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Una difficile storia d'amore
Elena (Ambra Angiolini) è una mediatrice culturale. Ha fatto dell'integrazione razziale la sua ragione di vita, forse per bilanciare il razzismo latente della sua famiglia. Questa sua «foga perbenista» la porta a costringere il marito Carlo (Fabio Volo) a presenziare a una serata di beneficienza – in cui lui si sente assolutamente fuori posto - in favore dei bambini africani. Proprio in questa occasione Carlo incontra Nadine (Aïssa Maïga), una bellissima ragazza di colore, che è la moglie di Bertrand (Eriq Ebouaney) un collega di lavoro di Elena. Tra i due nasce subito un'intesa profonda e, nonostante le prime reticenze e i sensi di colpa, la passione prenderà il sopravvento. L'ira dei due coniugi traditi non può fermare la storia fra i due, che tra lo stupore generale di amici e parenti coltivano la loro relazione. Ma le differenze sono tante, forse troppe...anche per il loro amore?
Tra il bianco e il nero sembra non esserci il grigio...
Le sfumature dovrebbero essere il punto forte di un film che ha per tema l'integrazione razziale e il razzismo. In questo caso, invece, Cristina Comencini si ferma al titolo: Bianco e nero, propone una storia divertente ma che non presenta tutte quelle tonalità di grigio che anche una società come quella italiana - ancora poco avvezza all'integrazione tra culture e razze diverse - ormai annovera tra i suoi colori. Quest'opera utilizza l'ironia per parlare di un argomento serio come il razzismo senza scadere nella volgarità e nel cattivo gusto, ma si carica di una serie di cliché che appesantiscono la narrazione. Anche il gioco del «razzismo bipartisan», con i neri che ridanno ai bianchi quello che ricevono, è eccessivo e risulta poco naturale. L'amore tra il bianco - un sempre più bravo Fabio Volo - e il nero – la bella, coinvolgente e convincente Aïssa Maïga – come unico modo per vincere i pregiudizi è un po' scontato.
La prima ora, in particolar modo, regala diverse battute felici. Franco Branciaroli nella parte del padre di Elena è davvero esilarante e forse il personaggio migliore del film, ben spalleggiato dalla moglie Anna Bonaiuto; formano una coppia perfetta nelle loro imperfezioni. Eriq Ebouaney e Katia Ricciarelli offrono una prova sicuramente all'altezza, mentre è Ambra Angiolini che non riesce a trovare una sua dimensione nella storia, soprattutto nelle parti in cui le discussioni con Fabio Volo sono più accese, nelle quali risulta poco naturale. Nella seconda parte, invece, il film perde intensità abbassando l'attenzione dello spettatore, anche per colpa dei continui luoghi comuni che vengono proposti e riproposti.
Promosso con riserva
Quando si crea un'opera di questo tipo, in cui si tratta un argomento serio e dai molti risvolti come è quello dell'integrazione razziale, non ci si può fermare a un'ironia di superficie; bisogna, grazie a questa, provare a scavare più in profondità, nel cuore del problema, e cercare una spiegazione, se non una soluzione. Il film di Cristina Comencini si ferma ai primi gradini di questa scala; divertente, ironico, a tratti arriva a far riflettere lo spettatore, ma non riesce a sviscerare il problema fino in fondo...Un bel film se ci si ferma alla commedia, incompiuto se cercava di essere, come probabilmente era nelle intenzioni, qualcosa di più.
INTERVISTA ALLA REGISTA E AL CAST
Al termine della proiezione per la stampa Cristina Comencini e il cast hanno risposto ad alcune domande dei giornalisti.
Volevo sapere se aveva pensato subito di utilizzare la chiave della commedia per raccontare questa storia
Comencini: Io penso quasi sempre in chiave di commedia per raccontare tutto. Il mio modo di vedere la realtà, anche le cose più tragiche, è sempre di guardare con una certa leggerezza e ironia che permette di non dividere il mondo in buoni e cattivi. In questo caso mi sembrava tanto più importante perché il mondo dei neri e dei bianchi in Italia si ignorano, però tutti noi sentiamo di essere molto appassionati alla causa dell'Africa e molto avulsi da sentimenti di paura, come se fosse tutto risolto. Invece tutte quello che è nel film, fa parte di un'esperienza che io ho fatto con parecchi amici africani che ho avuto la fortuna di conoscere e che sono sposati con italiani e siccome tutto quello che veniva fuori veniva fuori in chiave di tragicommedia, l'ho voluto trattare in questo modo.
Riguardo a questo tema della rarità delle coppie miste, lei crede che sia un problema solamente culturale o anche un problema di tipo politico ed economico?
Comencini: Penso che sia un terzo problema, quello simbolico. Cioè quello che ognuno di noi ha dentro fin da bambino sul nero e sul diverso in generale. Penso che si formi un'idea che è quasi una favola. Molto importante in questo film infatti sono i bambini, la scena della bambola. Si forma un mondo interno per cui l'altro da sé, così come chi ha la pelle nera, è qualcosa che ci mette paura, però per fortuna ci da anche il contrario della paura che è il desiderio. Questa è la ragione per cui ho fatto il film, la cosa più difficile da cambiare è il modo in cui noi vediamo gli altri, i clichè. Il cinema può fare una cosa strana, può cambiare, attraverso una storia d'amore, il nostro sguardo sull'altro. Io credo nelle storie che, raccontando una cosa anche piccola, ci inducono a guardare l'altro in un modo diverso e penso che questa sia una grande rivoluzione.
Una domanda per tutti, guardando il film a me è tornato in mente Indovina chi viene a cena, io volevo chiedervi, secondo voi come è cambiato negli anni il modo di porsi a livello razziale e di confronto umano? Poi una domanda per Fabio Volo, ti sei trovato in difficoltà a recitare con una bella donna come Aïssa Maïga?
Volo: No, con le belle donne uno non si sente in difficoltà, mi sono trovato molto bene sia con lei che con Ambra. Per quanto riguarda l'altra domanda posso dire che la storia dell'Italia da questo punto di vista sia un po' più in ritardo rispetto ad altri Paesi, quindi questo film arriva al momento giusto per il nostro Paese. Io credo che quando si parla di rispetto difficilmente due culture possano vivere in continuo conflitto, la cosa meravigliosa, il passo successivo è che quando due cose si incontrano debbano produrre una terza cosa, una terza cultura.
Comencini: Certamente il nostro Paese vive da meno tempo questa cosa, forse è anche positivo. Leggevo uno storico che diceva che l'Italia, con un passato meno tragico sull'argomento dei neri, potrebbe trovare nel futuro un modo nuovo per l'integrazione, io non sono così certa però lo lancio come augurio all'Italia. Per quanto riguarda quello che avviene negli altri paesi è vero che sono più abituati, però è anche vero e non è un caso che da Indovina chi viene a cena non è stata più fatta nessuna commedia su questo tema, nessun film mostra l'amore fisico tra una donna nera e un bianco.
Volevo chiedere ad Aïssa ed Eriq come hanno vissuto il loro personaggio e che commento possono fare rispetto ai due mondi che si incontrano poco, soprattutto qui in Italia
Ebouaney: Io mi sono immerso nella cultura italiana, questa esperienza di vita in Italia è stata per certi versi simile a quella degli africani che vengono a vivere qua. Il film è vero che si intitola Bianco e nero però è essenzialmente una storia d'amore, tratta di emozioni e sentimenti. Anche se l'Italia ha esperienze diverse rispetto a paesi che hanno avuto storie di colonizzazione, resta comunque una delle porte verso l'Africa e il processo di globalizzazione coinvolgerà l'Italia e prima o poi tutti dovremo entrare in contatto con gli stranieri.
Maïga: Quando ho letto la sceneggiatura ho riso molto così come quando ho visto il film per la prima volta. Una storia che per me era assolutamente nuova, un soggetto poco trattato al cinema. L'atteggiamento dell'italiano rispetto agli africani è diverso da quello dei francesi, c'è una diversità di tempi storici, qui tutto è molto più attuale.
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"Pur avendo le attrattive di un film che intende soprattutto divertire, con interpreti molto efficaci, 'Bianco e nero' non si sbilancia in profezie su come potrebbe concretarsi la tanto auspicata integrazione. Magari la ferita non è insanabile, ma chissà quanto tempo ci vorrà per approdare all'uguaglianza." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 11 gennaio 2008) "C'è anche molto dolore, con scene furenti, lacrime, accuse, ma, attorno, mentre il problema razziale fa la sua apparizione in modo quasi soltanto allusivo, pur nella sua precisione di cronaca, quell'amore che domina su tutto è rappresentato quasi con levità, smussando gli strappi, pur sempre presenti, e privilegiandovi in mezzo persino l'idea di un sorriso. Grazie anche a una galleria di personaggi solo in apparenza minori, due madri, un padre, amiche di amici, rappresentati ognuno con il suo colore e il suo segno, specie quando è tra questi che si tende a far emergere il problema del razzismo. Svolto, però, da una sceneggiatura e da una regia che sanno restare delicate anche nei passaggi più incisi, riflessi poi da una recitazione che li esprime con meditata esattezza. Carlo, dimesso, sommesso, dolente ma anche appassionato, è Fabio Volo. Elena, non capace di gridare alto ma con misura, è Ambra Angiolini. Nadine è con sensibilità, Aissa Maiga. Non dimentico, però, di sfondo, le due madri, Anna Bonaiuto e Katia Ricciarelli. Tra le chiavi del film." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 11 gennaio 2008) "Da persona seria la Comencini non pretende di dare risposte, si limita a imbastire le contraddizioni del cuore e della società con divertimento e finezza senza perdere di vista le implicazioni amare. In un cast indovinato, con belle partecipazioni di Anna Bonaiuto e Franco Branciaroli, spicca l'interpretazione interiorizzata di Fabio Volo." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 11 gennaio 2008) "Piacerà a chi segue da anni il cinema di Cristina Comencini. Che dal babbo Luigi ha imparato l'arte di raccontare sorridendo cose molto serie. Qui ci riesce, pur partendo da una premessa abbastanza mediocre. E ci riesce perché ha saputo rovesciare con apprezzabile abilità i termini del problema. Il nero vittima dei pregiudizi non è un povero 'vu cumprà' con le pezze al culo domiciliato alla Caritas, ma un plurilaureato, colto e raffinato, il 'capo' di Elena, intellettualmente ed economicamente superiore al suo rivale Carlo. Il quale Carlo alla fine comunque risulta essere il vero eroe della vicenda. L'unico, fra bianchi e neri che fan fatica a sciogliersi dai pregiudizi, che non ha da fare nessuna fatica. Perché sciolto lo è sempre stato." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 gennaio 2008) "Non c'è cattiveria nella commedia di costume di papà: le indicazioni di percorso sono sempre medie, affinché azione e psicologie mai scandalizzino, e battute (poche) e misfatti non siano né mostruosi né insostenibili. Cristina Comencini, per riequilibrare finemente lo squilibrio 'd'immaginario' tra sviluppo e sottosviluppo, utilizza due semi-attori per i ruoli di bianchi e due colossi internazionali, Aissa Maiga e Eriq Ebouyaney, per i ruoli di neri. Cioè 'Lumumba' di Raoul Peck e la prediletta di Haneke e Tanner. Certo, la domanda clou del film è interessante. Perché abbiamo pochi amici neri e viceversa? Se restituissimo il titolo di miss Italia alla connazionale cui fu tolto: sbriciolassimo la Bossi-Fini: cancellassimo i debiti; sminassimo la Libia e proiettassimo 'Il leone del deserto' nelle scuole, chiedessimo scusa all'Etiopia per i gas tossici e ai somali per ciò che non abbiamo fatto e avremmo dovuto, ecco che forse potremmo avere più di un amico africano. L'amicizia è tra pari." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 11 gennaio 2008) "'Bianco e nero' è una commedia di costume che viaggia a cento all'ora: ha un grande ritmo e un grande cast, i cui due neri francesi (Aissa Maiga e Eriq Ebouaney, attori che in Francia vantano filmografie di 30-40 titoli) spiccano per talento, bellezza e credibilità. Fabio Volo e Ambra Angiolini, per essere due 'non attori', se la cavano fin troppo bene. L'unico difetto è nell'ambizione di comporre un catalogo esaustivo dei pregiudizi reciproci tra africani e noi: il copione risulta fin troppo zeppo e qua e là, da film sui luoghi comuni, 'Bianco e nero' diventa un film di luoghi comuni. La speranza è comunque che sia un prototipo: e che ne vengano altri, peggiori e - chissa? - migliori." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 11 gennaio 2008) "C'era una volta la deliziosa commedia Usa 'Indovina chi viene a cena' e l'impareggiabile duo Hepburn-Tracy nobilmente chino sui problemi della propria bella figlia bionda, decisa a sposare un negro, colto e prestante, però color cioccolata. (...) Oggi c'è 'Bianco e nero', superficiale edufilm di Cristina Comencini, che narra la favoletta romana del tecnico informatico bianco, qualunquista e qualunque (Fabio Volo) maritato all'attivista pro-Africa e scassaballe (Ambra Angiolini) e pronto a mollare la casa ai Parioli, la figlioletta viziata e la moglie impegnata per mettersi con una splendida donna negra, elegante nelle mises Armani e pantera a letto. Dov'è lo scandalo? Dove la lotta agli eventuali tabù razzisti, sbandierati via Amref, l'associazione umanitaria sponsor del film, giudicato culturalmente interessante, va da sé, dal ministero di Rutelli? Oggi che, sotto gli occhi di tutti, ristagnano i veri problemi della nostra Africa, ossia la dolce Partenope morta di ecoballe, ci stucca questa litania sui bimbi del Continente Nero; su quanto sia arduo avere, per compagna, una bonazza di Dakar e su come si debbano chiamare i nostri simili, diversamente colorati. Certo, la regista tendeva alla leggerezza della commedia all'italiana, ma per risultare lievi occorre essere pesantemente attrezzati. Soprattutto di attori in grado di trasmettere un pathos, che non c'è." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 11 gennaio 2008)
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