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BrüNo Recensione

"Brüno" recensioni

Scheda Film
Brüno
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-10-24 13:00:27
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

"Mondo di moda è zuperficiale und facuo"

Brüno (Sacha Baron Cohen), un omosessuale austriaco di diciannove anni, è il conduttore di un programma di moda trasmesso nelle ore notturne sui canali in lingua tedesca: Funkyzeit mit Brüno (letteralmente 'momento funky con Brüno”, ndr). Durante la settimana della moda a Milano, vestito interamente di un abito in velcro, finisce per rovinare la sfilata di una stilista e viene bandito da qualsiasi manifestazione modaiola. È la fine per lui: Brüno viene cacciato dal programma e abbandonato da tutti i suoi amici e collaboratori. Solo l'assistente del suo assistente, Lutz (Gustaf Hammartsen), innamorato di lui, deciderà di seguirlo nel suo folle sogno in giro per il mondo: riuscirà Brüno a tornare sulla cresta dell'onda e raggiungere la notorietà internazionale?

"Salviamo il Medio-Niente!"

L'ha fatto di nuovo! Dopo Borat: studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan, Sacha Baron Cohen ritorna con un altro dei suoi personaggi più forti e riusciti: Brüno, un uomo gay completamente pazzo per la moda. E lo fa, ovviamente in grande stile, sfoggiando la più estrema serie di gag e situazioni improbabili che si siano mai viste su uno schermo cinematografico (ricordando che il film è vietato ai minori di 14 anni, nonostante qualche bollino nero nei momenti più espliciti).

Rispetto a Borat, il personaggio di Brüno è molto più irriverente, estremo e dissacrante, mantenendo a un livello più velato (e celato) lo 'studio sociologico” e facendo esplodere sullo schermo immagini ed episodi a effetto, che colpiscono nell'immediato e restano certamente impresse, ma non creano necessariamente una coscienza su un problema sempre presente (basti vedere la cronaca nostrana delle ultime settimane): l'omofobia.

Alla ricerca di tutto ciò che possa generare, nella gente comune ma anche nel finto mondo dello star system e dei nomi importanti, il pregiudizio nei confronti degli omosessuali, per non parlare appunto di aperta omofobia, questo mockumentary (cioè un finto documentario) passa in rassegna i differenti contesti nei quali l'omosessualità possa essere un fattore discriminante in positivo così come in negativo. Alternando risate a momenti più seri, nella prima parte del film Brüno cerca di stravolgere i cliché e gli stereotipi associati alla figura del gay nel mondo dello spettacolo e della moda, dove l'omosessualità è stata eretta quasi a status ordinario di accettazione per determinati ruoli; nella seconda parte affronta sfide, forse troppo estreme ed estremiste, arrivando addirittura a intervistare un capo terrorista libanese sul fatto che Bin Laden sia 'fuori moda con tutta quella barba, sembra la brutta copia di Babbo Natale”; oppure passeggiando nel quartiere più conservatore di tutta Israele, dove uomini e donne non possono esibire alcuna parte del corpo nuda, in pantaloncini e gilet smanicato, provocando l'ira dei passanti; infine, l'ultima frontiera, almeno per un omosessuale totale quale è Brüno: diventare etero! Tra battute di caccia, simbolo assoluto di machismo per gli americani, e festini di scambisti, la crisi di coscienza del protagonista si farà sempre più insanabile.

Ovviamente non c'è una storia lineare, ma la trama si piega alle esigenze di una produzione che stabiliva le situazioni e gli episodi giorno per giorno. Non si fa mancare nulla Baron Cohen: dalle sedie umane messicane alle sedie vere che volano in segno di protesta verso i protagonisti, dai macchinari elaborati e le posizioni assurde per il piacere (omo)sessuale ai venti secondi in cui lo schermo del cinema viene riempito con un pene ballonzolante al ritmo della tipica musica tecno tedesca, dalle interviste a star con la testa vuota ai genitori che avallerebbero una liposuzione sui figli piccoli pur di vederli protagonisti e famosi per uno scatto… perfino un bambino nero, avuto in cambio di un I-pod rosso (ma edizione limitata), per reggere il passo con Angelina Jolie e Madonna! Tutto rigorosamente esibito in stile brünesco.

Il regista Larry Charles (che oltre a Borat, ha realizzato anche il divertente quanto inquietante, ma riuscitissimo, documentario Religulous con Bill Maher) ha rivelato particolari di puro terrore, con fughe precipitose e Brüno/Baron Cohen che rischia spesso il linciaggio, infilandosi nelle situazioni più scottanti.

Un film abbastanza controverso, che alterna momenti di grande divertimento ad altri meno riusciti e forse troppo estremi per suscitare ilarità, ma piuttosto sconcerto. Da vedere, anche se il rischio che la critica sottesa non venga colta dai più è forte.

Copyright © Spaziofilm.it 2009.

Scheda Film
BrüNo
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-10-27 04:19:24
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"A parecchi ha dato fastidio la nuova farsa a denti stretti di Baron Cohen: e proprio ai custodi del 'politically correct' di cui il comico si fa beffe. Però e difficile negare due cose. La prima, che e divertente; l'altra, che ridendo verde dell'ossessione per l'immagine e la mania del successo, il film ha anche una sua vena di moralita." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 23 ottobre 2009) "La ricerca di realismo mentre si falsifica il vero. Cioe la possibilita di farci credere che le situazioni impossibili che accadono, che le reazioni inconsapevoli di ipotetici passanti finiti per caso in mezzo alla gag del protagonista siano reali. Questa e la trovata teorica che fa del regista Larry Charles, in combutta con Baron Cohen e con il fidato montatore James Thomas, un originale, anche se non proprio eticamente apprezzabile, provocatore di sguardi verso lo schermo. Ricordiamoci sempre, ad ogni dubbio di realismo che 'Bruno' e un truffaldino gioco delle parti. Tanto che nel titolo la u va rigorosamente con la dieresi, come per la u di Universal che distribuisce." (Davide Turrini, 'Liberazione', 23 ottobre 2009) "Tra vero e falso (...) il film di Larry Charles, digeribile solo con una tonnellata di Maalox, esalta la fisicita autoctona di Cohen, il suo corpo glabro, moltiplicando le irriverenze di John Waters e attaccando tutto e tutti, anche i cosiddetti tolleranti nella confusione totale, amorale e grottesca della civilta virtuale dettata dalla volgarita televisiva." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 ottobre 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.



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