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Cacciatore Di Teste Recensione

"Cacciatore Di Teste" recensioni

Scheda Film
Cacciatore Di Teste
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-01-27 04:00:53
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Diretto da un Costa-Gavras in stato di grazia, dominato dal sensazionale José Garcia, volto da vittima e un lampo di follia dietro i modi miti del padre di famiglia, 'Il cacciatore di teste' è molte cose insieme. E' un thriller giocato sul filo di una paradossale suspense (maldestro e riluttante, Bruno resta un assassino: ma siamo con lui dalla prima all'ultima scena). E' una commedia nera tutta fatti e dettagli. E' una storia che sembra nascere dalla cronaca ma deriva da un romanzo, per giunta americano: 'The Ax', 'L'ascia', del grande giallista Donald Westlake, brillantemente adattato all'Europa americanizzata del nuovo millennio. Ed è anche l'ennesimo bel film sul lavoro fatto in Francia in questi anni (ricordate 'A tempo pieno' e 'Risorse umane'?), mentre l'Italia al solito dormicchia. Il tutto grazie a uno script che non perde un colpo e oltre a iscrivere questa tragedia in un quadro di allucinante normalità fa di ogni personaggio una porta aperta sul mondo. (?) Una performance sbalorditiva, tutta concentrazione ed interiorità, per un ispano-francese che fino a ieri strappava la risata in film comici." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 febbraio 2006) "In 'Il cacciatore di teste', Costa Gavras intesse un racconto morale e fantasociale. (...) La morale inquietante risiede nella piega che prendono i fatti, nell'esito a sorpresa. La ferocia è tra noi, diversamente da quella dei lager non serve solo a sopravvivere ma anche a conservare il superfluo, destinato a pochi sulla pelle dei tanti." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 10 febbraio 2006) "Amaro e cinico, 'Cacciatore di teste' tocca il nervo scoperto della crisi dell'occupazione. (...) In un susseguirsi di avvenimenti placidamente crudeli un finto happy end conclude questa amara parabola di Costa Gavras, che ha trovato in José Garcia un interprete ispirato. Se pure talvolta alcune situazioni forzano il sorriso, resta un'amarezza di fondo, che è tipica di questo regista, il cui impegno civile e morale è sempre stato al centro delle sue opere. Ricorda talvolta il Chaplin di 'Monsieur Verdoux', non è poco." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 10 febbraio 2006) "Nel perfido e intelligente film di Costa-Gavras, tratto da un giallo di Donald Westlake, un manager dell' industria cartaria licenziato per esubero multinazionale, per evitare la concorrenza, decide di uccidere spietatamente, complice il fermo posta, i quadri sul mercato al suo livello, killer spietato ma di una commedia nera degli equivoci, mantenendo in casa il ruolo nevrotico ma innocente del buon padre e marito. Anche per merito del bravo José Garcia, che fa del male con gran naturalezza come una brava persona travolta dalla solitudine, il film svolge la sua paradossale tesi, fino al finale aperto e pessimista, col professionismo di un autore impegnato ('Z', 'La confessione') che raggira un tema morale in scorciatoia sindacale come un altro dramma sociale, 'A tempo pieno' di Cantet." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 10 febbraio 2006) "Lo spunto, un romanzo americano di Donald Westlake intitolato 'The Ax'. Nella versione francese si intitolava 'Le couperet' che, più o meno, significava la stessa cosa. Costa Gavras, però, riscrivendolo con la collaborazione di Jean-Claude Grumberg, ha fatto a meno di armi da taglio e ha lasciato che il suo personaggio, inesperto di armi fin al ridicolo, si serva o di una vecchia pistola, o del gas o di un'aggressione con la sua auto. Senza esibire fiotti di sangue o ferite vistose dato che la storia, solo in apparenza è nera perché gli omicidi che vi si elencano servono soprattutto per un'analisi dei turbamenti sociali dei nostri giorni. Con un mezzo quel carattere cui, nonostante cinque crimini, si rischia di guardare perfino con qualche comprensione, per le motivazioni che lo guidano. In cifre in cui, a dominare, è la freddezza: nell'approccio alla storia, nel disegno del suo protagonista, nelle reazioni con cui affronta tutto quello che gli viene incontro, lasciando solo che l'infiammi all'inizio l'idea lacerante della disoccupazione. Se la disegna sul viso calmo José Garcia, anche più calmo quando uccide." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 11 febbraio 2006)

Copyright © Cinematografo 2007.



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