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"Ambientato quasi esclusivamente tra le pareti di una cabina balneare, che sta a simboleggiare il 'teatro della vita', il film assume la descrizione della giornata di alcune persone a pretesto per un'analisi disincantata del loro comportamento e, con essa, per un'immagine dell'umanità. Il ritratto che ne esce non è lusinghiero: stando al regista, essa, e la vita, non sarebbero che meschinità e squallore, un insieme privo di senso di azioni ridicole o repellenti. Realizzato con indubbio mestiere - il ritmo è esatto, molte trovate sono estrose, alcune osservazioni acute e pungenti - ma anche appesantito da alcune smagliature e da una superflua parentesi onirica." ('Segnalazioni cinematografiche', vol, 84, 1978)
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