Una vita sospesa
Pietro Paladini (Nanni Moretti) non va più in ufficio, e lavora da un giardinetto di fronte alla scuola frequentata dalla figlia Claudia (Blu Yoshimi) di dieci anni. Le ha promesso che l'avrebbe aspettata fino alla fine delle lezioni, e così fa. Per diversi mesi. Questa situazione è cominciata quando la moglie Lara (Ester Cavallari) ha perso la vita mentre Pietro, al mare col fratello Carlo (Alessandro Gassman), salvava un'altra donna (Isabella Ferrari), una sconosciuta. Oltre ad attendere la figlia aspetta il dolore, che tarda ad arrivare; si ritrova in una situazione sospesa, immobile, in un 'caos calmo” da cui non riesce a risollevarsi. Da qui, da questo nuovo punto di vista, osserva il mondo che lo circonda; i suoi capi e i suoi colleghi, gli amici e i parenti, ma anche persone che prima non conosceva passano a trovarlo per consolarlo, ma saranno alla fine loro a essere consolati. In questa situazione continua ad attendere il dolore, necessario per avere la possibilità di ricominciare a vivere dopo quanto accaduto...
Fermarsi e riflettere
Pietro si è bloccato, ha deciso di prendersi una pausa da quella vita che correva veloce davanti ai suoi occhi e che non gli permetteva di vedere veramente quanto succedeva intorno a lui. La morte della moglie diventa il pretesto per fermarsi e riflettere, cercare di capire il mondo nel quale deve necessariamente vivere. Non è il dolore, come sarebbe logico aspettarsi, a obbligarlo a questa pausa, ma è la mancanza di esso a imporla. Non riesce a provare quello che dovrebbe di fronte a un lutto del genere, per questo deve attendere che arrivi la sofferenza. Il parco dove si rifugia diventa il suo nuovo mondo, il suo punto di osservazione, luogo di riflessione. Ben presto però si trasforma in uno spazio sociale, intorno a lui ruotano infatti molti altri personaggi: così amici, parenti e colleghi diventano una metafora che il regista (Antonello Grimaldi) ci regala per raccontarci la società odierna. Senza eccessi di pessimismo ma in modo naturale, semplice, vero. Il film parte dall'idea che Pietro prenda la sua decisione per stare vicino alla figlia, in realtà l'uomo vuole anche rimettere insieme i cocci della propria vita. Moretti, in questo film, si dimostra un bravo attore, naturale e carismatico, anche se la sua presenza scenica da il là a una caratterizzazione del personaggio fin troppo forte. Anche Isabella Ferrari si cala molto bene nella parte di Eleonora. Il punto di maggiore interesse della pellicola è però rappresentato dalla maestria con cui Grimaldi riesce a plasmare e creare i tanti personaggi che ruotano attorno al protagonista; con poche scene, qualche inquadratura ben fatta e dialoghi brillanti, dà vita a una serie di caratteri che, pur nello spazio di pochi minuti, riescono a ritagliarsi un ruolo importante nella narrazione. Alessandro Gassman è bravo nel ruolo del fratello famoso di Pietro, Silvio Orlando perfetto a districarsi fra la normalità e l'irrazionalità del suo personaggio e Valeria Golino interpreta ottimamente una donna piena di paure e indecisioni. Una menzione al commento sonoro: le scelte musicali accompagnano le immagini creando un 'soffice” contorno alla storia narrata.
Un Caos calmo di emozioni
Il film di Grimaldi - tratto dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi, Premio Strega nel 2006 - ha il merito di costruire un universo di situazioni ed emozioni senza scadere negli eccessi; non c'è patetismo né giudizio morale nel suo racconto. Ci mostra, in modo semplice e diretto, una parte di mondo, un momento nella vita di una persona, uno stato d'animo. Lascia allo spettatore il giusto spazio di riflessione, senza dare una conclusione netta alla sua narrazione, quasi a dire: 'ora tocca a voi”.
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Copyright © Cinematografo 2008.
"Moretti si dimostra attore a tutto tondo. Viene voglia di pensare che gli piaccia l'idea di somigliare a quei registi che hanno alternato le due posizioni, al di qua e al di là della cinepresa. Come John Cassavetes, faro di quel cinema innovativo che irruppe sulla scena dei primi anni 60 ma anche interprete indimenticabile di opere a lui estranee, da 'Quella sporca dozzina' a 'Rosemary's baby'. O come Roman Polanski, che qui fa capolino in una brevissima apparizione. Il cast è tutto ben scelto e ben assortito, funzionale ai rispettivi ruoli anche se piccoli. Alessandro Gassman come fratello forma con Moretti una felice strana coppia, Valeria Golino dà l'impressione che non potesse essere che lei a dare corpo alla cognata di Paladini, scombinata, emotiva, spiazzante. Quello che, molto semplicemente, si dice un bel film." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 8 febbraio 2008) "Il film soffre proprio dei suoi pregi. Ha una evoluzione tanto volutamente semplice da risultare trasparente e una regia così essenziale da apparire invisibile. Insomma, il film di buono ha solo la struttura della storia, che è un merito del libro e non del cinema. Grimaldi e company non hanno saputo 'fare cinema' di quelle pagine, solo restituirle fedelmente. Cosa non sufficiente. Inutilmente lo spettatore attende che lo schermo gli offra un'emozione tutta sua, un colore, un sommovimento, una vibrazione non dovuta al racconto. L'encefalogramma della sala rimane piatto, come l'orizzonte. Un 'caos calmo' che non sobbalza mai, non sorprende, non prende. Tanti buoni elementi che però non si trasformano in visione." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 8 febbraio 2008). "Sa di sinistro il contenuto profondo del film, no? Moretti nudo e hard. Con questa immagine forte per i cinefili, capace di catturare anche quella fetta di pubblico che è sorda invece a ogni richiamo letterario, è stato lanciato 'Caos Calmo' di Antonello Grimaldi, che rappresenta l'Italia alla Berlinale 2008. Fandango lo ha prodotto lasciando a Nanni Moretti il compito di rilavorare i propri dialoghi e di sposare un personaggio realmente vissuto." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 8 febbraio 2008) "Ai fans di Moretti 'Caos calmo' ricorderà inevitabilmente 'La stanza del figlio'. Non tanto per il tema del lutto, quanto perché entrambi il film riescono a raccontare il dolore riuscendo nel contempo ad essere ironici, qua e là addirittura divertenti. La regia di Antonello Grimaldi è essenziale, semplice, invisibile. Nanni Moretti regge il film con grande bravura." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 8 febbraio 2008) "E allora, seggio o panchina? Impegno nel mondo o scavo interiore? La crisi di governo e la storia di Nanni Moretti rischiano di sbilanciare in senso politico la metafora potente e leggera architettata da Sandro Veronesi nel suo romanzo. Sarebbe un peccato perché dietro questa fiaba furente, che sullo schermo acquista invece echi quasi zen, sta una meditazione sul dolore, sul tempo, sulla responsabilità individuale, che il film di Antonello Grimaldi condensa e semplifica, senza impoverirla, in un film diseguale ma emozionante. In fondo è un caso di "serendipity", che è l'arte di trovare una cosa cercandone un'altra. (...) Altro che tv, la tv di cui Pietro/Moretti è dirigente, presa nel travaglio di una fusione aziendale. Forse per tornare a vedere (e a toccare, in tutti i sensi) cose e persone bisogna fermarsi. Difatti intorno a Pietro/Moretti ruota uno dei cast più corali e felici degli ultimi anni. Col governo non è andata proprio così. Per fortuna c'è il cinema." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 febbraio 2008) "Se non ci fosse Moretti, se la storia non fosse totalmente concentrata intorno alla sua bravura e alla sua persona, 'Caos calmo', storia interiore, visione dell'indifferente dolore contemporaneo della gente giovane e ricca, elaborazione semplice di un lutto terribile, sarebbe molto noioso. Però Moretti c'è, per fortuna e chissà perché: e la sua qualità, quella indifferenza alla Michele Apicella, quella sua simpatia affettuosa, danno al film la forza che forse il romanzo non aveva." (Lietta Tornabuoni, 'L'espresso', 14 febbraio 2008)
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"Moretti si dimostra attore a tutto tondo. Viene voglia di pensare che gli piaccia l'idea di somigliare a quei registi che hanno alternato le due posizioni, al di qua e al di là della cinepresa. Come John Cassavetes, faro di quel cinema innovativo che irruppe sulla scena dei primi anni 60 ma anche interprete indimenticabile di opere a lui estranee, da 'Quella sporca dozzina' a 'Rosemary's baby'. O come Roman Polanski, che qui fa capolino in una brevissima apparizione. Il cast è tutto ben scelto e ben assortito, funzionale ai rispettivi ruoli anche se piccoli. Alessandro Gassman come fratello forma con Moretti una felice strana coppia, Valeria Golino dà l'impressione che non potesse essere che lei a dare corpo alla cognata di Paladini, scombinata, emotiva, spiazzante. Quello che, molto semplicemente, si dice un bel film." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 8 febbraio 2008) "Il film soffre proprio dei suoi pregi. Ha una evoluzione tanto volutamente semplice da risultare trasparente e una regia così essenziale da apparire invisibile. Insomma, il film di buono ha solo la struttura della storia, che è un merito del libro e non del cinema. Grimaldi e company non hanno saputo 'fare cinema' di quelle pagine, solo restituirle fedelmente. Cosa non sufficiente. Inutilmente lo spettatore attende che lo schermo gli offra un'emozione tutta sua, un colore, un sommovimento, una vibrazione non dovuta al racconto. L'encefalogramma della sala rimane piatto, come l'orizzonte. Un 'caos calmo' che non sobbalza mai, non sorprende, non prende. Tanti buoni elementi che però non si trasformano in visione." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 8 febbraio 2008). "Sa di sinistro il contenuto profondo del film, no? Moretti nudo e hard. Con questa immagine forte per i cinefili, capace di catturare anche quella fetta di pubblico che è sorda invece a ogni richiamo letterario, è stato lanciato 'Caos Calmo' di Antonello Grimaldi, che rappresenta l'Italia alla Berlinale 2008. Fandango lo ha prodotto lasciando a Nanni Moretti il compito di rilavorare i propri dialoghi e di sposare un personaggio realmente vissuto." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 8 febbraio 2008) "Ai fans di Moretti 'Caos calmo' ricorderà inevitabilmente 'La stanza del figlio'. Non tanto per il tema del lutto, quanto perché entrambi il film riescono a raccontare il dolore riuscendo nel contempo ad essere ironici, qua e là addirittura divertenti. La regia di Antonello Grimaldi è essenziale, semplice, invisibile. Nanni Moretti regge il film con grande bravura." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 8 febbraio 2008) "E allora, seggio o panchina? Impegno nel mondo o scavo interiore? La crisi di governo e la storia di Nanni Moretti rischiano di sbilanciare in senso politico la metafora potente e leggera architettata da Sandro Veronesi nel suo romanzo. Sarebbe un peccato perché dietro questa fiaba furente, che sullo schermo acquista invece echi quasi zen, sta una meditazione sul dolore, sul tempo, sulla responsabilità individuale, che il film di Antonello Grimaldi condensa e semplifica, senza impoverirla, in un film diseguale ma emozionante. In fondo è un caso di "serendipity", che è l'arte di trovare una cosa cercandone un'altra. (...) Altro che tv, la tv di cui Pietro/Moretti è dirigente, presa nel travaglio di una fusione aziendale. Forse per tornare a vedere (e a toccare, in tutti i sensi) cose e persone bisogna fermarsi. Difatti intorno a Pietro/Moretti ruota uno dei cast più corali e felici degli ultimi anni. Col governo non è andata proprio così. Per fortuna c'è il cinema." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 febbraio 2008) "Se non ci fosse Moretti, se la storia non fosse totalmente concentrata intorno alla sua bravura e alla sua persona, 'Caos calmo', storia interiore, visione dell'indifferente dolore contemporaneo della gente giovane e ricca, elaborazione semplice di un lutto terribile, sarebbe molto noioso. Però Moretti c'è, per fortuna e chissà perché: e la sua qualità, quella indifferenza alla Michele Apicella, quella sua simpatia affettuosa, danno al film la forza che forse il romanzo non aveva." (Lietta Tornabuoni, 'L'espresso', 14 febbraio 2008)
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