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Un film di stampo quasi intimista sulla linea di quel cinema americano semi-corale che però finora si era solo occupato dei rimpianti di chi aveva già vissuto mentre qui, variata l'età, si propongono in primo piano solo quelli che ancora debbono decidere come vivere. Fra gl interpreti, tutti molto intensi, Timothy Hutton e Matt Dillon, Willie e Tommy, e le beautiful girls Uma Thurman e Natalie Portman. (Il Tempo, Gian Luigi Rondi, 15/12/96).
Ted Demme, fratello di Jonathan, il regista che con i video musicali, anche di Springsteen, s'è fatto una cultura sui giovani, analizza i problemi con una sana complicità e un certo solido manierismo, ma dice quasi tutta la verità dirigendo un coro di gente anonima. Anche perché lo sceneggiatore Scott Rosemberg, in corsa per diventare Mamet 2, gli offre ottime battute, duetti e terzetti incrociati di malinconia, anche un monologo: è la cosa più vicina a Cecov che mente americana possa concepire. Senza allargarsi, perché siamo sempre nel genere "cazzeggio privato" protetto dall'Actor's Studio con la mano che si agita a vuoto. Ma Beautiful girls risulta alla fine coinvolgente, tira le fila del gruppo, dandoci più informazioni del previsto sui dolori half-esistenziali della nuova generazione a stelle e strisce. (Corriere della Sera, Maurizio Porro, 9/12/96)
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