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Callas Forever Recensione

"Callas Forever" recensioni

Scheda Film
Callas Forever
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-04-29 04:03:09
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Tutto si potrà dire di 'Callas Forever', ma Zeffirelli almeno evita le soluzioni che sarebbero state più penose. Non cucina il solito 'biopic' all'americana tutto celebrità e pettegolezzi. Non azzarda il ritratto a tutto tondo, convocando testimoni ed epoche differenti per illuminare le diverse facce del personaggio. Né tantomeno si ripara dietro il mito della Callas rievocando gli anni dei suoi fasti. (...) Se il 'plot' di per sé fa acqua da tutte le parti, l'ambientazione è sciattissima, e le licenze storiche addirittura incredibili, quando la diva torna sulle scene si affaccia a tratti un'emozione imprevista. Molto si deve a Fanny Ardant, che dà alla sua Callas un impeto e un'adesione assolutamente commoventi. Ma forse sono anche gli unici momenti che stiano davvero a cuore a Zeffirelli, finalmente libero dalla curiosa cornice (auto)ironica che sorregge questo film candidato fin d'ora a 'cult' per le platee gay. In fondo, dice 'Callas Forever', la musica era l'essenziale (anche la colonna sonora di Alessio Vlad è la cosa più curata del film). Perché non concentrarsi su quella?". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 settembre 2002) "Fondamentale, lasciare a casa i pregiudizi. Zeffirelli è l'unico cineasta su questa terra che poteva tentare un film sulla Callas. Zeffirelli è anche l'autore unico del cosiddetto 'zeffirellismo', che si ama o si odia. Intensamente alimentato dal marchio spettacolare dell'allievo scenografo di Visconti, ma in questo caso così scoperto che appare teneramente 'necessario', il film dice alcune cose importanti sull'impermanenza della musica, la variabilità dell'ascolto, la riproducibilità dell'arte, l'evanescenza della voce, la decadenza della cultura del melodramma e, forse, su Maria Callas, di cui si afferra non la cronaca, ma lapilli dell'arte, del carattere, della potenza tenebrosa e greca. Fanny Ardant scrive se stessa sul corpo fotografico della Callas, accettando la sfida (immensa) del primo piano doppiato. Non è un santino. Inventando un episodio della sua vita a un anno dalla morte, nel 'bicchiere mezzo pieno' Zeffirelli trova una via possibile all'impossibile". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 20 settembre 2002) "La Callas evocata da Fanny Ardant con qualche cipiglio sopra le righe e qualche mestizia eccessivamente 'recitata', non è la Gloria Swanson wilderiana e il giovane sceneggiatore disoccupato è, qui, un impresario con codino che cavalca l'onda punk con una band dalle performance e dal nome metaforico. Ci sono alcuni personaggi di contorno messi lì come riempitivo. Molti dialoghi sono goffi e le scene madri, usate come 'romanze', non emozionano e mettono a disagio. Una 'Fedora' con playback". (Enrico Magrelli, 'Film Tv', 24 settembre 2002)

Copyright © Cinematografo 2008.



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