"Dalla banda della Magliana a certi "pentiti" anni '70. Da 'Romanzo criminale' a 'Arrivederci amore, ciao'. Due libri, prima che film, scritti guardando al genere ma con cognizione di causa. De Cataldo ha seguito da magistrato il processo alla banda romana. Carlotto le prigioni le ha viste da dentro. Il risultato sa di pulp ma allude a certa Italia di oggi, corrotta, delinquenziale, pronta a tutto. (...) 'Soggettive' di alligatori, staffilate di humour noir, ricatti finanziari e sessuali, l'ombra di un amore impossibile (Isabella Ferrari, più carogna di lui). E rapine, pestaggi, esecuzioni, doppi giochi, sparatorie. Un crescendo di infamie che Soavi impagina con grinta e inventiva azzeccando anche tutti i comprimari. Fino all'agognato ritorno alla normalità, con ulteriori efferatezze, che invece è fiacco e improbabile. Peccato: ma il film resta nervoso, disinibito, molto interessante." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 febbraio 2006). "Ha ragione Michele Soavi: erano morti viventi, ora sono vivi morenti. Non solo l' ex terrorista guerrigliero '70 (dal libro di Carlotto), che torna a casa e tenta, da spione, di rifarsi una verginità e vincere nel Nord est, insospettato mostro. Infami sono gli accordi col poliziotto corrotto che Michele Placido rende superbo e volgare, di malvagità elisabettiana, come Volontè in 'Indagine'. Lo spregevole che finirà per acclimatarsi nell' Italia d' oggi senza morale né legge, è un Alessio Boni col fascino del male piccolo piccolo, la pìetas di una misurata mostruosità, bravissimo nella ragionata perfidia di un calcolo angusto. Storia ellittica e notturna, dal finale piovoso: siamo tra acque sporche, limacciose. Mini ruolo per un' Isabella Ferrari di grandi intensità e passione: un noir inquietante che sentiamo sotto sotto ci riguarda, impregnato dei tessuti malati della nostra società." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 24 febbraio 2006) "Il regista, cultore di un cinema di 'genere' e di 'paura', ha fatto un ottimo lavoro ma ha in parte rinunciato alle risonanze politiche che qualificano fortemente romanzo e personaggio originale. (...) Il film costituisce una prova che laurea Alessio Boni, impegnato a dare fondo nello scolpire un'anima nera senza se e senza ma. Lo accompagnano, tutti all'altezza, gli altri ruoli collaterali a partire da Isabella Ferrari. Michele Placido memorabile agente della Digos corrotto. Di più: un abisso di corruzione." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 24 febbraio 2006) "Violento, incalzante, cattivista, sensuale. E, soprattutto, un film (se vi sembra poco pensate al resto del cinema italiano). Con 'Arrivederci amore, ciao' Michele Soavi dimostra che non sono sfiorite le promesse di 'DellaMorte DellAmore' (1994) e non possiamo permetterci di tenere a bagnomaria un talento così disinibito e non omologato. (...) Soavi conosce e ama il cinema di genere, ma le citazioni che scandiscono la cupa parabola non sono mai fini a se stesse: tanto è vero che tra Hitchcock ('Psyco'), De Palma ('Carlito's Way') e Rodriguez/Miller ('Sin City') si fa strada anche l'eco aspra e irridente del poliziesco politicizzato anni Settanta ('Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto'). (...) Restano gli strappi sincopati, i geniali contrappunti musicali, le scolpite figure comprimarie e, soprattutto, un repertorio di soluzioni narrative che bisognerebbe far studiare per legge ai nostrani campioni del cinema ombelicale." (Valerio Caprara, 'Il Mattino, '25 febbraio 2006)
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