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"Il film avanza lentamente ma con una sua piccola coerenza espressiva: è prodotto per l'home video, ma non sfigura sugli schermi, nonostante gli attori non sublimi e la rozzezza di alcune scene e di alcuni sentimenti". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 30 luglio 1996).
" 'Cittadino X' viene da una storia vera. Nei primi anni Ottanta in una piccola città sovietica un maniaco pedofilo fa trentadue vittime. Non è come in America, dove l'Fbi può contare su tecnologia e informazione. Un investigatore al primo incarico, con l'espressione afflitta di Stephen Rea ("La moglie del soldato"), si scontra con la burocrazia che, come gli dice il superiore Sutherland, ha un compito preciso: "Ostacolare chi vuole ottenere risultati". Come accettare che anche in Unione Sovietica esistono i serial killer? Con un Sutherland repellente, macchiavellico e disonesto quanto basta, 'Cittadino X' è un discreto rovescio del gigantismo investigativo dei parenti ricchi americani". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 30 luglio 1996).
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