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Accadde una notte
E' il 1982, una notte, in un luogo qualsiasi d'Italia, due sconclusionati si intrufolano per gioco nell'Hotel Bellevue e iniziano a infastidire l'addetto alla reception. L'albergo ospita una serie di personaggi, ognuno con la sua storia, e ognuno deve fare i conti con se stesso. La macchina da presa si sposta da una camera all'altra e il racconto si muove tra un cast di un film porno e un rapinatore assorto dalla tv commerciale, tra un uomo ossessivo che tratta il suo cane con amore e una donna cui l'amante gioca davvero un brutto scherzo. Un albergo come il mondo e il mondo come un immenso termitaio...
Verità e non veridicità
Aspettando il sole, il primo lungometraggio di Ago Panini, è una interessante prova di quello che il cinema italiano può fare e dei territori che può esplorare sia a livello di sceneggiatura sia, e soprattutto, di regia. Premesso che l'idea di girare un film muovendosi tra le camere di un albergo non è del tutto inedita nella cinematografia, Ago Panini adotta uno stile che risente, evidentemente, della sua pluriennale esperienza in ambito di spot pubblicitari e videoclip. Aspettando il sole "non aspetta" e scorre veloce, intrecciando personaggi, luoghi, tempi, realtà, immaginazione, immagini, spazi, ricordi, voci e registri narrativi. La compresenza di tutto e il contrario di tutto nell'Hotel Bellevue si trasforma in una sintesi di situazioni in cui i protagonisti devono sopravvivere a se stessi. Nessun giudizio, nessun ammiccamento verso lo spettatore, nessuna supposizione, nessun intento didascalico, solamente il divenire degli eventi fino alla catastrofe finale.
Il microcosmo generato dalle tante storie umane che sembrano essere indipendenti l'una dall'altra, ma che in verità danno luogo a un unico racconto, affrontato da differenti angolazioni, pare essere contemporaneamente iperreale e surreale. La platea è testimone di una contaminazione di racconti, personaggi, dialetti, vicende personali, dolori, sogni, ossessioni e manie. Diviene naturale per lo spettatore chiedersi come mai in quell'immenso termitaio non ci sia anche lui a fare i conti con se stesso. Sebbene nelle note di produzione si legga che il film non ha pretese di veridicità, la pellicola di Panini narra quei non-luoghi in cui si consuma l'esistenza, e in questo ci appare molto più sincera e veritiera delle tante produzioni che si scatenano sulla cosiddetta realtà italiana.
Panini finalmente sperimenta, e lo fa con scelte opportune e intelligenti. Nel cast spicca Giuseppe Cederna nel ruolo di Santino, davvero bravissimo. Raul Bova non convince ed eccede in una drammaticità forzata. Un plauso a tutti gli altri attori (Sergio Albelli, Massimo De Lorenzo, Corrado Fortuna, Gabriel Garko, Claudia Gerini, Vanessa Incontrada, Rolando Ravello, Claudio Santamaria, Bebo Storti, Alessandro Tiberi, Thomas Trabacchi, Michele Venitucci) che danno prova di credere davvero in un progetto nuovo, lontano dal panorama cinematografico italiano.
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