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Capitan Conan - Un Cane Lupo Non e' Un Lupo Recensione

"Capitan Conan - Un Cane Lupo Non e' Un Lupo" recensioni

Scheda Film
Capitan Conan - Un Cane Lupo Non e' Un Lupo
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 10:39:50
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Seguendo sia la lettera sia lo spirito del romanzo, Tavernier sceglie la struttura del diario con un racconto spoglio, asciutto, essenziale, fatto di annotazioni isolate e di salti che accentuano la dirompente drammaticità del testo". (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 9 luglio 1997).

"Le scene di guerra si esauriscono nella prima parte, ma l'atmosfera avvelenata del film continua ad essere quella della violenza endemica, della diarrea, della blenorragia, delle diserzioni, degli appelli retorici, della 'Marsigliese' stonazzata; e del generale cinico e fatuo che pensa solo al pranzo e alla cena, inciso al vetriolo da Claude Rich. Finale crepuscolare con Norbert che fa tappa nel borgo dove Conan aspetta la morte amareggiato e afflitto dalla cirrosi. Nobilissimo nell'assunto e di buona mano nell'esecuzione, il film di Tavernier si presenta con un alone da piccolo classico che lo destina a tutte le future rassegne cineclubistiche sulla prima guerra mondiale". Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 7 giugno 1997).

"Ispirato all'omonimo romanzo verità di Roger Vereel, premio Goncourt 1934, 'Capitan Conan' è un film imperfetto ed esemplare, destinato a non sedurre i contemporanei ma a durare nel tempo. Esemplare, per nettezza e misura classica, è lo sguardo sulla guerra, il misto di orrore e idiozia che sprigionano le truppe cenciose e quei generali più attenti alla tavola che alle battaglie, il rispetto (in controtendenza) per la realtà che restituisce consistenza e dolore a ogni singola azione. Nella guerra di Tavernier gli zaini pesano, pesano le armi e i corpi che cadono senza un rumore durante azioni improvvise, spaventose, soprattutto faticose. Altro che realtà (e guerra) virtuale: nel 15-18 comanda ancora il corpo, e Tavernier ce lo ricorda ad ogni fotogramma. Basterebbe questo a fare di 'Capitan Conan' un film importante, oggi che il problema dei guerrieri di professione divampa a Nord e a Sud, a Est e ad Ovest. Per buona misura Tavernier ci aggiunge uno straordinario lavoro sul paesaggio, sempre arido, roccioso, lontano dal cliché delle trincee buie e fangose. Ma a forza di moltiplicare gli episodi alternando l'orrore al grottesco, l'azione alla discussione, finisce per perdersi dietro a un eccesso di spunti e al vecchio gusto francese del dialogo 'ben scritto'. Peccato perché a rimetterci è il cuore del film, e cioè la contrastata amicizia fra il rude Conan (l'energico Philippe Torreton) e il colto, riflessivo Norbert (Samuel Le Bihan), proiezione di Vercel, incaricato di processare i 'lupi' del capitano per certe azioni criminose compiute a Bucarest". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 giugno 1997).

Copyright © Cinematografo 2006.



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