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Discesa nell'inferno dantesco
Vietnam, terzo anno di guerra. Il capitano Willard dei servizi speciali riceve l'ordine di scovare ed eliminare il colonnello Kurtz, un disertore fuoriuscito in Cambogia dove ha creato un suo esercito personale ed è adorato come un Dio. Willard, perennemente in stato di ebbrezza a causa degli 'orrori” della guerra e in procinto di divorziare da sua moglie, accetta il delicato incarico e si imbarca in un viaggio nella giungla al confine tra Vietnam e Cambogia. La sua missione si rivelerà difficile e pericolosa, ma soprattutto ricca di incontri al limite fra l'assurdità e la disperazione: dal fanatico Colonnello Kilgore, che pensa al surf invece che alla vita propria e a quella dei suoi uomini, a un gruppo di militari abbandonati da tutto e da tutti che si consolano con le conigliette di Playboy.
Ma la lunga risalita della barca lungo il fiume è in realtà una discesa nei gironi danteschi di un inferno che, forse, avrà termine quando Willard giungerà finalmente al cospetto dell'anarchico colonnello Kurtz e delle sue 'fanatiche” aberrazioni...
Un'apocalisse interiore e cinematografica
Vicino al concetto wagneriano di 'opera d'arte totale”, Apocalypse Now è uno di quei capolavori della storia del cinema entrato ormai nella leggenda. Ogni cosa è avvolta da un alone mitico e oltrepassa il limite della semplice rappresentazione: dall'interpretazione di Martin Sheen (il quale, durante le riprese, ha avuto un'infarto che lo ha tenuto lontano dal set per un lungo periodo) nel ruolo del mitico capitano Willard , e di Marlon Brando (che era stato ingaggiato prima per il ruolo di Sheen, ma poi rifiutò e volle interpretare l'anarchico colonnello, esigendo da Coppola di poter scrivere le sue battute) in quello di Kurtz, alla ricostruzione realistica fino all'inverosimile, che vede nelle Filippine il luogo più somigliante al Vietnam, con una giungla allo stesso tempo terribile e affascinante; dalla produzione imponente, che per problemi legati a una catastrofe climatica (in cui è andata distrutta gran parte dell'attrezzatura) ha costretto Coppola a ipotecare la casa di famiglia per finire il film, alla fotografia di Vittorio Storaro, sgranata e nebbiosa ma allo stesso tempo precisa come un bisturi, che ci mostra le cose come se le guardassimo con gli occhi dei protagonisti.
Un'opera titanica, insomma, che ebbe anche una genesi molto travagliata: il soggetto venne scritto da John Milius nel 1969 (ispirato al romanzo di Conrad Cuore di tenebra, ambientato nel Congo Belga durante il XIX secolo), e aveva come titolo Il soldato psichedelico, nonché un finale molto diverso, più orientato all'azione pura. In principio, agli inizi degli anni Settanta, il film doveva essere diretto da George Lucas come una sorta di documentario sul Vietnam, con Coppola nel ruolo di produttore esecutivo, ma poi i due registi (nella vita ottimi amici) scelsero strade differenti e, dopo i trionfi dei due episodi de Il Padrino e l'eccellente La conversazione, lo stesso Coppola decise di scrivere la sceneggiatura definitiva, produrlo e dirigerlo.
Il riferimento a Wagner è una sorta di topos narrativo: in una delle sequenze di maggiore impatto visivo e sonoro - quella dell'attacco aereo, che sfocia nella delirante, irresistibile scena del surf - il colonnello Kilgore vuole che il 'fuoco dal cielo” sia accompagnato infatti da una musica in grado di terrorizzare 'Charlie” (epiteto con cui venivano indicati i vietcong), ovvero l'incipit del terzo atto della Valchiria, la proverbiale Cavalcata. In questo senso occorre considerare ciò che dicono, da un punto di vista drammatico, le note. Nell'opera, la Cavalcata risuona nel momento in cui entrano in scena le Valchirie, le figlie di Wotan che, attraverso l'aria, in sella ai loro destrieri, conducono al Walhalla, soggiorno degli Dei, i valorosi morti in battaglia. La musica crea un contrappunto amaramente beffardo alle immagini del tutto prive di eroica trascendenza (facendo pensare per grandezza stilistica alla sequenza della 'battaglia sui ghiacci” ejzensteiniana). I guerrieri che vengono dall'alto non portano beatitudine, ma morte; un deus ex machina non particolarmente benigno.
Apocalypse Now è senza dubbio il film più visionario sul Vietnam, in grado da solo di cambiare il modo di fare cinema: il film di guerra, fino a quel momento, era stato una vicenda di eroi sempre saldi nei loro principi, di uomini disposti a dare la vita per la patria senza alcuna perplessità, di bombe distanti, visi impolverati, trincee di filo spinato e soldati gentiluomini. Nel film di Coppola invece la guerra è davvero tale, gli uomini sono solo uomini, spaventati e sconvolti nel momento in cui si devono confrontare con una situazione tanto terribile, eroi e codardi allo stesso tempo, stanchi, sporchi, sudati e feriti, assassini a sangue freddo quando lo ritengono necessario. La visione del regista rappresenta la guerra come qualcosa di inumano, distruzione allo stato puro, che non ha mai una ragione o una giustificazione; qualcosa che precipita gli uomini nel terrore e nella follia, realtà dalla quale non c'è speranza di salvezza o di fuga. In una terra primordiale, la ricerca delle origini dell'uomo approda al Nulla, al fuoco che purifica distruggendo, sulle rive di un fiume maledetto. È il crepuscolo degli Dei e, più ancora, degli idoli. È la ricerca dell'inizio che si risolve, implacabile, nella fine, come recita The End di Jim Morrison, presente nella sequenza iniziale del film, con le pale degli elicotteri che letteralmente ci invadono da tutte le angolazioni, con la giungla che va in fiamme per il napalm e con Willard che osserva in uno stato di allucinazione/incubo/realtà il tutto. Un film che sembra non avere un inizio (e il fatto che non ci siano i titoli di testa non è casuale), né una fine, o che cerca la fine nel suo inizio e l'inizio nella sua fine, per poi ricominciare.
Molto ci sarebbe ancora da dire, anzi non si finirebbe mai di parlare di Apocalypse Now. Un film viscerale, in cui il cinema si trasforma non solo in ossessione, ma anche in 'catalogazione di miti”; il mito conradiano del viaggio e la ricerca di se stessi; la scoperta di un'apocalisse interiore e cinematografica. Il viaggio infinito e metacinematografico alla ricerca del senso e del cinema assoluto, la frontiera del genere. E' quello che in realtà il cinema dovrebbe sempre essere: una totale compenetrazione fra arte e immagine, letteratura visiva, suoni e musica.DVD Caratteristiche tecniche
Formato video: 2.35:1 16/9
Formato audio: inglese e italiano dolby digital 5.1
Sottotitoli: inglese, italiano
Due anni di lavorazione. Un investimento finanziario senza precedenti. Vincitore della Palma d'oro a Cannes, di due premi Oscar (Miglior fotografia e miglior suono) e del David di Donatello a Coppola come Miglior regista straniero. La perfezione stilistica del film trova un corrispettivo in questa versione in dvd, la quale poggia su un rigoroso impianto cromatico e sonoro (fedele all'originale uscito nelle sale nel 1979), in cui non è presente la minima sbavatura: disponendo di un impianto adeguato si può vivere la sensazione di essere uno di quei fortunati spettatori che lo hanno visto e gustato al cinema.
Contenuti speciali
Se si vuole godere appieno la visione di un capolavoro indimenticabile come questo, il doppio dvd distribuito dalla Bim è l'ideale. Il primo disco contiene il film, mentre il secondo è dedicato interamente ai contenuti extra, che arricchiscono, integrano e guidano la visione del cinefilo più avvezzo ma anche dello spettatore più accorto e curioso. Una gamma di interventi illustri vanno a esaminare quello che è considerato da molti come l'inizio del cinema postmoderno.
Conversazione di Cinema con Francis Ford Coppola.
A cura di Mario Sesti e Antonio Monda, Festa del Cinema di Roma.
L'uso del suono in Apocalypse Now.
Intervento di Sergio Bassetti.
Apocalypse Now… un capolavoro senza fine.
Intervento di Gianni Canova.
Da "America" a "War Film". Breve enciclopedia di un capolavoro.
A cura di Mario Sesti.
L'apocalisse elettronica di Coppola.
Intervento di Vito Zagarrio.
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