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"Anche il cinema italiano scopre il gusto del remake, sia pure d'autore. Come questo 'A cavallo della tigre' di Carlo Mazzacurati, lontanamente ispirato all'omonimo e sfortunato film di Comencini del '61. Fabrizio Bentivoglio è il balordo innamorato, costretto a evadere suo malgrado. Paola Cortellesi la complice che lo aspetta fuori. Tuncel Kurtiz il temibile galeotto turco che lo coinvolge nella fuga. Fiaba, avventura, sguardo ironico su certa Italia svelta e di poca memoria. Mazzacurati resta fedele al suo mondo. Ma stavolta pasticcia un po'". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 novembre 2002) "Con tutte le varianti, gli accorgimenti sociali, il turco e il marocchino, l'ambientazione a Milano, Carlo Mazzacurati ha provato a rifare quel film con Fabrizio Bentivoglio, Paola Cortellesi, Marco Messeri, Marco Paolini, personaggi marginali alla ricerca di una possibile sopravvivenza. Il risultato non è una grande riuscita. Sul film accompagnato dalle musiche di Ivano Fossati pesa una specie di imbarazzo, una sensazione di insicurezza e di poco convincimento, un volontarismo che non cancella la qualità né la bravura degli attori". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 8 novembre 2002) "Remake molto libero di un film bello e sfortunato girato da Comencini nel '61, 'A cavallo della tigre' è un racconto ondivago, che incrocia alla rinfusa genere, tempi e stilemi, girando, vagando e deambulando quasi sempre a vuoto. Come critica a un 'Paese senza', il film è inerte e non colpisce, perfino Fabrizio Bentivoglio non sembra crederci granché e la Cortellesi ha poco da dire. E' una specie di gita esistenziale in cui si mescolano gangster, film carcerario, un po' di sentimenti e l'epica virile del galeotto sepolto in mare". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 novembre 2002) "Mazzacurati non cerca di aggiornare i meccanismi narrativi della commedia all'italiana (come fanno con risultati interessanti Cristiana Comencini e Paolo Virzì). Piuttosto cerca di dare una risposta all'interrrogativo dell'evaso Manfredi: ma chi ha detto che il mondo fuori dalla prigione sia meglio di quello dentro? Sono passato più di quarant'anni dal primo film e la risposta è, se possibile, ancora più cupa." (Paolo Mereghetti, Io Donna, 23/11/2002)
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