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"Elegante quando stimola ad esercitare l'arte della visionarietà, "Candyman" convince meno allorchè si lascia espugnare (narrativamente) da troppe emorragie, esoterismi e viscere. Ma gli elementi per inchiodare lo spettatore alla poltrona ci sono tutti, soprattutto nella prima parte condotta a ritmi ipnotizzanti da Bernard Rose, regista che si prende particolare cura degli ambienti degradati: cumuli di spazzatura, murales incrostati alle pareti, sabba suburbani." (Fabio Bo, 'Il Messaggero') "Delirante anche narrativamente il film si colloca sulla linea degli horror più avanzati, privi di ogni motivazione, all'infuori del proposito di impressionare e impaurire." ('Segnalazioni Cinematografiche')
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