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City Of Ghosts Recensione

"City Of Ghosts" recensioni

Scheda Film
City Of Ghosts
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 11:05:04
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Erano dieci anni che pensavo a questo film, ha rivelato il neo regista Matt Dillon, per giustificare l'uscita del suo 'City of Ghosts'. Considerati i modesti risultati, è sperabile che il prossimo film lo giri dopo una riflessione più stringata. (...) Tirando le somme, senza ovviamente rivelare il finale, è un film a cavallo tra avventura e poliziesco, cupo, violento e dispersivo, che penetra faticosamente nelle psicologie e non dà mai la scossa dell'emozione. Tra maschi con la barba di tre giorni e l'ultimo lavaggio del mese prima, la sempre fresca Natascha McElhone è l'unica (si suppone) a profumare di bucato": (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 6 giugno 2003)

"Cupo, violento e dispersivo poliziesco del neoregista Matt Dillon, che dirige se stesso in un film che penetra faticosamente nelle psicologie, offrendo come novità l'ambientazione esotica. Tra maschi con la barba di tre giorni e l'ultimo lavaggio del mese prima, la sempre fresca Natascha McElhone è l'unica (si suppone) a profumare di bucato." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 15 maggio 2004)

"'City of Ghosts', prima regia nel lungo di Matt Dillon, rispolvera la penna di Barry Gifford ('Cuore selvaggio'), maestro nel creare figure fuori dell'ordinario. Dillon sa che il noir è atmosfera, ignorando trama e società per concentrarsi sul rapporto padre-figlio. I duetti con Caan sono molto belli. Peccato per un finale fiacco e dei personaggi femminili troppo ingombranti per essere così insignificanti". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 giugno 2003).

"Malgrado i cinque anni per scrivere la sceneggiatura e l'aiuto del dotato Barry Gifford, collaboratore di Lynch, il film fortissimamente voluto da Matt Dillon non è granché. Se la storia, che aspira un po' a Conrad un po' a Greene, si avvita su se stessa riproponendo troppe volte le stesse situazioni, l'ambientazione è suggestiva: peccato che l'esordiente Matt non sappia bene dove posizionare la macchina da presa e si contenti di metterla un po' dove capita. James Caan è un 'padrino' ammiccante e manierato; Stellan Skarsgard fa un cattivo da fumetto. Quanto a Depardieu, gli perdoni il Cielo l'ennesimo macchiettone; noi siamo arrivati al limite". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 7 giugno 2003)

"Raccontandoci la storia di un mini truffatore che va a cercare il suo ispiratore e la sua parte di bottino, un James Caan invecchiato e collegato con la malavita locale, l'attore rimane al di quale di un film che non riesce ad esprimere, a drammatizzare, a evocare, le cui atmosfere sono solo annunciate, i cui personaggi sono un mix di folklorismo vecchio stile, come il Depardieu albergatore extralarge, i cui sentimenti sono didascalicamente riassunti nella love storiella con Sophie, archeologa che ama la civiltà in toto. Ma il film non inizia mai, sembra fatto col materiale non girato: e quando inizia è di una noia davvero fuori dal comune". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 giugno 2003)

Copyright © Cinematografo 2006.



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