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ChéRi Recensione

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"ChéRi" recensioni

Scheda Film
ChéRi
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-08-06 04:12:26
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"'Cheri' di Stephen Frears, dal romanzo di Colette, con Michelle Pfeiffer nei panni della matura e ricca cocotte che si innamora riamata del figlio ventenne di una collega cresciuto sulle sue ginocchia, e brillante, accurato, un poco lezioso, godibile nei duetti fra Michelle Pfeiffer e la suocera Kathy Bates, come sempre magnifica; ma anche stranamente atono, languido, senza nerbo, indeciso fra scherzo e dolore. Perche girare oggi questa storia, con una star bravissima ma filiforme, contrariamente a tutte le celebri mantenute della Belle Epoque che sfilano trionfanti sui titoli di testa? Perche sono sempre più numerose le donne che stanno con uomini più giovani? Per offrire un ruolo degno alla fulgida e trascurata Michelle Pfeiffer? Per riflettere l'infantilismo e lo smarrimento di tanti maschi contemporanei? O per ripetere vent'anni dopo la formula delle 'Relazioni pericolose' (Pfeiffer + Frears + un romanzo libertino adattato da Christopher Hampton)? Magari ci sono altre ragioni, a noi vengono in mente solo queste. E nessuna giustifica fino in fondo un film esteriore e decorativo, adagiato sul talento delle primattrici, sul fascino dell'ambientazione, sul richiamo facile di un soggetto che però sfiora appena. Anche se il giovane Rupert Friend, volto preraffaellita, vuoto interiore fugato a colpi di oppio e di piaceri della carne, non sfigura affatto in questo ruolo edipico e tutt'altro che facile." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 febbraio 2009) "Produzione tedesca girata in inglese da attori americani in un teatro di posa di Colonia, 'Cheri' prende più il sapore delle storie di Wilde che di quelle di Colette. La leggerezza di questi intrecci d'alcova, ma senza squallori, e tipicamente francese. Non e comunque questa la dote precipua di Frears ('My beautiful Laundrette'), sebbene abbia firmato 'Le relazioni pericolose', tratto dalle pagine di Choderlos de Laclos, e gia interpretato dalla Pfeiffer. Sono lei e la Bates a reggere il film, sebbene quest'ultima sia credibile solo per talento d'interprete: le manca invece clamorosamente l'aspetto della donna seducente. Quel che la Pfeiffer conserva senza apprezzabili interventi del chirurgo." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 11 febbraio 2009) "'Cherì' rimane un bell'esercizio di forma, un film che soddisfa gli occhi e il palato come un buon te inglese con un'alzata di pasticcini alle cinque del pomeriggio, visto lo sforzo di costumi, trine e location e i dialoghi pimpanti di Hampton, presi a prestito dall'omonimo romanzo di Colette. L'unica nota al risparmio e la voce fuori campo, interpretata dal regista stesso, forse un vezzo o una voglia di risparmiare o un nuovo trend." (Massimo Benevegnù, 'Il Riformista', 12 febbraio 2009) "L'amore di un 19enne che cede e recede davanti alla bellezza che sfiorisce sulle sembianze della cocotte di lusso Michelle Pfeiffer, nel trasferimento anglo-americano di intraducibili pagine parigine Belle Epoque di Colette, non ci convince. Abiti incantevoli, location letterarie, ardori convenzionali. Per fare 'Cheri', Stephen Frears avrebbe dovuto sottoporsi a una trasfusione si sangue francese." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 11 febbraio 2009) "Il film e elegante, cinico, spiritoso: molto british, anche se tratto dal romanzo di una francese." (Alberto Crespi, 'L'Unita', 11 febbraio 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.

Scheda Film
Chéri
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-08-29 13:00:27
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Non sarà un'avventura

Nella Parigi della belle époque vive la bellissima Lea de Lonval, ex cortigiana amata e desiderata da uomini di ogni sorta, ora ritiratasi a vita tranquilla. L'amica-nemica Madame Peloux invita Lea a intrecciare con il proprio figlio Chéri una relazione al fine di allontanarlo dalle dissolutezze parigine e prepararlo alla vita matrimoniale. Lea e Chéri vivono per anni intensamente la loro storia, e Lea scopre che per la prima volta il suo cuore ama davvero, sebbene cerchi di negarlo persino a se stessa. Giunge il momento del matrimonio, Lea si ritrova sola e sofferente, parte e scompare. Chéri è coniugato, ma il suo matrimonio va avanti tra mille difficoltà. E' davvero tutto finito tra Lea e il bel figlio di Madame Peloux?

Un amore da belle époque

Dall'omonima novella della scrittrice francese Colette – anticonformista e scandalosamente 'libera” per il tempo – Stephen Frears trae la sua ultima fatica cinematografica che rende merito allo straordinario talento 'restituivo” del regista inglese. Chéri, infatti, 'restituisce” perfettamente l'atmosfera stimolante e decadente della belle époque. La levità della psicologia dei personaggi si mantiene nell'ambito del tratteggio e dello schizzo. Letterariamente e iconicamente affascinanti, i protagonisti poco offrono a chi è alla ricerca di uno spessore emotivo e affettivo; ma d'altro canto non è nelle intenzioni di Frears indagare e analizzare i moti interiori. L'incanto di Chéri risiede infatti nella leggerezza stilistica: il liberty entra prepotentemente in scena e 'decora” anche il rapporto sentimentale, che si iscrive in una cornice ambientale che costituisce il vero centro tematico del film. Già in Le relazioni pericolose (1988) Frears utilizzava gli intrighi del cuore come cartina di tornasole per far luce sul mondo e sull'epoca in cui i personaggi vivevano e sulle convenzioni sociali sulle quali regolavano, più o meno rigidamente, le proprie esistenze. Grazie alla sceneggiatura pressoché perfetta di Christopher Hampton, Frears si sofferma di nuovo su ciò che è 'intorno” all'individuo, sapendo bene che si tratta di un elemento fondamentale per la sua realizzazione. Chéri è un film che piacerà certamente a chi è consapevole che spesso è la forma a raccontarci del contenuto più del contenuto stesso. In questo senso non c'è da meravigliarsi della perizia dei costumi e delle scenografie. Il bellissimo volto di Rupert Friend (Chéri) conferisce un tocco dantesco che alimenta l'ambivalenza caratteriale essenziale al personaggio; ineguagliabile nell'eccentricamente grossolana Madame Peloux è Kathy Bates, mentre Michelle Pfeiffer mostra l'intelligenza e la bellezza malinconica degli anni che passano.

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