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"'Paradiso' sta per 'Paradise' e Paradise e un'amena cittadina americana in cui tre fratelli votati alla delinquenza minore, vengono a passarvi le vacanze di Natale. (?) La regia di George Gallo, qui al suo secondo film dopo 'Perseguitato dalla fortuna', non riesce infatti a tenere mai le fila dei vari incidenti piccoli e grandi che contraddistinguono l'impatto fra i tre farabuttelli e i troppo disponibili cittadini di Paradise, i colpi di scena sono fiacchi, e i bozzetti cui l'azione soprattutto si affida sono quasi sempre di grana grossa, senza ne fantasia ne estro." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 7 febbraio 1995) "E' ancora Nicolas Cage, l'inespressivo nipote di Coppola, la vittima designata di queste operazioni di nostalgia: paga lo scotto, ed e sempre con la sua aria di capitato la per caso, il peggiore del cast. Molto più bravi nelle forzate caratterizzazioni gli altri due, mimi un po' folli: Jon Lovitz, il più bugiardo e incosciente uno di quelli che 'scappano dalla citta' con Bill Crystal e Dana Carvey, popolarissimo in patria, che fa il quasi muto subnormale cleptomane, ed e il demenziale comico del televisivo 'Saturday night live' e di 'Fusi di testa', un volto mobile che mescola Stan Laurel, Harpo Marx e Mickey Rourke. Il resto e affidato al buon cuore del professionismo, a un soggettino vagamente ispirato a 'Non siamo angeli', che poteva anche essere divertente se avesse avuto una sceneggiatura al seguito. E il fatto che la troupe abbia battuto i denti per alcune settimane tra le nevi del Canada (controfigura della Pennsylvania), rimuovendo seimila tonnellate di ghiaccio, appartiene ahime solo alla storia degli eroismi inutili del cinema." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 8 febbraio 1995) "Nicolas Cage e il più saggio, i suoi due fratelli delinquenti di New York vengono rilasciati dal carcere tutt'e tre si mettono nei pasticci per sfuggire alla polizia si rifugiano in una cittadina chiamata Paradise, dove restano bloccati dalla neve e vengono soffocati dalla bonta e gentilezza degli abitanti sino alla redenzione. Naturalmente, siamo sotto Natale. Girato nel grande freddo del Canada, il film ha due soli elementi divertenti: un cane a tre zampe e un sacerdote cattolico che, mentre ascolta le confessioni dei suoi fedeli, per non morire di noia fa le parole incrociate." (Lietta Tornabuoni, "La Stampa", 5 febbraio 1995)
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