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Mi chiamo Virgil, e risolvo i problemi
Un cast stellare.
Ed Harris, Viggo Mortensen, Renèe Zellweger e Jeremy Irons riempiono le polverose steppe nei dintorni di Appaloosa, cittadina della frontiera statunitense, colorata di tutte le turbolenze peculiari che hanno permesso al west di assurgere a mito.
Harris e Mortensen, ovvero Virgil Cole ed Everett Hitch, due pistoleri che non fanno dello scrupolo la propria ragione di vita, arrivano nel piccolo borgo vessato da Randall Bragg (Irons) con l'incarico di risolvere il problema costituito dal prepotente signorotto locale.
Una situazione lineare, da 'buoni contro cattivi”, se non fosse che in paese arriva la bella vedova Allie (Zellweger) a complicare la situazione...
Un western classico e moderno
Un western classico per Harris, anche regista di questo film che si inserisce in un filone che negli ultimi tempi ha riacquistato un'insospettata vitalità, dopo anni di appannamento.
Un connubio di quel western canonizzato dalla storia del cinema e di quello che cerca l'innovazione, in una mescolanza che sortisce un effetto niente male.
Si potrebbe forse sindacare sulla lunghezza eccessiva di una storia di ampia portata, sui ritmi volutamente non serrati. Ma si rimarrebbe estranei allo spirito con cui un Harris, che anche dietro la macchina da presa sa dire la sua, si approccia al 'vecchio west”. Uno spirito che vuole omaggiare un cinema che non c'è più con il cinema che c'è ora, che tenta di tenere insieme presente e passato in soluzione di continuità, in un contenitore che rispetti e valorizzi entrambe le tendenze e le peculiarità di un genere che è forse tra i pochi a essere sostanzialmente rimasto immutato nel corso della lunga storia del cinema.
Così, i tempi riflessivi si alternano alla più pura azione sincopata, inframmezzate dalla corposa e ficcante vena ironica che emerge inaspettatamente dentro le pieghe della storia.
Ma il vero elemento di rottura con la tradizionale epopea è l'incarnazione della figura femminile, umanissima opportunista nel cercare di legarsi di volta in volta con il carisma più marcato, con il potere in grado di permetterle di sopravvivere.
Un finale di matrice shakespeariana conclude degnamente quella che ha il diritto di essere marcata come un'epopea antica e moderna, imperfetta e avvincente, nella quale il confine tra vincitori e vinti è in continua, inarrestabile evoluzione.
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