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"Un thriller sul fenomeno più contemporaneo: l'enorme incontrollato potere non soltanto dell'economia e della attività finanziarie ma anche delle banche (...) Denuncia interessante e appassionata, chiarisce pure in alcuni meccanismi del mercato finanziario che è utile conoscere per cercare di evitare disastri". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 15 febbraio 2002)
"Thriller bancario dell'avidità, con i buoni che vincono e il cattivo che perde. (...) Il gusto visivo di Robert Connelly, giovane produttore esordiente nella regia (con il sostegno del nostro Procacci), è migliore della storia che racconta, programmatica e di scoperto moralismo. Le stanze dei bottoni, dell'alta finanza hanno una luce obliqua e sospetta. Le grisaglie del comando sono lucenti di nero. Così, diventa tetro proprio ciò che dovrebbe essere luminoso, l'agiatezza, il successo". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 14 febbraio 2002)
"Benché l'idea di ricchezza e rovina manovrate attraverso mezzi immateriali come i numeri sia affascinante, a Connolly deve essere sembrata troppo astratta; così, lo sceneggiatore-regista ha introdotto una 'second story' patetica, dove una coppia di coniugi, rovinati dalla Centabank, vuole vendicare la perdita del figlioletto vittima degli effetti collaterali. Man mano che la storia procede, il tasso di moralismo supera le dosi omeopatiche e la buona idea iniziale scivola nell'ovvietà". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 febbraio 2002)
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