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"Spettacolare e vuoto fumettone galattico, il quarto e se Dio vuole ultimo, episodio della serie, il più grandioso e fantasmagorico, ma anche il più confuso, noioso e kitsch. Se i costumisti meritano una medaglia, andrebbero radiati dall'albo gli autori, per l'abissale stupidita narrativa, e i maghi degli effetti speciali, per la nausea provocata dalle riprese impazzite. Gli occhialoni neri calati sul volto del bel George Clooney faranno singhiozzare le ammiratrici". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 30 gennaio 2001) "Con 'Batman & Robin' Schumacher tenta il bis. (...) Ma l'autentica novita sono effetti molto ma molto speciali (grande uso di computer, immagini stroboscopiche e ingrandimenti digitali) e le surreali scenografie di Barbara Ling, ispirate all'art nouveau e allo stile dei costruttivisti russi. Scenografie che danno vita a un colossale videogadget, un sogno infantile dalle atmosfere gotiche e notturne che culmina in un gigantesco spettacolo pirotecnico immerso in un bagno di moderne tecnologie. A Hollywood trionfa l'eta delle meraviglie". (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 1 ottobre 1997) "E' vero che c'e qualcosa di formalmente sinistro che perturba anche l'assunzione dei rituali pop-corn, che e infine l'obiettivo complementare di ogni 'franchise' (si possono chiamare anche popcorn-movie). Ma se si accetta la sfida, sintonizzandosi col film, vien fuori una certa qualita estetica dell'operazione, che stavolta Schumacher, dopo la maldestra, tonitruante regia di 'Batman Forever', riesce a tenere in mano. La storia e soltanto un supporto convenzionale per costruire e poi di struggere una certa relazione tra lo spettatore e il set, tra il pubblico e l'audiovisione. C'e un potente effetto di sberleffo del kolossal su se stesso. È forse cinema neo-dadaista, o se preferite, questo e un film dadaista dell'era postmoderna in parte riuscito. Dopo Michael Keaton e Val Kilmer, George Clooney vorrebbe essere un Batman più fragile e ironico, strizzando l'occhio al suo pubblico televisivo. Non sappiamo che farcene, in un crio-film così. Meglio la maschera metallica di Schwarzy. Meglio il disegno floreale psichedelico di Uma Thurman". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 29 agosto 1997) "Stiracchiato a 130 minuti, sempre più zeppo di effetti speciali, poco conturbante sul piano dell'ambientazione gotico-fantastica, 'Batman & Robin' segnala la crisi di un cinema di derivazione fumettistica che raschia il fondo del barile triplicando i budget. (...) Come suggerisce il titolo, 'Batman & Robin' allarga il ruolo dello scalpitante aiutante-funambolo e introduce in famiglia la poco frequentata Batgirl, che nei fumetti era la figlia di Batwoman mentre qui ci viene presentata come la nipotina tutta pepe del vecchio maggiordomo all british. Ma la moltiplicazione dei personaggi non giova più di tanto al film, gonfio di trucchi e povero di idee". (Michele Anselmi, 'L'Unita', 10 settembre 1997)
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