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Caos Calmo Recensione

"Caos calmo" recensioni

Film
Caos calmo
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-02-08 11:00:53
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Una vita sospesa

Pietro Paladini (Nanni Moretti) non va più in ufficio, e lavora da un giardinetto di fronte alla scuola frequentata dalla figlia Claudia (Blu Yoshimi) di dieci anni. Le ha promesso che l'avrebbe aspettata fino alla fine delle lezioni, e così fa. Per diversi mesi. Questa situazione è cominciata quando la moglie Lara (Ester Cavallari) ha perso la vita mentre Pietro, al mare col fratello Carlo (Alessandro Gassman), salvava un'altra donna (Isabella Ferrari), una sconosciuta. Oltre ad attendere la figlia aspetta il dolore, che tarda ad arrivare; si ritrova in una situazione sospesa, immobile, in un 'caos calmo” da cui non riesce a risollevarsi. Da qui, da questo nuovo punto di vista, osserva il mondo che lo circonda; i suoi capi e i suoi colleghi, gli amici e i parenti, ma anche persone che prima non conosceva passano a trovarlo per consolarlo, ma saranno alla fine loro a essere consolati. In questa situazione continua ad attendere il dolore, necessario per avere la possibilità di ricominciare a vivere dopo quanto accaduto...

Fermarsi e riflettere

Pietro si è bloccato, ha deciso di prendersi una pausa da quella vita che correva veloce davanti ai suoi occhi e che non gli permetteva di vedere veramente quanto succedeva intorno a lui. La morte della moglie diventa il pretesto per fermarsi e riflettere, cercare di capire il mondo nel quale deve necessariamente vivere. Non è il dolore, come sarebbe logico aspettarsi, a obbligarlo a questa pausa, ma è la mancanza di esso a imporla. Non riesce a provare quello che dovrebbe di fronte a un lutto del genere, per questo deve attendere che arrivi la sofferenza. Il parco dove si rifugia diventa il suo nuovo mondo, il suo punto di osservazione, luogo di riflessione. Ben presto però si trasforma in uno spazio sociale, intorno a lui ruotano infatti molti altri personaggi: così amici, parenti e colleghi diventano una metafora che il regista (Antonello Grimaldi) ci regala per raccontarci la società odierna. Senza eccessi di pessimismo ma in modo naturale, semplice, vero. Il film parte dall'idea che Pietro prenda la sua decisione per stare vicino alla figlia, in realtà l'uomo vuole anche rimettere insieme i cocci della propria vita. Moretti, in questo film, si dimostra un bravo attore, naturale e carismatico, anche se la sua presenza scenica da il là a una caratterizzazione del personaggio fin troppo forte. Anche Isabella Ferrari si cala molto bene nella parte di Eleonora. Il punto di maggiore interesse della pellicola è però rappresentato dalla maestria con cui Grimaldi riesce a plasmare e creare i tanti personaggi che ruotano attorno al protagonista; con poche scene, qualche inquadratura ben fatta e dialoghi brillanti, dà vita a una serie di caratteri che, pur nello spazio di pochi minuti, riescono a ritagliarsi un ruolo importante nella narrazione. Alessandro Gassman è bravo nel ruolo del fratello famoso di Pietro, Silvio Orlando perfetto a districarsi fra la normalità e l'irrazionalità del suo personaggio e Valeria Golino interpreta ottimamente una donna piena di paure e indecisioni. Una menzione al commento sonoro: le scelte musicali accompagnano le immagini creando un 'soffice” contorno alla storia narrata.

Un Caos calmo di emozioni

Il film di Grimaldi - tratto dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi, Premio Strega nel 2006 - ha il merito di costruire un universo di situazioni ed emozioni senza scadere negli eccessi; non c'è patetismo né giudizio morale nel suo racconto. Ci mostra, in modo semplice e diretto, una parte di mondo, un momento nella vita di una persona, uno stato d'animo. Lascia allo spettatore il giusto spazio di riflessione, senza dare una conclusione netta alla sua narrazione, quasi a dire: 'ora tocca a voi”.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.

Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-02-08 11:10:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Salvata una sconosciuta (Ferrari) dall'annegamento, Pietro Paladini (Moretti) torna alla casa al mare e trova la moglie morta. Incapace di manifestare quel dolore che tutti - parenti, conoscenti e colleghi - sembrano invece pretendere, Paladini si "ferma", pur muovendosi, rimanendo ogni giorno su una panchina nella piazzetta davanti la scuola della figlia, Claudia, bambina di dieci anni che, proprio come lui, soffre quell'inattesa assenza in maniera inspiegabilmente "composta". E' nell'inconsapevole e mai dichiarata volontà di "vegliare" su ciò che di vivo ancora gli rimane, in qualche modo colmando quell'inconscio senso di colpa che lo accompagna per non esser stato presente nel momento in cui la moglie avrebbe avuto bisogno di lui, che Pietro Paladini si rifugia, scansando qualsiasi altro pensiero che non sia quello di non far sentire sola la figlia: così il fratello modaiolo (un convincente Gassman), la cognata svalvolata ma sincera (Golino), i dirigenti e i colleghi del suo ufficio (tra cui Hippolyte Girardot e Silvio Orlando), invischiati nelle ansie e nelle preoccupazioni di un'imminente fusione, ma anche un'estranea familiare (Kasia Smutniak, che tutti i giorni porta il cane in quel parco) o un ragazzo down a cui Pietro regala ogni mattina un saluto esclusivo (facendo scattare la chiusura centralizzata dell'auto al suo passaggio), diventano protagonisti di una quotidianità nuova, dove i confortatori diventano i confortati, e l'impellenza del dolore trasformata - appunto - in caos calmo. Difficilissimo portare sullo schermo il romanzo di Sandro Veronesi, ancora di più sperare che il grande pubblico accorra in sala a prescindere dalla tanto strombazzata scena hard tra Moretti e Isabella Ferrari - quattro minuti di sesso liberatorio (e narrativamente improvviso) che dovrebbe riconsegnare alla vita il protagonista -, Caos calmo esce in Italia a cinque giorni dalla presentazione ufficiale del Festival di Berlino, unico titolo a rappresentarci per la corsa all'Orso d'Oro. Liquido e in continua ricerca di uno stile (l'inizio al mare fa temere il peggio), il film di Antonello Grimaldi lascia più volte disorientati, colpendo al cuore ciclicamente e con mestiere (lo sfogo di Moretti in macchina, di notte, con Pyramid Song dei Radiohead a tutto volume ne è il primo esempio), ma rimanendo sospeso in quel limbo dell'indefinitezza di chi, scrupolosamente fedele alla sceneggiatura di Piccolo, Paolucci e lo stesso Moretti, sembra non riuscire a svincolarsi dal peso di un'interpretazione (quella del protagonista, ovviamente) che molti avranno trovato "insolita", ma che in realtà non si discosta di un millimetro dal Moretti - uomattore - più prevedibile: "Bisogna dirsi le cose", l'ultima battuta del film in una piazza Albina (all'Aventino, a Roma) sommersa dalla neve (sic!), come se la Milano raccontata nel libro possa portare con sé anche i connotati atmosferici; e allora si dica tranquillamente che Caos calmo non è cinema con la c maiuscola (anche se l’apparizione di Roman Polanski, potente imprenditore ebreo, e il conseguente dialogo “muto” in auto con Paladini è uno spiraglio di magnifica luce), ma convincerà non poche persone, con commozione.

Copyright © Cinematografo 2008.

Film
Caos Calmo
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-03-11 04:02:54
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Moretti si dimostra attore a tutto tondo. Viene voglia di pensare che gli piaccia l'idea di somigliare a quei registi che hanno alternato le due posizioni, al di qua e al di là della cinepresa. Come John Cassavetes, faro di quel cinema innovativo che irruppe sulla scena dei primi anni 60 ma anche interprete indimenticabile di opere a lui estranee, da 'Quella sporca dozzina' a 'Rosemary's baby'. O come Roman Polanski, che qui fa capolino in una brevissima apparizione. Il cast è tutto ben scelto e ben assortito, funzionale ai rispettivi ruoli anche se piccoli. Alessandro Gassman come fratello forma con Moretti una felice strana coppia, Valeria Golino dà l'impressione che non potesse essere che lei a dare corpo alla cognata di Paladini, scombinata, emotiva, spiazzante. Quello che, molto semplicemente, si dice un bel film." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 8 febbraio 2008) "Il film soffre proprio dei suoi pregi. Ha una evoluzione tanto volutamente semplice da risultare trasparente e una regia così essenziale da apparire invisibile. Insomma, il film di buono ha solo la struttura della storia, che è un merito del libro e non del cinema. Grimaldi e company non hanno saputo 'fare cinema' di quelle pagine, solo restituirle fedelmente. Cosa non sufficiente. Inutilmente lo spettatore attende che lo schermo gli offra un'emozione tutta sua, un colore, un sommovimento, una vibrazione non dovuta al racconto. L'encefalogramma della sala rimane piatto, come l'orizzonte. Un 'caos calmo' che non sobbalza mai, non sorprende, non prende. Tanti buoni elementi che però non si trasformano in visione." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 8 febbraio 2008). "Sa di sinistro il contenuto profondo del film, no? Moretti nudo e hard. Con questa immagine forte per i cinefili, capace di catturare anche quella fetta di pubblico che è sorda invece a ogni richiamo letterario, è stato lanciato 'Caos Calmo' di Antonello Grimaldi, che rappresenta l'Italia alla Berlinale 2008. Fandango lo ha prodotto lasciando a Nanni Moretti il compito di rilavorare i propri dialoghi e di sposare un personaggio realmente vissuto." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 8 febbraio 2008) "Ai fans di Moretti 'Caos calmo' ricorderà inevitabilmente 'La stanza del figlio'. Non tanto per il tema del lutto, quanto perché entrambi il film riescono a raccontare il dolore riuscendo nel contempo ad essere ironici, qua e là addirittura divertenti. La regia di Antonello Grimaldi è essenziale, semplice, invisibile. Nanni Moretti regge il film con grande bravura." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 8 febbraio 2008) "E allora, seggio o panchina? Impegno nel mondo o scavo interiore? La crisi di governo e la storia di Nanni Moretti rischiano di sbilanciare in senso politico la metafora potente e leggera architettata da Sandro Veronesi nel suo romanzo. Sarebbe un peccato perché dietro questa fiaba furente, che sullo schermo acquista invece echi quasi zen, sta una meditazione sul dolore, sul tempo, sulla responsabilità individuale, che il film di Antonello Grimaldi condensa e semplifica, senza impoverirla, in un film diseguale ma emozionante. In fondo è un caso di "serendipity", che è l'arte di trovare una cosa cercandone un'altra. (...) Altro che tv, la tv di cui Pietro/Moretti è dirigente, presa nel travaglio di una fusione aziendale. Forse per tornare a vedere (e a toccare, in tutti i sensi) cose e persone bisogna fermarsi. Difatti intorno a Pietro/Moretti ruota uno dei cast più corali e felici degli ultimi anni. Col governo non è andata proprio così. Per fortuna c'è il cinema." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 febbraio 2008) "Se non ci fosse Moretti, se la storia non fosse totalmente concentrata intorno alla sua bravura e alla sua persona, 'Caos calmo', storia interiore, visione dell'indifferente dolore contemporaneo della gente giovane e ricca, elaborazione semplice di un lutto terribile, sarebbe molto noioso. Però Moretti c'è, per fortuna e chissà perché: e la sua qualità, quella indifferenza alla Michele Apicella, quella sua simpatia affettuosa, danno al film la forza che forse il romanzo non aveva." (Lietta Tornabuoni, 'L'espresso', 14 febbraio 2008)

Copyright © Cinematografo 2008.

Film
Caos Calmo
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-05-15 04:02:33
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Moretti si dimostra attore a tutto tondo. Viene voglia di pensare che gli piaccia l'idea di somigliare a quei registi che hanno alternato le due posizioni, al di qua e al di là della cinepresa. Come John Cassavetes, faro di quel cinema innovativo che irruppe sulla scena dei primi anni 60 ma anche interprete indimenticabile di opere a lui estranee, da 'Quella sporca dozzina' a 'Rosemary's baby'. O come Roman Polanski, che qui fa capolino in una brevissima apparizione. Il cast è tutto ben scelto e ben assortito, funzionale ai rispettivi ruoli anche se piccoli. Alessandro Gassman come fratello forma con Moretti una felice strana coppia, Valeria Golino dà l'impressione che non potesse essere che lei a dare corpo alla cognata di Paladini, scombinata, emotiva, spiazzante. Quello che, molto semplicemente, si dice un bel film." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 8 febbraio 2008) "Il film soffre proprio dei suoi pregi. Ha una evoluzione tanto volutamente semplice da risultare trasparente e una regia così essenziale da apparire invisibile. Insomma, il film di buono ha solo la struttura della storia, che è un merito del libro e non del cinema. Grimaldi e company non hanno saputo 'fare cinema' di quelle pagine, solo restituirle fedelmente. Cosa non sufficiente. Inutilmente lo spettatore attende che lo schermo gli offra un'emozione tutta sua, un colore, un sommovimento, una vibrazione non dovuta al racconto. L'encefalogramma della sala rimane piatto, come l'orizzonte. Un 'caos calmo' che non sobbalza mai, non sorprende, non prende. Tanti buoni elementi che però non si trasformano in visione." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 8 febbraio 2008). "Sa di sinistro il contenuto profondo del film, no? Moretti nudo e hard. Con questa immagine forte per i cinefili, capace di catturare anche quella fetta di pubblico che è sorda invece a ogni richiamo letterario, è stato lanciato 'Caos Calmo' di Antonello Grimaldi, che rappresenta l'Italia alla Berlinale 2008. Fandango lo ha prodotto lasciando a Nanni Moretti il compito di rilavorare i propri dialoghi e di sposare un personaggio realmente vissuto." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 8 febbraio 2008) "Ai fans di Moretti 'Caos calmo' ricorderà inevitabilmente 'La stanza del figlio'. Non tanto per il tema del lutto, quanto perché entrambi il film riescono a raccontare il dolore riuscendo nel contempo ad essere ironici, qua e là addirittura divertenti. La regia di Antonello Grimaldi è essenziale, semplice, invisibile. Nanni Moretti regge il film con grande bravura." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 8 febbraio 2008) "E allora, seggio o panchina? Impegno nel mondo o scavo interiore? La crisi di governo e la storia di Nanni Moretti rischiano di sbilanciare in senso politico la metafora potente e leggera architettata da Sandro Veronesi nel suo romanzo. Sarebbe un peccato perché dietro questa fiaba furente, che sullo schermo acquista invece echi quasi zen, sta una meditazione sul dolore, sul tempo, sulla responsabilità individuale, che il film di Antonello Grimaldi condensa e semplifica, senza impoverirla, in un film diseguale ma emozionante. In fondo è un caso di "serendipity", che è l'arte di trovare una cosa cercandone un'altra. (...) Altro che tv, la tv di cui Pietro/Moretti è dirigente, presa nel travaglio di una fusione aziendale. Forse per tornare a vedere (e a toccare, in tutti i sensi) cose e persone bisogna fermarsi. Difatti intorno a Pietro/Moretti ruota uno dei cast più corali e felici degli ultimi anni. Col governo non è andata proprio così. Per fortuna c'è il cinema." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 febbraio 2008) "Se non ci fosse Moretti, se la storia non fosse totalmente concentrata intorno alla sua bravura e alla sua persona, 'Caos calmo', storia interiore, visione dell'indifferente dolore contemporaneo della gente giovane e ricca, elaborazione semplice di un lutto terribile, sarebbe molto noioso. Però Moretti c'è, per fortuna e chissà perché: e la sua qualità, quella indifferenza alla Michele Apicella, quella sua simpatia affettuosa, danno al film la forza che forse il romanzo non aveva." (Lietta Tornabuoni, 'L'espresso', 14 febbraio 2008)

Copyright © Cinematografo 2008.



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