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"E' l'alternanza fra rischi e sorprese, in questa loro impresa cementata dalla reciproca seduzione, il vero motore del film. Così che, probabilmente senza intenzionalità, la coppia luciferina risalta per il piano diabolico, più che per le performances erotiche, e per un'implicita comicità che smorza i toni affocati e fa risaltare i dettagli di humour nero. E la sorpresa finale, che capovolge le aspettative logiche, è un'ennesima presa per il bavero, in cui l'intonazione del film fa una capriola e si propone capovolta, con un ammiccamento trasgressivo che annacqua la provocazione in uno sberleffo". (Mirella Poggialini, 'Avvenire', 13 settembre 1996) "La storiellina del colpo ai danni della mafia è un puro pretesto, tanto inutile da confondere ideazione e realizzazione in un unico, contorto piano narrativo. L'importante è piazzare qualche 'sensazione forte', per aprire il dibattito o far affollare il botteghino (anche se negli Usa sta aspettando di uscire da sette mesi). E allora vai coi colpi bassi: l'amore saffico è di moda? Eccoti una scena similhard che più lesbo non si può. La mafia è cattiva? Ti servono un coacervo di violenza e stupidità da lasciare a bocca aperta. La suspense latita? Giù coi colpi di scena e le inquadrature astruse. Il cattivo deve morire? Lo filmiamo dall'alto, mentre cade in una pozza di vernice bianca, caso mai non fosse chiaro. Al rallentatore, naturalmente. Per 10 minuti. E cinema? No, è paccottiglia pubblicitaria! Irritante". (Paolo Mereghetti, 'Sette del Corriere della Sera', 5 settembre 1996)
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