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"Seppure talvolta sembri il contrario, non c'e nulla di realistico in questo film. Parodia d'una finzione, e l'ilare sogno di un sogno poetico, con incursioni nel nonsense e nel farsesco ma anche con struggimenti e strette al cuore. Se c'e qualcosa di ibrido che stride, e un sovrappiù di spazio per il sassofono di Chiara (ma le musiche sono di Giovanni Nuti, il fratello del regista, ed e proprio l'attrice che suona lo strumento), ci sono anche molte occasioni di sorriso, cominciando da quelle offerte dal Nuti attore, così espressivo in quel misto di furbetto, di tenero e spaesato, sempre così naturale nella comica disperazione della solitudine. Mentre Giuliana De Sio conferma il suo personaggio con scabra recitazione, nelle vesti di Luca si rivede volentieri il bravo polacco Daniel Olbrychski (in quelle di Sam, il pianista, c'e Alfred Thomas). Ma spetta a Novello Novelli, a Carlo Monni, a Marcello Lotti, le fedeli spalle di Nuti, ribadire l'assurdo festoso della toscanizzazione di 'Casablanca', incrinarne la romanticheria, sfidare con le loro maschere di quartiere il mito cosmopolita della Casbah..." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 23 Febbraio 1985) "Il titolo e una epizeusi, una delle figure della ripetizione, ma tutto il film e troppo fondato sulla ripetizione. Forse e stata la fretta, cattiva consigliera, di sfruttare il successo del film precedente, ma il cambio degli sceneggiatori si sente. Si sente meno il cambio della regia perche, dopo tre film, Nuti mostra di aver imparato molto da Maurizio Ponzi anche se applica la lezione con modi suoi, efficaci e puliti, ma meno eleganti e sottili. Peccato. Il film ha bella partenza, un quarto d'ora diciamo. Quel discorsino di Merlo (il bravo Novello Novelli) sul Toscano e ben giuocato nel suo tono mezzo mitico mezzo ironico. Quell'ottavina reale a nove sponde e una ghiotta trovata che s'innesta nella mistica di quel tappeto verde di 2,80 per 1,40 metri con gli angoli retti che si chiama biliardo, dove le palle sorridono ai giocatori come il Toscano. La simpatia di Nuti permane, con la sua spicciola filosofia, ben riassunta nella battuta: 'Meglio pazzo che essere un calendario'. E lo spigoloso sessappiglio della De Sio e sempre condito dalla sua bravura aguzza, un po' allarmante. Vien voglia di dirle: si rilassi un po', please." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 24 Febbraio 1985) "Concetti che sembrerebbero astratti ma che Nuti ha avuto il merito, invece, di calare in schemi molto umani cui tutti, anche gli spettatori meno sofisticati, potranno aderire con emozione. Perche il calore e la fantasia hanno leggi, al cinema, che li impongono senza fatica. Specie quando come qui li sostengono il buon gusto, la sincerita e l'onesta intellettuale; oltre a un mestiere non solo provveduto, ma anche esigente e severo. Presente anche, questo mestiere, nella recitazione di tutti gli interpreti che Nuti, da fine attore quale e egli stesso, ha tenuto a curare con particolare rigore: dando a Giuliana De Sio accenti convinti nel reale e abilmente effusi nell'immaginato, con un Daniel Olbrychski nel personaggio dell'impresario che più degli altri discende dal 'Casablanca' di Curtiz, e mentre attorno si avvicendano le facce vere di Marcello Lotti, 'lo Scuro', e di Novello Novelli, un 'Merlo' uscito direttamente dalla sala più tipica del più tipico biliardo toscano. Riservandosi poi Nuti, per se, di cesellare un personaggio soprattutto votato agli stati d'animo e alla loro rappresentazione più sensibile; sempre fra il concreto e il sospeso. In armonia con le intenzioni e il clima stesso del film. Francesco Nuti: un esordio 'd'autore' che lascera il segno." (Gian Luigi Rondi, 'IL Tempo', 15 Febbraio 1985)
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