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Esordio di due attori passati alla regia, Big Night ha tutte le imperfezioni ma anche il calore, la generosità, la fresca sensualità dell'opera prima. E un toccante crescendo finale che evoca per un momento l'ombra di Cassavetes. Non è davvero poco. "Mangiare bere uomo donna", diceva quel film di Ang Lee. Gira che ti rigira, ogni film sul cibo parla di questo. La novità, qui, è che si tratta anzitutto di affetto tra fratelli. Non era un soggetto facile. (Il Messaggero, Fabio Ferzetti, 9/3/97)
Voltando le spalle al cinema hollywoodiano, fatto a macchina, Big Night sembra ispirarsi al cinema europeo, fatto a mano: nello spunto c'è l'evidente influenza di Il pranzo di Babette, la baruffa sulla spiaggia di notte ha qualcosa di felliniano; e il finale in minore, con i fratelli che si riconciliano in cucina sul tempo reale della preparazione delle "scrambled eggs", potrebbe averlo girato Truffaut. Preparati da Mamma Tucci i paradisiaci piatti del menù sono i veri protagonisti. Insomma si esce dalla proiezione con un'idea della vita non scioccamente ottimista, con la voglia di dire: lo so che la realtà è una guerra con morti e feriti, che chissà quali guai ci aspettano domani, ma intanto assagiamoci una forchetta di timballo di maccheroni e, se lo scopriamo cucinato a regola d'arte, accontentiamoci. (Corriere della Sera, Tullio Kezich, 17/3/97)
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