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"Cronaca e scorci di vita, proposti dal regista di origine svedese Lasse Hallström che si era imposto con successo a Hollywood anni fa con 'La mia vita a quattro zampe'. Toni sempre seri, anche se lo stile, qua e là, alterna con sapienza la commedia al grottesco, caratteri bene incisi (forse, sulle anormalità, perfino un po' marcati), situazioni costruite con logiche precise e poi rappresentate in cifre non di rado anche struggenti di forte commozione, gli stessi equilibri e le stesse capacità rievocative per le cornici, rivisitate talune con colta intelligenza perfino attraverso la migliore letteratura americana sul Sud e, tutte, sorrette, poi dalla splendida fotografia di Sven Nykvist che, pur svedese, riesce a ricreare in modo quasi magico, realtà e climi a lui, in teoria, piuttosto estranei. Gli attori fanno il resto: Johnny Depp, già visto in 'Edward mani di forbici', è il malinconico protagonista, Juliette Lewis è la ragazza dei suoi turbamenti, Leonardo Di Caprio è il fratellino handicappato; con dolenti tenerezze." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 9 marzo 1995) "Piccole tragedie americane, semplici tenerezze difficili a dirsi, vite alla Edgar Lee Masters, fastfood e slow life, mangiare e morire, realtà soffocante che pare surreale, l'immobilità instabile d'un mondo a parte: Lasse Hallström - un po' come per i film Usa degli europeissimi Percy Adlon e Emil Kusturica - farcisce paesaggi e materia americani d'emozioni delicate e commoventi, d'una filosofia intrisa d'ostinata energia vitale, d'un generoso consenso nei confronti della diversità, psicologica, fisica o etica che sia. Ma è soprattutto un film recitato superbamente da attori giovani e partecipi: Johnny Depp (lo vedremo nell''Ed Wood' di Tim Burton) è un outsider dal cuore gonfio, Juliette Lewis pensa positivo e Leonardo Di Caprio è - corpo, anima e mani vaganti - uno dei più intensi ritratti di disadattato mai visti sullo schermo e che gli fruttò nel 1993 una nomination strameritata." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 10 marzo 1995) "Il regista tiene allentato il polso del racconto, va sotto pelle, s'intrufola nei particolari, accende tramonti infuocati e sfida gli occhi disperati dei tre stupendi protagonisti che raccontano cose senza parlare. Sono Johnny Depp, ex 'Mani di forbice', bravissimo nel non esplodere; Juliette Lewis, la più anomala, ambivalente delle promesse, Leonardo di Caprio, divo in ascesa, già vittima di De Niro in 'Voglia di ricominciare', che fa, senza manierismi, un minorato che andò vicino all'Oscar e resterà negli annali, rubando la scena da teenager prodigio, ora già partner di Sharon Stone." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 14 marzo 1995)
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