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"Il film parla delle persone coinvolte: i sovietici e gli afghani; da ambo le parti ci sono individui buoni o malvagi e non ha importanza quanto una delle parti sia tecnologicamente superiore: lo spirito dell'uomo prevarrà sempre. In questa ambientazione scabra, le donne con i loro comportamenti fanno pensare agli stridori di certi cori della tragedia greca, dove incombe ineluttabile il destino." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 106, 1988) "Un film bellico di grande valore umano e spettacolare. Il suo merito maggiore, considerando che si tratta di una produzione americana, è quello di non rappresentare senza distinzioni i russi come pericolosi assassini. E Reynolds non manca di una certa forza esecutiva." (Francesco Mininni, 'Magazine Italiano tv') "Da un dramma teatrale di W. Mastrosimone, ha ambizioni di denuncia contro la guerra, ma, nonostante un certo brio narrativo, risulta soltanto un film di propaganda antisovietica sull'Afghanistan. Girato in terra di Israele." (Laura e Morando Morandini, 'Telesette')
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