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"E' lecito, da parte di chi ne fa un uso parsimonioso, lanciarsi per una volta in una raccomandazione? Se sì, andate a vedere 'Casomai' d' Alessandro D'Alatri, un film che parte dall'incontestabile equazione 'il privato è politico' per parlarci, con grande intelligenza, di cose che ci riguardano da vicino. Senza declamazioni: anzi, con una sobrietà che comincia dal titolo, apparentemente neutro e invece giustissimo. 'Casomai', infatti, è la parola che si adatta meglio alla nostra cultura della reversibilità delle scelte, del rifiuto dell'impegno, dove si agisce pensando che tanto, 'casomai', c'è sempre la possibilità di tornare indietro". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 maggio 2002)
"Oltre a un'ideologia dell'amore e del matrimonio, 'Casomai' presenta bravi attori (Stefania Rocca, Fabio Volo de 'Le Iene'), autenticità realistica, una finta ingenuità che è sincerità rara. Alessandro D'Alatri, 47 anni, anche premiato regista di pubblicità, ha diretto il film scritto insieme con Anna Pavignano". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 3 maggio 2002)
"Una parte del cinema italiano si sofferma sugli ultimi baci e sulle promesse nuziali, sulle prime comunioni e sulle multiple separazioni, sugli sgretolamenti amorosi e sul logorio della 'vita' familiare accerchiata dalle tante interferenze chiamate mondo. Alessandro D'Alatri sa mettere la macchina da presa dentro le correnti insidiose della quotidianità, degli affetti, delle frustrazioni e delle chiacchiere domestiche che perdono lentamente peso specifico. (...) Le percentuali delle statistiche sono sfavorevoli alle coppie in amore: pattinatori in equilibrio precario sulla superficie insidiosa di un setting sociale su cui si affaccia una porta lasciata sempre aperta. Non si sa mai". (Enrico Magrelli, 'Film Tv', 7 maggio 2002)
"Autore mai banale, da 'Senza pelle' ai 'Giardini dell'Eden', senza considerare gli spot con cui fraternizza, D'Alatri fa un'andata e ritorno dal sacro al profano, raccontando con un frastagliato montaggio in 230 scene la storia milanese di un amore come tanti, da canzone della Vanoni. Dice che ha girato un film politico perché parla di un quotidiano 'perduto' e si sobbarca il peso della 'banalità' sociologica per essere un testimone, in bilico tra sondaggi ed emozioni, con la metafora carina del volersi bene che è come un pattinaggio artistico. Ritmo senza sosta, preziosismi, l'idea che i sentimenti si spengono ma restano sepolti e vigili e che anche l'infelicità a due produce un certo plus valore. I promessi sposi divorziandi sono Stefania Rocca e il deb Fabio Volo, ex Iena, entrambi bravi, simpatici, fragili, pile cariche di dubbi e reazioni in cui ci si identifica. E quando sorride la suocera svanita Jonasson, passa un angelo". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 aprile 2002)
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