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"(...) Maria Novaro, messicana di origine italiana, autrice del bel "Danzon" femminista senza spocchia e senza accessi, sa raccontare bene le piccole cose, gli incidenti quotidiani, i rapporti tra adulti e bambini le complicità tra amiche, il paesaggio di questo universo tagliato in due e perennemento sorvegliato. Ed è davvero un peccato che a questo film toccante e strano non sia stata lasciata la commistione di lingue dell'originale, che avrebbe contribuito a descrivere i rapporti di comprensione e di incomprensione tra i diversi personaggi e il loro mondo culturale: l'amica che parla solo inglese, le indie che non conoscono nemmeno lo spagnolo, la difficoltà di intendersi anche tra persone che si amano. Il muro di Berlino é caduto. Perché questo no? " chiede una scritta su un muro. Perchè? Perché questo é il muro tra la periferia dell'Impero e il sogno americano, tra i poveri e i ricchi. E resta nella memoria come una delle testimonianze più toccanti di questi anni di cinema l'immagine da girone dantesco dei messicani - grandi, piccini, vecchi, donne - che, sulla spiaggia di Tijuana, guardano a Nord, al di là della frontiera di lamiera, dove la costa diventa il paese più ricco del mondo, bello e impossibile (...)". (La Repubblica, Irene Bignardi, 15/10/95)
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