Dopo essere stato liberato per ordine di Ponzio Pilato, Barabba riprende la sua vita brigantesca e violenta e, anche se il ricordo del Nazareno cui deve la vita è ormai impresso indelebilmente nella sua mente, rifiuta di credere in Lui. Per avere ucciso uno dei responsabili della lapidazione di Rachele, una sua amica convertitasi alla nuova religione, viene condannato nuovamente, questa volta ai lavori forzati. Nelle miniere di Sicilia stringe amicizia con un cristiano e, una volta liberato, con lui si pone al seguito di un senatore romano. Giunti a Roma, i due vengono arruolati fra i gladiatori. Quando Nerone dà la città alle fiamme, credendo di far cosa gradita al Signore (la colpa dell'incendio è infatti addossata ai cristiani), Barabba brucia un magazzino. Scoperto ed arrestato, muore sulla croce, ripetendo le parole udite sul Calvario: "Mi rimetto nelle tue mani, o Signore".
Note
- GIRATO NEGLI STUDI DE LAURENTIIS ALLA VASCA NAVALE E IN ESTERNI ALL'ARENA DI VERONA, A ROCCASTRADA (GROSSETO) PER L'ECLISSI, A CASTELROMANO (ROMA) E SULL'ETNA.
- DIALOGHI ITALIANI DEL PREMIO NOBEL 1959 SALVATORE QUASIMODO.
- ADATTAMENTO DI GIUSEPPE BERTO
- MAESTRO D'ARMI : ALFIO CALTABIANO.
- FOTOGRAFO DI SCENA: AUGUSTO DI GIOVANNI E, NON ACCREDITATI, TAZIO SECCHIAROLI E TONY LURASCHI.



