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Bugsy Recensione

"Bugsy" recensioni

Scheda Film
Bugsy
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 10:40:19
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Oltre a tutto si sorride, perché, nelle sue paranoie, 'Bugsy' spesso è anche un po' comico (si veda l'incaponimento di trasferirsi in Italia in piena guerra per uccidere Mussolini e la sua delusione quando apprende che ci ha già pensato qualcun altro...), mentre di converso il finale, pur dicendoci della morte annunciata di un gangsters, coinvolge, con il rischio solito del cinema, che ha meccanismi tali da far parteggiare anche per le cause ingiuste. Nei panni di Bugsy c'è Warren Beatty, di faccia, anche se abbronzato e segnato, carico ancora di carismi; di profilo, invece, sembra il ritratto di Nixon. Quasi una beffa. Virginia è Annette Bening, efficace soprattutto quando s'infuria, fra i gangsters spiccano, sia pure in parti modeste, nomi da protagonisti: Ben Kingsley, Harvey Keitel, Elliot Gould. Attenti a Joe Mantegna: lo chiamano George e ha la parte di un attore implicato con la mafia: si tratta di George Raft, ma il film pudicamente ci tace il suo cognome (salvo suggerirlo all'inizio quando ce lo fa incontrare sul set di 'Manpower', diretto da Raoul Walsh nel '41)." ('Il Tempo', 14 Marzo 1992)

"Ecco dunque Bugsy, psicopatico romantico, oscillare senza posa fra ricercatezza e follia omicida. Eccolo sotto la lampada abbronzante, con fettine di cetriolo sugli occhi, ed eccolo accanirsi contro un suo scherano umiliandolo, prendendolo a calci, costringendolo ad abbaiare. Eccolo sul set di un film di Raoul Walsh, con l'amico George Raft (Joe Mantegna), ed eccolo progettare un attentato a Mussolini, per il bene dell'America. La figlia compie gli anni? Lui le fa una bella torta, e se arrivano gli altri gangster Meyer Lansky (Ben Kingsley) e Lucky Luciano per discutere un affare, Bugsy li riceve con il cappello da cuoco in testa. Innumerevoli, ovviamente, anche le scaramucce con l'amante ufficiale, l'attricetta Virginia Hill, che sullo schermo ha la lingua tagliente e il volto pepato di Annette Bening. Ma la musica non cambia. Amplessi e ceffoni, voltafaccia e passione. Con un'attrice come la Bening, capace di sparare dialoghi a mitraglia come certe signore dello schermo anni 30, si poteva fare anche di più. Ma Bugsy non rischia, non si sbilancia, non sceglie. E a forza di voler raccontare tutto del suo protagonista, finisce per fargli perdere fascino e mistero." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 Marzo 1992)

"Nel film, Bugsy viene mitizzato come l'inventore di Las Vegas, capace di trasformare un polveroso paese desertico in un luogo esemplare dell'avidità e del rischio, di mutare il gioco d'azzardo in attività industriale autorizzata. Viene presentato come uno schizoide lunatico: seduttore brillante e assassino spietato, marito-padre affettuoso e amante appassionato, interessato solo al potere dei soldi e deciso a uccidere Mussolini. A suo modo, 'Bugsy' è un'apologia: chissà se vuol dire qualcosa, che l'America si prepari a premiare col massimo riconoscimento cinematografico la saga chic d'un criminale sanguinario visto come un eroe violento seducente, simpatico e sfortunato." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 14 Marzo 1992)

Copyright © Cinematografo 2006.



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