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"Melò devastante della cinese Joan Chen, svendutasi al peggior cinema Usa. Tant'è che si augura che Winona muoia presto e che Richard torni felice a fare sesso" (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 15 dicembre 2000).
"Il titolo d'una delle canzoni americane più struggenti e belle, resa famosa dall'interpretazione di Frank Sinatra, viene male usato per una storia d'amore fredda e artificiosa (…). Tentare di fare i furbi con le storie d'amore è un'impresa rischiosa; la regista cinese Joan Chen (che era l'imperatrice di Bertolucci ne 'L'ultimo imperatore') non ne è all'altezza". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 15 dicembre 2000) .
"Preparate i fazzoletti per una favola che comincia in autunno e finisce a Natale, e piangete pure se riuscite a credere per un solo momento a quello che vi racconta Joan Chen. (...) Alle prese con dialoghi da fotoromanzo, Joan non riesce a trasmettere emozioni, né a rendere credibili personaggi miracolati dall'amore ma castigati dal destino cinico e baro. Se non è possibile fare un buon mélo con una sceneggiatura convenzionale e povera di peripezie, messa in immagini senza un'idea di regia, si sfiora il ridicolo nella parte di Winona: la quale fa una quantità incredibile di smorfiette per apparire graziosa, dimenticando che lo è davvero". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 17 dicembre 2000).
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