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The Burning Plain - Il Confine Della Solitudine Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-08-29 14:59:00
Provider
Cinematografo
Recensione
All'orizzonte, un camper abbandonato in fiamme. Una ragazza (Charlize Theron) che lavora in un ristorante chic di Portland. Un funerale in una città sulla frontiera Usa-Messico, con un ragazzo e un'adolescente che incrociano lo sgaurdo. Una ragazzina che vede l'aereo del padre schiantarsi al suolo in Messico...
Che cosa cambia quando un premiato e stimato sceneggiatore esordisce alla regia? Quasi nulla, almeno nel caso del messicano Guillermo Arriaga che, dopo la separazione consensuale (?) dal connazionale Alejandro Gonzalez Inarritu, porta in Concorso al Lido la sua opera prima, The Burning Plain. Protagonista una tragedia bifamiliare, nelle sue molteplici conseguenze, seguita con la consueta - vedi gli script di Amores perros, 21 grammi e Babel - struttura a incastro: azione, tempo e luogo giostrate dalla penna di Arriaga per trarne una materia infuocata, Burning.
Ammesso che funzioni sulla carta - troppo scoperto il salto tra passato e presente, nonostante la giovane Mariana (Jennifer Lawrence) rimanga (sic!) innominata per quasi un'ora - questo meccano è oggi usurato sullo schermo, grazie anche alla fortuna dei titoli dell'accoppiata Inarritu-Arriaga. Servirebbe per svecchiarlo - ma oggi la linearità non è già tornata a essere l'opzione più innovativa? - una regia non subordinata alla sintassi della sceneggiatura, capace di liberarsi dalla punteggiatura della pagina per offrire traiettorie, squarci e sguardi di cinema per il cinema.
Ebbene, questo non avviene, nonostante la strada messa in discesa da un cast affiatato e di livello: l'intensa Charlize Theron, nei panni di Sylvia, dal Messico transfuga a Seattle, lasciandosi alle spalle una bambina e, invano, il senso di colpa; Kim Basinger, prova coraggiosa e sofferta la sua, moglie adultera e madre di famiglia alla deriva, e ancora l'ottima teen Jennifer Lawrence, J.D. Pardo e José Maria Yazpik. Fatiche sprecate dalla ricerca di geometrie drammaturgiche che finiscono per raffreddare le emozioni, ancora vibranti nell'interpretazione particolare degli attori ma rese atone dal quadro cartesiano generale: se i tasselli sono infuocati, il mosaico paga lo scotto...

Copyright © Cinematografo 2008.

Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-11-06 11:59:00
Provider
Cinematografo
Recensione
All'orizzonte, un camper abbandonato in fiamme. Una ragazza (Charlize Theron) che lavora in un ristorante chic di Portland. Un funerale in una città sulla frontiera Usa-Messico, con un ragazzo e un'adolescente che incrociano lo sgaurdo. Una ragazzina che vede l'aereo del padre schiantarsi al suolo in Messico...
Che cosa cambia quando un premiato e stimato sceneggiatore esordisce alla regia? Quasi nulla, almeno nel caso del messicano Guillermo Arriaga che, dopo la separazione consensuale (?) dal connazionale Alejandro Gonzalez Inarritu, porta in Concorso al Lido la sua opera prima, The Burning Plain. Protagonista una tragedia bifamiliare, nelle sue molteplici conseguenze, seguita con la consueta - vedi gli script di Amores perros, 21 grammi e Babel - struttura a incastro: azione, tempo e luogo giostrate dalla penna di Arriaga per trarne una materia infuocata, Burning.
Ammesso che funzioni sulla carta - troppo scoperto il salto tra passato e presente, nonostante la giovane Mariana (Jennifer Lawrence) rimanga (sic!) innominata per quasi un'ora - questo meccano è oggi usurato sullo schermo, grazie anche alla fortuna dei titoli dell'accoppiata Inarritu-Arriaga. Servirebbe per svecchiarlo - ma oggi la linearità non è già tornata a essere l'opzione più innovativa? - una regia non subordinata alla sintassi della sceneggiatura, capace di liberarsi dalla punteggiatura della pagina per offrire traiettorie, squarci e sguardi di cinema per il cinema.
Ebbene, questo non avviene, nonostante la strada messa in discesa da un cast affiatato e di livello: l'intensa Charlize Theron, nei panni di Sylvia, dal Messico transfuga a Seattle, lasciandosi alle spalle una bambina e, invano, il senso di colpa; Kim Basinger, prova coraggiosa e sofferta la sua, moglie adultera e madre di famiglia alla deriva, e ancora l'ottima teen Jennifer Lawrence, J.D. Pardo e José Maria Yazpik. Fatiche sprecate dalla ricerca di geometrie drammaturgiche che finiscono per raffreddare le emozioni, ancora vibranti nell'interpretazione particolare degli attori ma rese atone dal quadro cartesiano generale: se i tasselli sono infuocati, il mosaico paga lo scotto...

Copyright © Cinematografo 2008.

Scheda Film
The Burning Plain - Il confine della solitudine
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-11-07 09:01:05
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Un'odissea emotiva di redenzione, amore e dolore

Le storie intrecciate del film parlano di Santiago (J. D. Pardo) e Mariana (Jennifer Lawrence), una sedicenne che cerca di rimettere insieme i pezzi delle vite dei suoi genitori in una cittadina alla frontiera messicana; Sylvia (Charlize Theron), una giovane donna che vive a Portland, alla ricerca della redenzione da un passato impossibile da dimenticare; Nick (Joaquim de Almeida) e Gina (Kim Basinger), che devono gestire una storia d'amore clandestina…

Non si sfugge al proprio passato…

L'esordio alla regia di un lungometraggio per Guillermo Arriaga, sceneggiatore di Le tre sepolture e prediletto di Alejandro González Iñárritu (Amores Perros, 21 grammi e Babel), paga inevitabilmente il confronto e l'accostamento al regista, sia sotto l'aspetto stilistico che visivo.

Arriaga conferma una volta di più (se ancora ce ne fosse bisogno) di saper scrivere bene e punta tutto su quello. Le sue, in fondo, sono storie semplici, coinvolgenti, con personaggi intensi, che vengono stravolte in maniera estrema in fase di sceneggiatura e montaggio. Ottiene questo mescolando le carte della temporalità e della spazialità con continue ellissi, flashback e flashforward mascherati da storie parallele, per poi rivelare un punto d'incontro inatteso e spiazzante. Poco importa se lo spettatore avverta un certo spaesamento e si affanni alla continua ricerca di un possibile aggancio tra le varie vicende (apparentemente del tutto slegate tra loro), perché il puzzle di scene e di vite vissute andrà ricomponendosi pazientemente e senza forzature.

Ricorre la stessa struttura, quindi, già vista (e apprezzata) in 21 grammi, di cui Arriaga riprende sia le atmosfere livide sia l'accompagnamento sonoro, soprattutto nella parte riguardante il personaggio di Sylvia (Charlize Theron), nonché il riferimento agli stormi di uccelli che volano liberi (in 21 grammi si contrapponevano all'immobilità di Sean Penn sul letto d'ospedale, qui invece al corpo di Sylvia, scatola vuota e inerte nel grigiore di Portland).

The Burning Plain, una pianura che brucia di solitudine, in cui i personaggi (e il loro essere soli) delle tre storie principali si muovono per schemi predefiniti: gli adolescenti, Mariana e Santiago, che si innamorano per scoprire, o forse, chissà, rivivere, ciò che erano stati i loro genitori adulteri (solitudine condivisa); quei genitori che per sfuggire, Nick da una vita monotona e Gina da un marito camionista troppo spesso assente, finiscono per trovarsi in una relazione extra-coniugale che ridà linfa alle loro vite (solitudine indotta); e poi c'è Sylvia, il più sofferente tra i personaggi e, in fondo, il più solo di tutti (solitudine catartica). Quest'ultima è l'unica che ispira realmente compassione nello spettatore, il quale, fin dalle prime scene, intuisce che la svagatezza e l'inerzia sessuale di Sylvia sono dovute a qualcosa nascosto nel suo passato.

Bravissimi gli attori (a conferma di un'ottima scelta di casting), su tutti Charlize Theron, mai sopra le righe e sempre calata perfettamente nella parte, si conferma una grande attrice. Kim Basinger è davvero convincente nella sua interpretazione della madre fedifraga e con il terrore di essere scoperta. Esordio col botto e una prestazione più che valida per la giovane Jennifer Lawrence. Non pervenuto il cast maschile, anche perché la sceneggiatura non offre delle reali controparti maschili alle forti e appassionate figure femminili. Unica eccezione per Jose Maria Yazpik (Carlos), già visto in Nicotina di Diego Luna, che offre il doppio carattere di un personaggio fondamentalmente buono.

Si presenta insomma come un ottimo film, The Burning Plain: una conferma dal punto di vista della sceneggiatura, che cela però l'inesperienza di un esordio alla regia. Consigliato a chi ha amato 21 grammi e Babel, e a chi vuole sentirsi un po' meno solo…

Copyright © Spaziofilm.it 2008.



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