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La speranza e il coraggio di una madre
Los Angeles, marzo 1928. Christine Collins, una madre nubile, saluta il figlioletto Walter e si incammina verso la società telefonica dove lavora come centralinista. Al ritorno si trova davanti al peggior incubo di qualunque genitore: la scomparsa del figlio. Le lunghe ed estenuanti ricerche del piccolo non portano a nulla, finché, cinque mesi dopo, un bambino che afferma di essere Walter viene riconsegnato alla polizia, la quale, essendo in cattiva luce davanti agli occhi dei cittadini, cerca di sfruttare il clamore che seguirà al ricongiungimento della madre col figlio. Stordita dalla confusione di poliziotti e reporter, Christine accetta di portarsi a casa il ragazzo pur sapendo, dentro di lei, che quel bambino non è Walter. Nei vari tentativi per convincere la polizia a riprendere le ricerche del figlio, Christine si rende conto che, nella Los Angeles dell'era del proibizionismo, le donne non sfidano il sistema e si limitano a raccontare la loro storia…
Per un'estetica neoclassica
Un drammatico fatto di cronaca dell'America puritana, colpevolista e corrotta degli anni Venti, avvenuto a Los Angeles (contraddistinta da sensazionali storie di corruzione, occultamenti e omicidi che hanno avuto forti ripercussioni sugli anni formativi della città) viene portato sullo schermo da Clint Eastwood in modo emozionante e provocatorio, con una carica dirompente che trasborda dall'inquadratura e che non risparmia nulla allo spettatore.
Changeling narra la storia di una donna della classe operaia e della sua lotta per ritrovare il figlio, tra mille difficoltà insormontabili. Una storia, apprendiamo dalle note di produzione, che era 'destinata a cadere nell'oblio fino a quando un ex giornalista venne casualmente a conoscenza dei fatti e decise di riesumare l'incredibile vicenda della donna”. Christine Collins era davvero dotata di uno spirito irriducibile e di una forte volontà di non arrendersi, e, in quegli anni, mise in ginocchio un intero distretto di polizia corrotto introducendo una nuova era di dignità e di uguaglianza nel rispetto della legge.
La regia del film è magistrale, Eastwood, regista 'neoclassico” per eccellenza – basta ricordare alcuni suoi titoli come Gli spietati, Million Dollar Baby o Mystic River – si conferma capace di poter ancora rappresentare una narrazione a tutto tondo, rispolverando lo stile classico hollywoodiano degli anni d'oro. Lo spettatore si trova come immerso nella narrazione e trascinato dagli eventi a tal punto da dimenticare che il film duri quasi due ore e mezzo. Changeling si respira in un unico fiato, entrando da subito in empatia con i personaggi, con il coraggio di una madre (interpretata da Angelina Jolie ancora in odore di Oscar) che non si arrende mai nella sua ricerca disperata del figlio, e con il capo di una chiesa presbiteriana (un John Malkovich che lascia sempre il segno) che si scaglia contro le malefatte e i soprusi della polizia corrotta di Los Angeles.
Gli spunti di riflessione, insomma, sono tanti, forse anche troppi: la critica ai Poteri Forti, allo Stato come Istituzione sociale che dovrebbe pensare al bene e alla salute dei cittadini (e non il contrario), fino all'accusa nei confronti dell'ordinamento costituzionale americano, nato in un clima di forti contrasti civili e razziali e che si porta dietro una carica reazionaria e punitiva, resa evidente dalla pena di morte ancora oggi in vigore.
Una regia magistrale dunque ma anche 'spietata”, dicevamo, che non fornisce alcun filtro allo spettatore: osserviamo esterrefatti la sequenza di un elettroshock e assistiamo per intero alla esecuzione di una condanna a morte per impiccagione. Seppure la seconda parte del film vada alla ricerca di un finale accomodante e buonista, esaltando la vittoria dei buoni e la sconfitta dei cattivi (come del resto è da sempre nella migliore tradizione hollywoodiana, seppur d'autore) e non riuscendo a sostenere la drammaticità e la tensione della prima parte, l'impressione che abbiamo è che si sia sfiorato il capolavoro (se ancora è lecito parlarne) e consigliamo di vedere questo film, sicuramente di ottima fattura ma per stomaci forti.
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"Eastwood racconta tutto con l'occhio di chi sembra rassegnato alla sconfitta, alla corruzione, al dolore ma senza che questa coscienza diventi strumento per scavare nelle 'cause' o per trovare delle 'ragioni'. La cupezza ma anche la lucidita di film come 'Mystic River' e 'Million Dollar Baby' lasciavano nello spettatore molta più inquietudine e incertezze. 'The Exchange' ci lascia la conferma dell'abilita di Eastwood come regista e come narratore, ma in fondo lo sapevamo gia." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 21 maggio 2008) "Una donna sola, un figlio che scompare, l'America dura e dimenticata della Grande Depressione. Sì, dimenticata: anche se l'abbiamo vista mille volte Clint Eastwood, che in quell'America e cresciuto, teme che oggi in realta se ne sappia ben poco. Dunque la ricrea nel suo stile classico e contenuto, anche per smorzare i toni di una storia (vera) che in altre mani sarebbe stata insostenibile. (...) A ogni svolta del racconto Eastwood apre nuove piste. Offrendo tra le righe perfino uno scorcio non banale della nascente societa dello spettacolo (sono gli anni in cui il cinema diventa sonoro) e delle sue patologie. Quasi un capitolo di quella controstoria dell'America che Eastwood va scrivendo anno dopo anno con i suoi film. Sia che racconti la grande storia ('Flags of Our Fathers', 'Lettere da Iwo Jima') o che illumini le vite di personaggi ai margini come in 'Mystic River', in 'Million Dollar Baby' e ora in 'The Exchange'". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 maggio 2008) "Se nella prima parte 'Changeling' e tutto concentrato sulla sorte infernale di Christine e sui depistagli costruiti dalla polizia, la seconda parte intreccia magistralmente il destino della madre e quello del figlio, concludendo entrambe le storie con i due processi. Quello contro la polizia di Los Angeles che vedra la destituzione a vita del capo della polizia e quello contro Northcott, condannato all'impiccagione. Vera al 100 per cento, comprese quasi anche le battute dei personaggi, la sceneggiatura di 'Changeling' merita gia da sola il massimo del riconoscimento. Eastwood di suo ci ha messo tutta l'arte di cui e capace, quella capacita di sentire la musica del cinema (a proposito, di 'Changeling' e autore delle splendide musiche, produttore e regista) e di far suonare tutti gli strumenti presenti su un set in assoluta armonia, sino ad un perfetto e trascinante crescendo sinfonico. La maniacalita di Eastwood per i particolari e la ricerca della perfezione fanno inoltre di 'Changeling' un film a più facce, una più bella dell'altra. Sotto gli occhi dello spettatore si trasforma infatti da film di denuncia a insostenibile horror con serial killer, da grandioso poliziesco ad appassionante court-drama. Alla grandezza di Eastwood vanno affiancate le superbe interpretazioni di Angelina Jolie nella parte di Christine Collins e di un irriconoscibile John Malkovich nei panni del pastore presbiteriano." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 21 maggio 2008) "Se la sostanza politica del film e durissima, dal punto di vista stilistico 'The Changeling' e superiore ad ogni elogio: e splendida la ricostruzione d'epoca, sono straordinari tutti gli attori, ed e toccante il pudore con il quale Eastwood racconta i soprusi vissuti da Walter e dagli altri bambini." (Alberto Crespi, 'L'Unita', 21 maggio 2008) "Sulla durata di 2 ore e 21 minuti, cui forse gioverebbe qualche sforbiciata, 'The Exchange' conferma ancora una volta il talento narrativo di Easstwood, la sua capacita di ambientare le situazioni e dirigere con mano sicura gli attori. Di Angelina Jolie ha lodato 'la capacita di essere tragica evitando gli eccessi del melodramma'; e la considera una diva che può aspirare al paragonne con certe grandi icone della vecchia Holywood come Bette Davis. Alla luce del risultato, si sarebbe tentati di dargli ragione." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 21 maggio 2008) "Riprendendo il filo gia tessuto in 'Un mondo perfetto' e in 'Mystic River', Eastwood ci racconta quest'America che ha sostituito l'incubo al sogno con una commozione e uno sdegno che non cadono mai nel sentimentalismo." (Emanuela Martini, 'Il sole 24 ore', 21 maggio 2008) "Costruito con un solido impianto narrativo classico, quello che contraddistingue tutti i film del regista, 'The Exchange' non raggiunge la grandezza di una pellicola che qui a Cannes ha lasciato il segno, 'Mystic River', ma ha forza di raccontare con sdegno e passione una vicenda che non nasconde legami con il presente e connessioni profonde con le nostre più intime paure." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 21 maggio 2008) "Intenso film drammatico ha una sceneggiatura che in alcune parti scivola nei cliche. E' un atto di accusa contro la giustizia americana dell'epoca che, con troppa facilita, internava in ospedali psichiatrici le persone scomode al sistema." (Giacomo Visco Comandini, 'Il Riformista', 21 maggio 2008)
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