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Black Dahlia Recensione degli utenti

Giudizio medio:2.5 star

(2 recensioni utenti / 10 giudizi utenti)

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Black Dahlia recensioni

Giudizio
2/5
Autore
filippozoratti   [ Profilo | Recensioni ]
Miglior aspetto del film
Mia Kirschner
Peggior aspetto del film
Attori
Recensione

Probabilmente un confronto con L.A. Confidential, piccolo cult del 1997 diretto da Curtis Hanson smonterebbe pezzo per pezzo questa Black Dahlia, acclamato film d’apertura di Venezia 2006.

Le fonti letterarie sono due romanzi di James Ellroy, autore di best-sellers noir cinici e violenti, nonché grande appassionato di crime movies. Dietro la macchina da presa stavolta Brian De Palma, maestro di gangster stories che non a caso annovera tra i suoi successi Scarface, Gli Intoccabili, Carlito’s Way, film che hanno accresciuto e consolidato la fama del più “hitchcockiano” tra i cineasti statunitensi contemporanei.

Ellroy – De Palma dunque, una coppia che avrebbe dovuto fare scintille. E invece…

Invece l’amara vicenda della Dalia Nera, storia vera avvenuta nella Los Angeles del 1947 (che tuttora conserva molti lati oscuri ed insoluti) dev’essere stata un affare più complicato del previsto. Sulla scena i due poliziotti Bucky e Lee, ex pugili, che condividono una passione e un’ossessione. La passione si chiama Kay Lane (Scarlett Johansson, bellezza algida e al contempo voluttuosa), l’ossessione Elizabeth Short, attricetta in cerca di fama trovata morta e orrendamente mutilata, conosciuta nei gironi infernali di Hollywood col soprannome di “Black Dahlia” (dal fiore che porta solitamente tra i capelli, il film non ne fa neppure menzione). Le indagini riveleranno un caso dai torbidi risvolti sessuali, “la faccenda più scottante dopo la bomba atomica”.

Dopo i primi 5 minuti ci si accorge che l’opera non solo cita lo stile e l’ambientazione dei noir anni ’40, ma che aspira ad essere di per se stessa un vero “nero d’epoca”. De Palma sceglie una via rischiosa, destinata a portarsi addosso tutte le croci e le delizie di quel genere.

La prima mezz’ora di film scorre lenta e “sgonfia”, sia di tensione che di appeal narrativo. La voce narrante, espediente sempre meno utilizzato oggi e qua invece usato e abusato, appesantisce l’intreccio invece di aiutarci e quando diviene “deus ex machina”, per sciogliere i nodi cruciali, complica di nomi, avvenimenti e luoghi la già ardua impresa della comprensione.

I momenti in cui l’indagine decolla e aumenta di ritmo coincidono con alcune chicche d’autore del regista: zoomate, stacchi improvvisi, scene al ralenti e un’intera lunga sequenza in soggettiva ridanno lustro al plot, che pur rimane ancorato ad ambizioni troppo alte rispetto al risultato. L’intenzione è di dar vita ad un poliziesco in grado di esimersi dal dovere di raccontare la trama, affidando lo sviluppo dei fatti alla densità dei personaggi. Desiderio che però si scontra con un cast di attori che sembrano scelti apposta per essere fuori ruolo. La faccia tosta di Josh Hartnett (che tanto bene ha funzionato nel recente Slevin – Patto Criminale, da vedere) qua non va proprio, e il doppiaggio italiano aumenta l’effetto stonatura (voce da uomo su volto da ragazzo); Aaron Eckhart strafà, iper-recitando ed esagerando in smorfie e retorica; Hilary Swank nel ruolo della femme fatale bisex sembra sempre in procinto di dare un gancio in faccia a qualcuno; Scarlett Johansson è ridotta al ruolo di comprimaria, mentre proprio a lei la parte della Swank sarebbe calzata a pennello.

Fuori dal coro Mia Kirschner, perfetta Dalia Nera, che vediamo in provini sgangherati in bianco e nero carichi di disperazione e inquietudine. Bravissima perché capace di recitare in modo esemplare la parte di una aspirante attrice negata per la recitazione. Con i suoi occhioni neri spalancati e lo sguardo innocentemente perverso sembra chiedere aiuto, perdono… e forse giustizia.

Le sue apparizioni sono la cosa migliore del film, peccato svolgano solo una funzione marginale. Così come è un peccato che questo film resti nel limbo dei “riusciti a metà”: poco pungente, poco convinto, a tratti poco coraggioso. Se il regista fosse una nuova leva alle prime armi lo si incoraggerebbe a fare di più, a migliorarsi. Ma dato che al timone c’è mister De Palma… bè, sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di più di una striminzita sufficienza.

Date reviewed
25/05/2008

2 di 2 utenti hanno giudicato questa recensione utile.

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