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Awake - Anestesia Cosciente Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-11-14 11:27:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Dei 21 milioni che ogni anno ricorrono all‘anestesia, 30 mila non si addormentano. Il loro corpo è rigido, la loro mente vigile. Immobilizzati sul tavolo operatorio sentono tutto, ma non possono reagire. Il fenomeno, noto come "anestesia consapevole", è lo spunto di Awake, medical thriller dell'esordiente Joby Harold. "Sveglio" è Hayden Christensen, rampollo dell’high class americana, bello e poco in salute: il suo cuore - diviso tra la madre possessiva (Lena Olin) e una ragazza tutta miele (Jessica Alba) - ha bisogno di un trapianto. Lui non vorrebbe, ma una volta trovato un donatore, accetta di sottoporsi all’intervento affidandosi alle mani di un chirurgo amico. Paralizzato dall’anestetico ma cosciente, vivrà l‘incubo di un’operazione a cuore aperto, scoprendosi vittima di una macchinazione. Interessante per 40 minuti, ben confezionato e dalle atmosfere sonnambule (favorite da uno score cupo e ossessivo), Awake fila liscio fino alla "sorpresa". Che subito si esaurisce però per via del suo carattere antispettacolare (se l’eroe è immobile manca l’azione), costringendo lo script a lunghi monologhi fuori campo, salti nel tempo e situazioni grottesche. Innocuo, ma ipocondriaci e cardiopatici si astengano.

Copyright © Cinematografo 2008.

Scheda Film
Awake - Anestesia cosciente
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-11-14 18:00:34
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

In perpetua caduta libera

Clayton Beresford Jr (Hayden Christensen) sembra avere tutto nella vita: è giovane, ricco, fidanzato con una donna stupenda, Samantha (Jessica Alba), e adorato da una madre apprensiva, Lilith (Lena Olin). Questo bel quadretto viene messo in pericolo da un trapianto di cuore, cui Clayton deve essere sottoposto con urgenza. Si trova un donatore, l'operazione ha inizio: tutto sembra andare per il verso giusto, o forse no…

Quando il corpo dorme, ma la mente è sveglia...

Al suo debutto dietro la macchina da presa, Joby Harold, anche sceneggiatore, presenta un'idea forte e interessante, ma non sufficientemente supportata da una realizzazione senza suspense e che tradisce la poca esperienza del regista.

Awake nasce come thriller psicologico, o forse è meglio definirlo un medical thriller (alla Coma profondo di Michael Crichton), in cui si vorrebbe trasferire l'angoscia, la sensazione e il dolore di un fenomeno particolare: la 'consapevolezza anestetica”, la percezione di una mente vigile in un corpo anestetizzato. Lo stesso Harold è stato vittima di un'esperienza simile, nel corso di un'operazione chirurgica per cui era stato sottoposto ad anestesia totale: 'È stata l'esperienza più dolorosa che abbia mai vissuto. Ho sofferto dolori inimmaginabili per circa sei ore, al punto che mi ero stancato di provare dolore. La mia mente iniziò a vagare e ripensai a quando ero bambino e a tutte le cose cui tengo di più…”.

All'interno del film, però, il regista non riesce a rendere visivamente ciò che vorrebbe, e finisce per sminuire, se non addirittura azzerare, la suspense creata dai silenzi e dalla tensione pre-operatoria. La stessa scelta di lasciare alle parole, più che alle immagini, il compito di descrivere le sensazioni provate da Clayton, risulta poco adatta e non funzionale al coinvolgimento dello spettatore (e di certo il doppiaggio acuisce questa percezione). La sequenza richiama alla lontana Se mi lasci ti cancello (Eternal Sunshine of the Spotless Mind) di Michel Gondry, in cui il regista francese riusciva a rendere perfettamente la fuga mentale (perché il corpo era immobile in un letto) di Jim Carrey attraverso i suoi ricordi, creando addirittura l'atmosfera thrilling e un climax fantastico, passaggio in cui Harold fallisce in maniera clamorosa.

Grande cast di attori per una produzione minore: Hayden Christensen (la trilogia prequel di Guerre stellari, ma visto anche ne Il giardino delle vergini suicide e in Factory Girl), è bravo nell'interpretare Clayton, lo stereotipo del giovane rampante, bello e vincente, ma perde un po' in credibilità nelle scene più forti, quando la situazione diventa più tragica del previsto; Jessica Alba (Sin City, Honey e il remake dell'asiatico The Eye) finalmente alle prese con un personaggio vero, quello di Samantha, che compie delle scelte importanti, con motivazioni complesse, dettate dal profondo, per cui l'attrice supera il solito ruolo connotato solo di una bellezza abbagliante (indiscussa e indiscutibile, soprattutto nella prima parte), mostrando una buona interpretazione; per Terrence Howard (Crash – Contatto fisico e Ray), invece, l'ennesima conferma della bravura di un attore sottovalutato e, purtroppo, scarsamente considerato.

Troppo concentrato sulla storia d'amore tra i due bellissimi protagonisti e sulla creazione di un'empatia nei confronti del personaggio interpretato da Christensen, il regista perde di vista il vero punto di forza della vicenda: la suspense, appunto. Tutto scorre in maniera piatta, gli eventi si susseguono senza emozionare più di tanto lo spettatore e non si riesce nell'intento di 'condurre il pubblico all'interno della coscienza di un uomo che sta sperimentando un evento orribile”: anche il punto di svolta è una sorpresa fin troppo prevedibile, che non riesce a salvare una sceneggiatura carente per originalità.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.



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