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"Siano girate nei clubs, per le strade o nelle camere d'albergo, ovunque la fotografia di Jack N. Green sembra raccolga l'ombra che avanza e le scenografie del veterano Edward Carfagno reinventino un'epoca, molte scene sono efficacemente distese nel drammatico e nel tenero (particolarmente riuscito è il rapporto fra Bird e la moglie Chan, interpretata da Diane Venora), il ritmo stesso del film qua e là riecheggia quello della musica e il valore del sogno talvolta emerge dall'inferno dell'eroina. Ne vanno rese grazie anche all'interprete, il Forest Whitaker che vedemmo fra l'altro nel 'Colore dei soldi' e in 'Platoon', il quale qui gonfia le gote e muove le dita, come gli hanno insegnato, con lodevole risultato di restituirci una probabile immagine di Parker. Rilevante sarà comunque giudicato l'apporto del sassofonista Lennie Nichaus, che aiutato dall'elettronica è riuscito a isolare gli a solo di 'Bird' a suo tempo incisi su disco, più qualche inedito, e a inserirli in nuove cornici, orchestrate per l'occasione. C'è chi si commuove e chi invece protesta - magari a ragione - per quanto di abusivo e arbitrario tutto ciò ha comportato." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 25 Settembre 1988)
"Figurativamente è una colata nera, un film notturno e piovoso, orchestrato su una tavolozza cromatica cupa, raramente rischiarata come nella sequenza delle nozze ebraiche a Brooklyn, una delle più belle del film, o nel capitolo solare, allegro e umoristico del viaggio del profondo Sud.
Musicalmente, grazie all'ardita operazione condotta in porto da Lennie Niehaus, 'Bird' offre l'occasione di ascoltare per due ore e mezzo la musica di Parker. (…) Può darsi che, come qualche esperto di Jazz ha scritto, 'Bird' non illumini abbastanza l'enigma di Parker e la portata rivoluzionaria della sua musica. Mi sembra indubbio, però, che Eastwood raggiunga il traguardo che s'era proposto: raccontare che Parker non fu un gigante del jazz perché junkie alcolizzato, ma nonostante la droga e l'alcol. Razionalmente il regista sta dalla parte di Dizzy Gillespie il riformatore (che nel film fa un po' troppo il predicatore), ma il suo cuore è vicino a Parker il martire. 'Bird l'infilmabile', ha scritto Francis Marmande su 'Le Monde'. Eastwood ci ha provato. Gli stringerebbe la mano il novantenne Joris Ivens che nel suo ultimo film dice: 'Filmare l'impossibile è il meglio della vita'." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 23 Settembre 1988)
"Chissa chi avrebbe diretto Richard Pryor nei panni di Charlie Parker se il progetto originario della Columbia fosse andato in porto. Chissà cosa sarebbe venuto fuori dall'incontro fra un comico come Pryor e un personaggio tragico e ingombrante come 'Bird'. Oggi, dopo aver visto il magnifico lavoro di Clint Eastwood e del suo protagonista Forest Whitaker, un'eventualità dei genere sembra assurda e perfino ridicola. Eppure questa era la strada cui sembrava destinata la sceneggiatura di Joel Oliansky, ed è bene ricordarsene per apprezzare a fondo il rigore e l'originalità di 'Bird'.
Solo una star come Clint Eastwood, in effetti, poteva convincere una Major a finanziare un film che dura quasi tre ore, con un protagonista nero eroinomane e senza nemmeno un nome di richiamo nel cast. Solo un campione di antidivismo come l'Eastwood regista poteva infischiarsene dei futuri passaggi televisivi per trattare il colore come se fosse bianco e nero girando un film tutto notti, pioggia, penombre, quasi che per sentire di più si dovesse vedere di meno." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 Ottobre 1988)
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