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Chaos Recensione

"Chaos" recensioni

Scheda Film
Chaos
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 11:03:45
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Scriviamo la parola 'capolavoro' una volta ogni due o tre anni: ora la scriviamo per 'Chaos', nuovo film di Coline Serreau, geniale sceneggiatrice francese che con questo gioiello si laurea, definitivamente, anche somma regista. Guardate come gira (in digitale), guardate come monta, guardate come usa ogni inquadratura per far progredire la storia (..) Film di potente impatto polemico sulla solidarietà femminile, e contro il patriarcato, 'Chaos' è il più allucinante e divertente ritratto dello scontro fra due mondi: ricchi & poveri, uomini & donne, Occidente & Islam. Ritmo travolgente, attori straordinari, dialoghi superbi. Da vedere assolutamente". (Alberto Crespi, 'Film Tv', 25 marzo 2003)

"'Chaos', caos, titolo del film di Coline Serreau, ha un doppio senso: naturalmente il disordine, la confusione, il casino che conosciamo, ma anche l'anarchia positiva che distrugge regole sbagliate per dare forse vita a qualcosa di meglio. Doppio senso pure nello stile: la condizione tragica di una bellissima ragazza algerina tenuta schiava a Parigi e costretta alla prostituzione è raccontata nei modi veloci e buffi della commedia (un genere di cui Coline Serreau è specialista sin da 'Tre uomini e una culla'). Doppio senso nei personaggi: le donne sono coraggiose, intelligenti, svelte, piene di risorse; gli uomini sono stupidi, violenti, repellenti. (..) Magari troppo slungato nell'ultima parte, il film è vivace, interessante; la brava protagonista-vittima Rachida Brakni è un'autentica bellezza e Vincent Lindon è perfetto nella parte del cretino. (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 22 marzo 2003)

"Il film di Coline parte con molta energia; la sua cinepresa (in realtà si tratta di video digitale) resta nervosa e mobile per tutto il tempo; peccato che la storia si allenti in alcune lungaggini e in un flashback inutile. Tuttavia bisogna riconoscere alla regista francese l'impegno a farci riflettere e la capacità di far convivere stili di racconto diversi: dramma sociale, poliziesco, commedia". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 22 marzo 2003)

"Commedia di ricatti, sotterfugi e brillanti idee intorno alla questione (femminile) dell'immigrazione in Francia. E' un po' macchinosa, ma la tesi è onorevole, toccando il senso di responsabilità individuale e la quieta indifferenza della borghesia. (..) Non è il lavoro migliore della Serreau, che aveva lasciato il segno con argomento analogo in 'Romualde e Juliette' ed era diventata famosa a metà anni '80 con 'Tre uomini e una culla'. La denuncia sociale guida la 'voce' della cinepresa". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 22 marzo 2003)

"Parte bene l'ultimo film di Coline Serreau: la critica alla società borghese indifferente alla sofferenza di chi non vi appartiene è toccante (Lindon è straordinario nella maschera di rivoltante perbenista che non vuole fastidi e lascia la giovane immigrata al suo destino), ma poi si impantana cercando di spiegare le ragioni profonde del cortocircuito. Il vero caos è nella testa della regista". (Paola Piacenza, 'Io Donna', 19 aprile 2003)

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