofia e politica. O semplicemente guardarsi negli occhi e trasmettersi magari infelicità e solitudine, tanto che l'ultimo episodio sembra di Beckett. Non sempre, ma talvolta geniale, 'Coffee & Cigarettes' è una tragicommedia che si avvale del contributo carismatico di artisti amici, da Bill Murray a Tom Waits, dalla doppia Cate Blanchett a Iggy Pop ai gemelli Lee, emblemi di una cultura dialettica molto american way, da cowboy, tutto servito in molto seducente bianco e nero." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 marzo 2004) "Raccontini come spaccati di esistenze colte in momenti impercettibili, uomini e donne ora soli, ora in compagnia, ora parenti (forse), ora amici di più o meno lunga data. Il copione si snoda come una sorta di operetta morale, e Jim Jarmush guarda quelle situazioni collocate in ambiente pubblico ma assai intime con occhio discreto e delicato, scegliendo una fotografia in B&N che offre ad ogni singolo appuntamento una vitalità lucida e insieme disperata. Tutti i protagonisti vivono una sostanziale infelicità e insieme sono alla ricerca di un cambio di rotta, di un nuovo equilibrio, soprattutto di una rinnovata capacità di comunicare. Introspezione sugli stati d'animo, dialoghi spesso ridotti all'essenziale, qualche parolaccia come sfogo per 'sentirsi' presenti in quel momento: un cinema crepuscolare, specchio di un'America minore, probabilmente sazia di se stessa ma bisognosa di sentimenti autentici." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 137, 2004) "Fra i grandi registi di cui non si parla abbastanza, Jim Jarmusch occupa un posto a parte ed è inutile dire che è un posto d'onore. Dai tempi dell'incantevole 'Stranger Than Paradise' (1984), il campione del cinema indipendente newyorkese ha infatti girato meno di dieci film, alternando gioielli come 'Ghost Dog' e 'Dead Man' a prove meno riuscite. Ma senza mai rinnegare i principi di fondo del suo cinema orgogliosamente marginale. Mentre altri davano la scalata a Hollywood, insomma, Jarmusch continuava a sposare basso costo e grandi ambizioni. Con la profondità del cinéphile che reinventa la tradizione e la leggerezza di chi si è conquistato il diritto di girare solo dove, quando e con chi vuole, senza subire in alcun modo le pressioni del mercato. Antologia di variazioni sul tema del titolo, 'Coffee & Cigarettes' si direbbe un lavoro minore, invece è quasi una dichiarazione di poetica. La prova che per fare cinema bastano un locale, un paio di attori e uno spunto su cui improvvisare, perché con Jarmusch gli interpreti sono sempre coautori. Basta che da qualche parte compaiano caffè e sigarette, perfetto viatico di questa metafisica della chiacchiera in 11 episodi. (...) Viene il dubbio che il vero soggetto di queste miniature così colte e insieme ironicamente triviali, sia la vicinanza. Amici o rivali, fratelli e sorelle, padri e figli o perfetti estranei, i protagonisti di questi 11 match intorno a una tovaglia a quadretti sembrano mettere alla prova questa condizione sempre più fragile e transitoria. E che citino Mahler o Gianni e Pinotto, il fisico cèco Tesla o il cineasta Spike Jonze, ciò che dicono conta meno di come lo dicono e a parlare sono anzitutto i corpi, le facce, le posizioni. Come succedeva una volta, quando il cinema era ancora cinema." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 marzo 2004)

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