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"Interpretati tutti e tre dallo stesso Verdone, essi rivelano l'attento spirito di osservazione dell'attore regista, la sua originalita di interpretare, pur con gli evidenti riferimenti a Sordi, la sua abilita nel miscelare il grottesco, la comicita, la farsa, con un'ombra di sotterranea malinconia, che da alle sue macchiette consistenza e verita umane." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 91, 1981). "Verdone non lascia, raddoppia, e si ripete: nella volgarita romanesca e nella scelta del materiale narrativo. Ma lo fa piacevolmente senza sbarcare mai nella scurrilita della battutaccia e della parolaccia." (Laura e Morando Morandini, 'Telesette'). "Anche se non privo di alcuni momenti godibili, il film non riesce a superare i limiti, gia affiorati nell'opera precedente di questo giovane autore; limiti che angora legano Verdone al breve 'sketch' televisivo che lo ha rivelato al pubblico e nell'ambito del quale sta forse ancora la sua giusta collocazione. In altri termini, il grande schermo non sembra giovare molto alla resa della sua espressivita, che viene sacrificata e finisce per perdersi nella dimensione e nella struttura stessa di un lungometraggio, quando non viene addirittura messa in ombra dalla personalita di altri interpreti, come e il caso di Lella Fabrizi, sorella del più noto Aldo, riuscitissima attrice nei panni della nonna di Mimmo." (Carlo Tagliabue, "La Rivista del Cinematografo", 6, 1981)
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