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"Robert Towne, grande sceneggiatore ('Chinatown' e 'L'ultima corvée'), offre la versione patinata, cine-upper class del bel romanzo di John Fante, ricreando un po' l'atmosfera di un film scritto da Fante, 'Anime sporche'. (...) L'insistita voce off infierisce sull'incapacità del film, fotografato magnificamente con toni spenti di Deschanel, a creare tensioni interiori. Pur bravi, belli e intensi, Farrell e la Hayek affascinano i personaggi senza aggredirli e violentarli con la fatica di vivere che si scorge a fatica: c'è poca polvere. E finta." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 aprile 2006) "Il film è molto ricercato nell'inseguire l'atmosfera della Los Angeles della Depressione, la città delle illusioni e dei sogni, delle opportunità, della ricchezza e della povertà come nei romanzi di Steinbeck, rovente e umida come quella di Chandler, e nella volontà di ritrovare il parallelo tra la stagione giovanile di un luogo e la vicenda personale di un giovane uomo e scrittore pieno di rabbia e passione, ancora insicuro se è un genio oppure no, preso da una travolgente repulsione-attrazione per una ragazza messicana che ha i suoi stessi sogni di integrazione. Ma il risultato è forzatamente vintage, di superficiale calligrafia e senza necessità." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 29 aprile 2006)
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