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"Si può fare un film per superare il proprio complesso di Edipo? Figlio di emigranti siciliani, pittore affermato, attore di successo, Vincent Gallo ha esordito dietro la macchina da presa in 'Buffalo '66' per vendicarsi dei genitori e di un amore mai ricevuto: botte dal padre e disinteresse dalla madre che al figlio preferiva i campioni dello sport. (...) Film indipendente a basso budget, 'Buffalo '66' mescola in giuste dosi rabbia e ironia, realismo e senso dell'humour. (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 19 luglio 1998).
"Per la stravaganza della situazione e l'incantevole bravura degli interpreti, la scena della visita è da antologia, poi il film procede, con maggiore prevedibilità, sul binario della riluttante attrazione di Billy per Layla che infine lo distoglierà dall'idea di una paradossale vendetta. Da 'Buffalo '66' emerge comunque la presenza di un autentico talento, americano nei temi e nell'ambientazione, che ha tuttavia filtrato la strafottenza del cinema parigino. Se va avanti cosi, Vincent Gallo potrebbe rivelare la stoffa di un vero cineasta off Hollywood". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 30 maggio 1998).
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