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"Benvenuto all'altro capo dell'arcobaleno"
Henry (Jake Muxworthy) riesce a convincere i suoi amici Ed (Brian Presley) e Phil (Rider Strong) a passare qualche giorno indimenticabile oltre il confine messicano. La vacanza per loro inizia bene, tra conquiste, divertimenti e droga. Phil si innamora di una prostituta ragazza-madre; Ed corteggia la bella Valeria (Martha Higareda), barista in un locale di spogliarelliste; Henry si gode la felicità degli amici. Ma quando uno di loro finisce nelle mani di una setta locale, l'inimmaginabile sta per accadere...
Mai insultare la persona sbagliata
La trama sembra accomunare quest'opera terza di Zev Berman (le prime due, Angelmaker e Briar Patch, nonostante qualche premio, sono passate abbastanza inosservate) ai vari Turistas, in cui solo le location hanno senso. Invece, dopo un inizio folgorante, il film si uniforma più agli standard dei torture movie alla Hostel e alla Saw (non a caso è prodotto dalla Lions Gate). In questa incredibile escalation di violenza e crudeltà, troppo spesso fine a se stessa, c'è un elemento che salva tutto l'impianto filmico: la scritta 'basato su una storia vera” dei titoli di testa. Infatti, questa predispone lo spettatore alla sensazione, che perdura lungo tutto l'arco del film, di avere a che fare con una lettura realmente orrorifica e meno ipocrita di molti altri film del genere.
Una terra di confine, Borderland appunto, immersa nel buio di interni molto cupi o invasa da sole e polvere nei suoi spazi aperti, in cui emerge l'incapacità di una polizia estromessa dalla possibilità di intervenire. Così il Messico, da paese di libertà e perdizione, sessuale o sentimentale che sia, si trasforma in luogo da cui girare alla larga, fucina di esseri (dis)umani spietati e senza alcuna ambizione di redenzione. L'idea di pensare che orrori del genere siano realmente accaduti, o siano presentati romanzati ma sempre assolutamente verosimili, permette una fruizione all'insegna del terrore più totale e intimo, nonostante qualche falla di sceneggiatura e qualche soluzione discutibile. Certo Berman non risparmia inquadrature particolareggiate su torture e sofferenze varie, né effetti gore per stomaci forti, dolorosi perfino alla vista.
Il moralismo è ancora imperante, purtroppo, in vicende come questa, così i protagonisti che pensano di avere sesso facile e divertimento sfrenato senza ripercussioni, devono subire inevitabilmente lo scotto dell'altra faccia della medaglia. Ma, come già in altre occasioni, anche qui non c'è catarsi nell'esprimere una violenza che rimane senza un vero fine.
I personaggi risultano credibili, anche se i classici quesiti da film horror (ad esempio 'perché questi ragazzi finiscono sempre per fidarsi delle persone sbagliate”, o ancora 'com'è possibile pensare di fare gli eroi in determinate situazioni”…) non trovano certo risposta. Tra gli altri, si rivede Sean Astin (il fedele Sam de Il signore degli anelli), cresciuto e ingrassato, in un ruolo certo non consueto. Abbastanza sconosciuto il resto del cast (almeno in Italia), in cui spicca per bellezza Martha Higareda.
Un prodotto non molto originale, ma capace di tenere desta l'attenzione e la tensione emotiva e di generare paura per lunghi tratti, senza ricorrere ai classici salti sulla sedia.
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"Spiacera a chi dagli horror thriller magari non pretende le grandi novita, ma almeno suspense e colpi di scena. 'Borderland' si differenzia da un qualunque telefilm solo perche gli effettacci sono più 'acci' della media." (Giorgio Carbone, 'Libero', 3 ottobre 2008) "I1 legame stretto fra Messico e morte si rinnova nella apatia di popolazione e polizia, che paiono letalmente terrorizzati all'idea di ostacolare i progetti della setta. I1 sacrificio umano ormai non manca più in nessun horror o quasi, trasformando i film in semplici, quotidiane storie di assassinio individuale o collettivo." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 26 giugno 2009)
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