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"Incomincia come 'Quel treno per Yuma': un brigadiere dal baffo che, seguito dalla sua ragazza che sogna San Marco, scorta a Venezia un truffaldino detenuto napoletano. Poiché è l' 8 settembre 1943 il viaggio sarà tra pericoli e strani incontri, macerie, imbrogli, agguati, fino alla presa di coscienza partigiana. Scarpelli sr., che aveva già scritto con Age il capolavoro di Comencini 'Tutti a casa', torna sul luogo del delitto socio-politico e sui sentimenti di quella commedia-tragedia all'italiana oggi col figlio, fornendo a Roberto Cimpanelli, regista interessato ai fattori umani, il copione di un film amaro e divertente, che tiene un buon passo narrativo, un poco anacronistico, ma speriamo di no. Attori bravi, mescolati con gran sapienza: Salemme, non diretto da se stesso, è di misura espressiva esemplare, Marcorè gli dà replica divertito, ed Elena Russo muove un' invisibile rete di sentimenti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 settembre 2006) "Tutto già raccontato, certo, e tutto anche un po' ovvio. E la firma di Furio Scarpelli (con suo figlio Giacomo) alla sceneggiatura ci rende più facile riconoscere le citazioni da - o gli omaggi a - 'Tutti a casa' o 'La Grande Guerra'. Senza impeti eroici né zampate satiriche, è una rivisitazione (doppia: di quei giorni storici e del racconto che il grande cinema italiano ne fece una quindicina di anni dopo) pacata e crepuscolare. Di cui non possono però sfuggire il garbo, la grazia. (Paolo D'Agostini, "la Repubblica", 29 settembre 2006)
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