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"In 'Barcelona' intuisce alla grande (fors'anche perché ha sposato una catalana) le dinamiche socio-culturali e i luoghi comuni che attraggono e respingono vecchio e nuovo mondo: un Ivory postmoderno senza malinconie e balli in maschera. Il risultato è deliziosamente vago nel tocco, soave quando scivola nel melodramma, premuroso quando glissa sull'insostenibile leggerezza dell'amore, irriverente quando 'fa l'americano' e si prende gioco dei suoi connazionali (all'estero e non), volutamente provocatorio quando inneggia all'ingenua, inconsistente supremazia dell'hamburger sull'Occidente, cinico e ipocrita." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 7 aprile 1995)
"'Barcelona' è una commedia neo sofisticata con lezione di marketing incorporata, anche dei sentimenti; è un rincorrersi musicale di temi e chiacchiere, spesso notturne, su donne e peli di barba, con la partecipazione del Vecchio Testamento e del giornalismo liberal catalano; è un valzer, ma da discoteca, in cui ci si scambia le partner e ci si interroga sul verace sentimento d'inimicizia anti USA post franchista, mettendo le basi per i dubbi del domani. (…) Stillman, che cita come materiale pop 'El amigo americano' di Wenders, Donna Summer e Bobby Solo, intreccia perfettamente a doppio filo i vari temi. mantenendo una speciale grazia nei quartetti dei dialoghi un po' cinici, nei risvolti sentimentali e nella nostalghìa dei gringos in terra straniera. All'opera seconda Stillman si conferma un autore all'europea, con una personalità che lo porta ad indagare, prediligendo i giochi di squadra, le contraddizioni, il sapore dialettico e la satira dell'american way of life (e of think, di pensare). Non è un regista che faccia esibizionismi con la cinepresa. ma sa sempre dove sta il baricentro psicologico dell'inquadratura." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 10 aprile 1995)
"Certo, si tratta sempre di piccole cose, di piccoli caratteri e di piccoli temi ma li riscatta il fervore con cui il regista, rappresentandoli, li affida ad un racconto che prende vita e sapore proprio dalla loro piccolezza, trasformandola nella felice misura del film. I due protagonisti, Taylor Nichols e Christopher Eigeman, li abbiamo già incontrato in 'Metropolitan'; anche qui vivaci e spiritosi. Fra le donne cui si accompagnano, Mira Sorvino, Nuria Badia e Tushka Bergen, qualcuna senza glamour ma tutte cariche di schietta simpatia." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 9 aprile 1995)
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