"Questo film è una meditazione su di un passaggio di epoche, trattato in temi grotteschi o ironici, e talvolta nostalgici, ma sempre con grande delicatezza di particolari e ambientazioni. " chiaro che Iosseliani rimpiange la raffinatezza del passato, ma sa che il "progresso" non si può arrestare. Assistendo a questo lavoro, se ne ammira lo splendido e delicato contorno, ma si ha l'impressione che gli manchi l'ossatura solida, che dovrebbe sostenere il tutto, e perciò l'insieme risulta un pò debole e desta poco interessa. I personaggi della vicenda sono quasi tutte donne anziane, il tempo della caccia alle farfalle, cui si dedicavano, quando erano ragazze, è definitivamente tramontato: il treno, che salta in aria, è il simbolo del crollo di quell'epoca raffinata. Ricevuta infatti l'eredità, mentre Helene è un po spaesata fra tanta agiatezza, la figlia si trasferisce con lei subito a Parigi, per farvi una ricca vita borghese, e inizia a comprarsi un vasto assortimento di abiti di lusso. Bisogna notare che nel film, fra tanti particolari fini e spiritosi, spicca in modo sgradevole l'insistenza con cui si mostra il parroco dedito all'alcool. A tal motivo sono dovute le riserve." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 114)
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