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C'era una volta nella Francia occupata dai nazisti...
Un manipolo di soldati ebrei americani, 'i bastardi”, sono addestrati dal tenente Raine a riportare lo scalpo del maggior numero di soldati tedeschi catturati, alla maniera degli apache. La reputazione di feroci cacciatori di nazisti guadagnata sul campo di battaglia convince il comando alleato ad assegnare ai membri della squadra una missione tanto delicata da poter determinare le sorti stesse del conflitto. Il piano, che prevede la complicità di una stella del cinema tedesco, si sovrappone al progetto di vendetta della giovane ebrea Shosanna, unica sopravvissuta allo sterminio della propria famiglia, diventata proprietaria di una sala cinematografica a Parigi sotto falsa identità...
A very talented cameramen, Antonio Margheriti
Da anni girava la voce che Tarantino intendesse omaggiare ancora più apertamente il cinema italiano di genere, con un film di guerra ispirato a Quel maledetto treno blindato di Enzo Castellari. Nessuno si aspettava un remake, e così non è stato. Il regista italiano, che appare in un cameo, è il primo a riconoscerlo. Ciò non toglie che alcune delle trovate più riuscite dei Bastardi edizione 2009 trovino nel film di Castellari la loro diretta matrice creativa. Al solito, come sappiamo è poi l'intero cinema di genere a entrare nella macchina tritatutto postmodernista di Tarantino: dallo spaghetti-western ai film di cappa e spada, dai b-movies di arti marziali al fumetto pulp. Ciò che sorprende qui è la minuziosità maniacale nella ricostruzione d'ambiente per un'operazione che corre su binari ben lontani dal realismo storico.
L'ambizione paradossale di Tarantino sembra essere sempre più quella di voler ri-fare il cinema di genere, equipaggiandolo con una messinscena cronometrica e persuasiva, quasi iperrealista, eliminando quanto di grossolano e grottesco - vuoi per ristrettezze economiche, vuoi per esuberanza anarcoide - quel modello produttivo inevitabilmente accoglieva. A costo, talvolta, di tradire proprio lo spirito profondo del cinema di genere degli anni ‘70, la vitalità e il calore analogico dell'approssimazione che qualche finto strappo alla pellicola realizzato in post-produzione non é sempre in grado di restituire.
Teatri di guerra
Dalla sua, Bastardi senza gloria ha l'indubbia qualità di tenere incollati alla poltrona per tutti i suoi 153 minuti di durata, in uno stillicidio di tensione solo in parte attenuato da intermezzi macchiettistici. Il detonatore della carica ansiogena della vicenda sta nel costante camuffamento d'identità dei personaggi e nella minaccia incombente di venire scoperti per ciò che sono realmente. Il gruppo dei bastardi, le spie sotto copertura, la proprietaria del cinema (così com'era Mr.Orange, il poliziotto infiltrato di Reservoir Dogs), sono interpreti di un film nel film, attori in territorio nemico costretti a intrattenere un pubblico difficile, recitando il loro ruolo migliore di sempre, pena il fallimento del piano e verosimilmente la morte. Guardando da un'opposta prospettiva, viene in mente la 'finta” alla Tenente Colombo, quel suo modo sfibrante di giocare al gatto col topo. Dopo aver fiutato la preda, Colombo lo avvicina con modi cortesi, lo solletica con domande apparentemente innocue e poi, proprio sul punto di andarsene, torna sui suoi passi e rivela al malcapitato un qualche dettaglio che lo inchioderà.
Se il colonnello nazista Hans Lada - Christoph Waltz in una memorabile interpretazione poliglotta - incarna la spietatezza del segugio alla Colombo, il rischio di essere scoperti è sempre dietro l'angolo: basta anche una parola di troppo per tradirsi, una stortura d'accento.
Veniamo così alla vera intuizione del film, la scelta multi linguistica che, oltre ad obbligare (speriamo) i distributori italiani all'adozione dei sottotitoli, è utilizzata da Tarantino in chiave narrativa, con risultati talvolta esilaranti, come nel caso dell'italiano maccheronico improvvisato da Brad Pitt, giocando sulla scioltezza di cavarsela con le lingue straniere e sulla difficoltà di renderne le sottigliezze di pronuncia.
Dopo Kill Bill e GrindHouse – A prova di morte, ancora uno studio sulla pianificazione e messa in opera della Vendetta, al centro di questo pulp in salsa fanta-storica. Una vendetta che, da personale e femminile, si fa, nel caso dei bastardi senza gloria, nemesi collettiva e asessuata, castigo necessario e irrinunciabile per riparare al male assoluto e dilagante. A rendere più intricata la faccenda c'è poi il ruolo del cinema stesso, che diventa l'arma invincibile e finale, il V2 nelle mani dei resistenti. Detto ciò, non si immagini neanche lontanamente che l'ex enfant terrible abbia messo la testa a posto e confezionato un film classicamente misurato; la citazione sempre in agguato, la bidimensionalità cartoon dei personaggi, l'ironia nel costruire le sequenze come una sfilza di lunghe, estenuanti scene-madri dal sapore teatrale, ci rimettono continuamente sulla pista giusta e Bastardi senza Gloria ci appare per ciò che è: un formidabile congegno ammazza-nazisti, un po' nello spirito allegramente partigiano della coppia Belushi-Akroyd, lanciata con la Bluesmobile sul corteo degli odiati nazisti dell'Illinois.
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"Il bello del cinema e che può permettersi di reinventare la Storia. Così Tarantino in un colpo solo fa fuori Hitler, Goebbels, Goring, Boorman e compagnia: boom, e la guerra finisce con un attentato al cinema parigino in cui gli occupanti nazisti e i loro sommi capi proiettano in gran pompa un film di propaganda. Il bello di Tarantino e che può spaziare tra i generi rimanendo fedele a se stesso e continuando a divertire il pubblico: 'Inglorious bastards, ispirato all'italiano 'Quel maledetto treno blindato' (1978, regia di Castellari), e la storia di una doppia vendetta. (...) Ma rispetto alle atrocita che si sono viste in questo festival, paradossalmente il nuovo Tarantino brilla per moderazione. Il sangue e ridotto al minimo, a parte qualche scalpo in primo piano. E i dialoghi, caustici e serrati, garantiscono la tensione, sono la vera forza del film. Come i protagonisti, da Pitt a Christoph Waltz, lo strepitoso attore tedesco che interpreta un colonnello viscido e poliglotta delle SS, dal sinistro soprannome di 'cacciatore di ebrei'." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 21 maggio 2009) "Come l'italiano Marco Bellocchio anche l'italoamericano San Quentin Tarantino, da almeno 10 anni, preferisce scappare nel passato e sciacquare i panni tra brigatisti rossi, guerrieri ninja, balie pirandelliane o Hitler & i suoi nazisti, piuttosto che affrontare, nei drammi contemporanei, cellulari, palmari o G8, le diavolerie senza romanticismo che von Trier dimentica nelle foreste sabbatiche di Washington e Almodovar nella clandestinita delle isole vulcaniche. I film in costume, di genere dominante biografico o bellico, al di qua dell'Impero del Nokia, anzi addirittura film scanditi in capitoli, qui cinque, compreso il prologo, più epilogo, di cui ognuno dotato di un certo look speciale, permettono rapporti meno nevrotici e banalmente barbari con il Mito e forme di relazioni interpersonali più classiche, pop e violente. Anche se a essere mitologizzato, in 'Inglourious Basterds', il divertimento, molto acido e indigesto sulla shoa e il Fuhrer, il film in concorso ieri di Tarantino lungo quasi due ore e mezzo (ma non pesano mai), e il cinema di genere più geniale, fantasioso e scombinato al mondo. Che e quello made in Italy ereditato da Enzo G. Castellari, Lucio Fulci, Mario Bava, Antonio Margheriti e Sergio Corbucci che tanto poi deve alla parodia, al pastiche, al patchwork, alla confusione dei generi congeniata dei genietti del cinema moderno, Fuller, Corman, Russ Meyer e Aldrich sugli archetipi classici (Omero, Eschilo, Sofocle, Shakespeare, Marlowe...) che gia tutto scrissero e sceneggiarono." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 21 maggio 2009) "Operazione Kino batte Operazione Walkiria dieci a zero. Se l' obiettivo di entrambe le operazioni e lo stesso (eliminare Hitler e il suo stato maggiore) nessuno può mettere in discussione che quella messa a punto per 'Inglourious Basterds' sia molto più affascinante di quella attuata dal maggiore von Stauffenberg. Perche il cinema ha delle ragioni che la Storia non e in grado di capire. Ma Quentin Tarantino sì. E il cinema e il vero trionfatore di questo film, divertente, trascinante (nonostante le sue due ore e 28 minuti di durata), spensierato e colorato, che si permette di riscrivere i destini della Seconda guerra mondiale in nome della passione cinefila ma anche di un' idea di cinema che vuole ritrovare nella forza della produzione di genere (film di guerra, ma anche western, melodramma, commedia, eccetera eccetera) l'energia per superare l' impasse creativo che a volte sembra aver imbrigliato registi e produttori e che lo stesso Tarantino aveva sperimentato sulla propria pelle con il precedente, molto meno riuscito, 'Grindhouse'. Invece in 'Inglourious Basterds' (che riprende, storpiandolo, il titolo internazionale del film di Enzo G. Castellari 'Quel maledetto treno blindato'. E i legami si fermano lì, smentendo ogni altra possibile derivazione) il gusto di giocare coi generi e con le citazioni diventa lo schema portante intorno a cui prende forma la storia di un gruppo di soldati americani guidati da Aldo (...)." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 21 maggio 2009) "Nessuno sapeva esattamente cosa aspettarsi dalle tre ore annunciate di nazi-western in salsa kosher. Il fiato e rimasto sospeso per tutto il tempo, mentre davanti ai primi testimoni della stampa internazionale prendeva forma con inaspettata lucidita una sorta di favola tinta dei soliti ricchissimi fantasmi tarantiniani (il cinema italiano di serie b, il mondo dei fumetti, tutto Leone, migliaia di omaggi, in primis al regista Castellari e al suo 'Quel maledetto treno blindato', rititolato negli Usa 'Inglorious Bastards') in cui le atrocita del nazismo hitleriano entravano una ad una nel prisma colorato e blasfemo di un occhio infantile per riuscirne depurate di ogni male e trasformate in una catartica favola per adulti. Che si conclude, tanto per dirne una, con la suprema vendetta degli ebrei che danno fuoco ai loro assassini. Nessun rispetto della storia vera, ci mancherebbe, solo magica vendetta dell'immaginazione pilotata dalla fantasia folle e davvero geniale del principe bambino di Hollywood: mister Quentin Tarantino. (...) Il cinema come arte ma anche come corpo (la pellicola, le pizze, il proiettore) e protagonista accanto agli attori anche per Tarantino. Qui si trasforma in fuoco, lavacro con il quale l'ingiustizia viene lavata, spazzata via dalle fiamme come in una notte dei cristalli al contrario. Una montagna di omaggi e citazioni che vanno dai nomi dei personaggi (uno per tutti, l'Ed Fenech interpretato da Mike Myers, omaggio alla Edwige Fenech amata da Quentin) alle musiche (dovevano essere firmate da Morricone, ma il maestro italiano era impegnato con 'Baaria' di Tornatore) fanno semplicemente da supporto creativo all'esplosione visiva di Tarantino che qui, come forse dai tempi di 'Pulp Fiction' non gli succedeva, finalmente ritrova la compattezza della narrazione e l'unita filmica. Un capolavoro, si dice da se il regista alla fine del film, e a suo modo ha ragione." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 21 maggio 2009) "Se si prende sul serio il film, vien voglio di sculacciarlo, Tarantino. Naturalmente e un errore. Non c'e nulla di serio in questa cavalcata di due ore e 40, vagamente ispirata a 'Quel maledetto treno blindato' di Enzo G. Castellari che alterna frenetiche sequenza d'azione a estenuanti scene di dialogo. E' un fumetto e soprattutto l'ennesimo omaggio di Tarantino ai suoi miti cinofili. Infatti un modo per prendere sul serio 'Inglorious Basterds' c'e: pizzicare le citazioni, ed apprezzare il ruolo che il cinema ha dentro la storia." (Alberto Crespi, 'l'Unita', 21 maggio 2009) "Quentin Tarantino non si smentisce. Anche cimentandosi in un film che tratta della seconda guerra mondiale non rinuncia a giocare con la realta, a stravolgerla con il suo inimitabile stile. Così con 'Bastardi senza gloria' (...) si diverte a riscrivere la storia, in un'operazione che e impensabile definire revisionista, tutt'altro che accademica e per questo immune da qualsiasi forma di critica storiografica. Il suo e certamente un film politicamente scorretto, ma di pura fantasia, che mescola disinvoltamente fatti e personaggi reali a situazioni e persone inventate. Anzi l'irrealta e talmente soverchiante e palese che e difficile provare a discutere le tesi proposte, a meno che non si voglia parlare di una storia fatta con i 'se'. Ovviamente il furbo Tarantino sa di compiere un azzardo presentando un gruppo di soldati americani di origine ebraica che nella Francia occupata dai tedeschi portano avanti la loro personalissima guerra ai nazisti, di cui sono diventati un incubo. Una guerra di vendetta, cinica e brutale fino allo stremo, che può non piacere e risultare spiazzante: non siamo abituati a un tale capovolgimento di ruoli, ovvero le vittime del nazismo che diventano spietati carnefici. Insomma, siamo ben oltre l'ebreo impersonato da Benigni in 'La vita e bella' che nel lager al massimo si può permettere di prendersi gioco di un kapò. Tuttavia anche in Israele - e questo e significativo - sono state molte più le lodi che le critiche. Del resto si sa, l'eccesso e il brodo di coltura di Tarantino, che peraltro e cinefilo di prim'ordine e sa come maneggiare soggetti pericolosi. Tanto che nel film persino le scene più cruente e violente sembrano perdere, grazie all'ironia e all'umorismo che l'accompagnano, molto della loro ripugnanza. Pescando come solo lui sa fare nel repertorio classico del genere anni Sessanta e Settanta - il richiamo più esplicito e ai 'maccaroni combat' e in particolare a 'Quel maledetto treno blindato' di Enzo Castellari, senza tuttavia dimenticare la lezione di Robert Aldrich in 'Quella sporca dozzina' - Tarantino scrive e dirige con bravura una storia di fantaguerra. Una storia che ruota attorno a diversi personaggi - il capo dei 'bastardi' (reso simpatico dalla riuscita caratterizzazione un po' tonta di Brad Pitt), il poliglotta e furbo colonnello nazista cacciatore di ebrei (l'ottimo Christoph Walz, meritatamente premiato a Cannes), la giovane ebrea scampata allo sterminio della sua famiglia da parte di quest'ultimo (Melanie Laurent) e la famosa attrice tedesca divenuta agente sotto copertura degli alleati (Diane Kruger) - che attraverso vicende diverse si ritrovano implicati in un piano per eliminare i massimi esponenti del Terzo Reich. In 'Bastardi senza gloria' - anche questo film, come altri, suddiviso in capitoli e con una colonna sonora e alcune scene che richiamano i western all'italiana - non mancano scene da ricordare, che andranno a infoltire la gia ampia galleria 'pulp' di Tarantino, maestro del genere. Fra tutte la lunga, eccezionale sequenza dell'incontro di alcuni 'bastardi' travestiti da ufficiali nazisti con l'attrice spia (...) In questo film - che bisogna vedere in lingua originale per cogliere tutte le sottolineature linguistiche, volutamente esasperate e pertanto esilaranti - c'e tutto ciò che ci si può aspettare da Tarantino, nelle giuste dosi. Ma c'e anche del romanticismo, perche 'Bastardi senza gloria' diventa in qualche modo un omaggio al cinema; un cinema dal potere catartico, che assume addirittura un ruolo centrale in quanto luogo, fisico e immaginifico, in cui il mondo verra salvato dal male. In questa operazione tesa a mostrare 'l'altro lato della faccenda', come l'ha definito, il regista si conferma un sognatore; e del resto ogni suo lungometraggio sembra un racconto onirico (spesso, per la verita, più un incubo che un sogno). Ma stavolta confeziona un risarcimento della Storia, con un finale sognato all'epoca da molti. In ultima analisi una favola - non a caso il primo capitolo comincia con 'C'era una volta la Francia occupata dai nazisti' - che però lascia tanto amaro in bocca. Perche, si sa, solo nelle favole il lieto fine e garantito. (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 28-29 settembre 2009)
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