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"Impostato come una fiaba di Esopo, allegorico come la "Fattoria degli animali" di George Orwell, fortissimamente voluto da un altro George (Miller: il regista Mad Max), vincitore del Globo d'oro e candidato all'Oscar, il film australiano di Chris Noonan è, forse, l'anti-Disney più radicale che sia mai stato concepito: il ribaltamento dell'estetica antropomorfa consiste nell'affidare a veri animali (e non a sembianze o simulacri) l'orchestrazione della storia. I risultati, paradossalmente, non sono così dissimili dal prodotto Disney: le bestioline si muovono come nelle animazioni (e talvolta, soprattutto nei primi piani, vengono sostituiti da replicanti in animatronic), la fisionomia è spesso un po' leziosa e il birignao infantile della loro espressività tallona l'ostentazione del "carino" che si materializza spesso nell'universo disneyano. Ma Babe è anche un apologo sulla tolleranza e la diversità, una parabola politically correct sul rapporto tra animali e umani che fa sussultare i carnivori. Babe, porcellino intelligente, sogna di diventare maiale da pastore ed è bravissimo a governare le signore pecore. Ma soprattutto è un cuore tenero, comprensivo, affettuoso e ingenuo che si ribella al destino di finire arrostito per la cena di Natale. Ci riuscirà magnificamente, con l'aiuto di un'oca che fa chicchirichì, d'un cane revisionista e di tutti gli animali della vecchia fattoria "ia-ia-io". Intensa l'interpretazione di Babe (in realtà interpretato da più suini), è bravo l'attore-cane, l'oca starnazza niente male, tre topini fanno il coro greco, poco più d'un cameo per l'anziana mucca". (Il Messaggero, Fabio Bo, 28/1/96)
"Uno spasso continuo, una commedia gioiosa che, non a caso, è stata definita, per il suo ottimismo, l'esatto opposto della Fattoria degli animali di Orwell. L'accolgono, facendo festa, i bambini, ma non dispiace certo agli adulti che non possono non apprezzarne l'originalità, le finezze e anche il buon gusto. Il critico, in più, addestratori e computer a parte, loda senza riserve l'interpretazione tutta vitalità e freschezza degli animali attori. Babe, il maialino, un piccolo Oscar lo meriterebbe". (Il Tempo, Gian Luigi Rondi , 28/1/96)
"La sfida raccolta dall'australiano Noonan (già autore di un bel film sull'handicap, Stepping Out) era delicata: con la tematizzazione dei comportamenti animali e l'antropomorfismo si rischia sempre l'affetto-Mickey Mouse. Ma il suo film vince la scommessa mettendo in scena il piccolo romanzo di formazione con molto humour: suddivisione in capitoli, un coro di topolini che cantano la "Carmen" e "Blue Moon", linguaggio da cinema di una volta, inclusi "mascherini" e montaggio alla Griffith nelle scene più drammatiche. E poi, hai un bel sapere che Babe è un collage cinematografico di maiali veri e maiali elettronici quando piange, scodinzola o si entusiasma l'identificazione cinematografica scatta ed è impossibile non sentirsi un po' porcello". (La Repubblica, Roberto Nepoti, 24/1/96)
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