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"Al suo esordio da regista dopo la prova d'attrice in 'Troppo sole' di Giuseppe Bertolucci, Sabina Guzzanti vorrebbe attaccare con 'Bimba' l'Italia degli arrivismi e della tv spazzatura, ma crea un Paese immaginario che disinnesca la satira. Applica i tempi corti della comicità televisiva al lungometraggio e non attraversa il racconto, ma schiaccia tutto e tutti con la sua ingombrante presenza. L'italiano maccheronico di Bimba può far sorridere una volta. Alla lunga stanca. E l'evoluzione finale della protagonista grazie alla lettura dell'elenco del telefono, è una trovatina non degna di uno dei nostri migliori talenti comici. La Guzzanti poteva indignarsi di meno e impegnarsi di più nel realizzare una commedia corale. Avrebbe forse evitato di ridurre Bimba allo sfogo di un'artista in crisi con il medium che l'ha pur sempre resa celebre. Se è difficile trovarla divertente, compiangerla è impossibile". (Fabrizio Alò, 'Il Messaggero', 15 novembre 2002)
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