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Dodici anni di meno
Stefania, laureata ventisettenne in cerca d'impiego, passa le sue giornate dividendosi fra la scrittura di un romanzo e gli incontri con le amiche in palestra. La sua vita procede senza sussulti e senza emozioni, almeno fino a quando non incontra Stefano, un giocatore di baseball che, in seguito ad un incidente di gioco, è costretto a svolgere attività riabilitativa nella stessa palestra da lei frequentata; l'attrazione fra i due è fulminea, ma sorge un problema: Stefano ha soltanto quindici anni. Che fare? Fra le perplessità della madre e di una delle amiche, Stefania decide di ignorare la differenza d'età, e passa con Stefano un periodo felice e spensierato. Il ragazzo, però, è tormentato da alcuni dubbi che metteranno a rischio il loro rapporto…
I minorenni lo apprezzeranno?
Da un romanzo di Alessandra Montrucchio pubblicato nel 1998, ecco una nuova commediola giovanilistica sulla falsariga di altri prodotti analoghi usciti di recente (non pochi, inutile negarlo: è un sotto-sottogenere ormai ben avviato). Qui il centro gravitazionale della storia è un tema 'scabroso”, trattandosi del rapporto fra una donna e un ragazzino quindicenne: ma non abbiate timore, Cardiofitness è in tutto e per tutto una commedia leggera, leggerissima, per non dire evanescente. Dietro alle pretese di intavolare un discorso quasi sociologico sui moralismi della comunità in cui viviamo, infatti, non c'è nulla più che una vacua commedia di romanticismo adolescenziale, disseminata di battute raramente efficaci e di musiche rigorosamente alla moda. Personaggi di cartapesta si rincorrono e chiacchierano del più e del meno (soprattutto del meno) senza mai fermarsi, mentre le questioni messe in campo vengono solamente sfiorate: il protagonista maschile avrebbe potuto avere anche venti o trent'anni, e il film non sarebbe cambiato di una virgola. Non dubito, però, che un prodotto simile potrebbe stuzzicare il palato di un certo pubblico di adolescenti e post-adolescenti.
Durante la conferenza stampa al termine dell'anteprima, il regista Fabio Tagliavia e la protagonista Nicoletta Romanoff hanno risposto alle domande dei giornalisti:
Cosa vi ha portati a raccontare una storia di questo tipo, un amore fra un quindicenne e una ventisettenne?
Tagliavia: Ci è sembrata una storia molto moderna, utile a mettere in luce quanti passi siano ancora necessari per raggiungere una vera parità fra uomo e donna. Pretendiamo di essere una società molto avanzata, ma nella vita quotidiana si creano spesso degli schematismi e dei moralismi che ci impediscono di vivere liberamente la nostra vita. Ciò che mi interessava di questa storia era proprio come affrontare la paura di sentirsi diversi in una società che tende a standardizzare i ruoli, soffocando la libertà e la differenza del singolo.
Come mai un protagonista maschile di così giovane età?
Tagliavia: Perché in questo modo viene affermata con forza la diversità rispetto alle aspettative della famiglia, degli amici e della società in generale. E' vero che può fare impressione, ma si tratta pur sempre di un quindicenne più maturo della sua reale età, sia dal punto di vista fisico che mentale. Alla storia serviva una differenza assoluta fra i due innamorati: un minorenne e una donna vicina ai trent'anni. Lei, in questo modo, può fare una vera e propria scelta d'amore, ignorando le prescrizioni della società.
Romanoff: Devo dire che anch'io ho avuto dei dubbi sull'età del personaggio, e inizialmente pensavo potesse essere anche di un paio d'anni più grande. Poi però, parlandone con Claudio (Tagliavia, il regista n.d.r.), mi sono resa conto che non sarebbe stato altrettanto dirompente, non avrebbe avuto la stessa incisività.
Però un vero scandalo non scoppia mai, manca un vero controcampo dialettico…
Tagliavia: Non volevo che fosse una vicenda scandalistica e pruriginosa, quindi questo aspetto è stato messo in disparte. Effettivamente, l'unico personaggio che nutre seri dubbi sulla storia d'amore è una delle amiche della protagonista: lei è l'unica che cerca di farla ragionare.
Hai provato imbarazzo nelle scene intime, considerando l'età del tuo partner?
Romanoff: C'è sempre un po' d'imbarazzo, ma non per questioni d'età. Una scena d'amore sarebbe imbarazzante anche con un coetaneo, con un uomo più anziano o con un'altra donna… ma non dipende tanto dal partner, l'imbarazzo è mio. Fra l'altro, trovo che nella scena d'intimità il regista abbia voluto preservare il senso del pudore: forse sono stati più imbarazzanti i baci, in cui c'era più passione.
Nonostante tu sia ormai una donna, ti trovi spesso a interpretare personaggi giovani, anche dotati di problemi…
Romanoff: Probabilmente il fatto di dimostrare meno anni rispetto alla mia età mi porta a ruoli di questo tipo, molto diversi rispetto alla vita che faccio. Io sono contenta di calarmi in personaggi differenti da me, e pure differenti fra loro: li scelgo proprio per questa ragione. In futuro avrò tempo di esplorare ruoli che mi somiglino di più…
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"Sotto orma di delicata commedia adolescenziale, 'Cardiofitness' tratta in realtà un argomento che in decenni passati è stato utilizzato per drammatici intrecci, e invece si immette con baldanza nel circuito (produce Raicinema con Palomar e distribuisce 01) con tutte le componenti ben studiate, il fuoricampo azzerato per fare in modo che i protagonisti vivano secondo le regole del romanzo televisivo in un universo accompagnato da musica soft. (...) Il romanzo di Alessandra Montrucchio da cui è tratto il film è stato sfrondato da ogni malinconia, elementi introspettivi e problematiche." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 1 giugno 2007) "Qui ha ragione Tarantino. Questo film, come altri di un filone giovanilistico da cui è partita una finta ripresa, fa parte di un cinema che non passa la frontiera, altro che Cannes. (...) Fortuna che buona parte di quello che dicono gli inadeguati attori non si capisce, privi della esse e altre consonanti, ma quello che si sente basta e avanza: festival di banalità da sopra il cielo; alcuni adulti (papà playboy)." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 1 giugno 2007) "A chi la pensa come Quentin Tarantino che recentemente ha dichiarato tutta la sua disaffezione al cinema italiano. Che dopo averlo nutrito, anzi supersaziato quand'era ragazzo, ora non sazierebbe più nemmeno un lombrico con le storie come questa: carine, simpatichine, inutiline. Talmente inutili da aver trovato una collocazione solo in questo scorcio di stagione." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 giugno 2007) "Più che un Giulietta e Romeo generazionale, però 'Cardiofitness' di Fabio Tagliavia è un manifesto, anche se un po' ingenuo, dell'epoca in cui viviamo. Perché il regista accenna alle difficoltà di coppia, ma di certo non le esplora. Fotografa bene in compenso (e senza essere mai volgare) la superficialità dei nostri tempi. Indovinata la scelta della Romanoff, quanto a Costantini: è nata una star." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 1 giugno 2007)
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