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Apnea Recensione

"L'esordio cinematografico di Roberto Dordit" recensioni

Scheda Film
L'esordio cinematografico di Roberto Dordit
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-03-05 20:00:25
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

APNEA

Regia: Roberto Dordit; soggetto: Roberto Dordit; sceneggiatura: Serena Brugnolo e Roberto Dordit; musiche: Paolo Buonvino e Pasquale Laino; montaggio: Luciana Pandolfelli; costumi: Maria De Fornasari; scenografia: Beatrice Scarpato; fotografia: Tommaso Borgstrom; suono: Gianluca Costamagna, Daniela Bassani e Marzia Cordò; aiuto regista: Loredana Conte; produttore: Nicola Giuliano e Francesca Cima; produzione: Indigo Film in collaborazione con RAI Cinema; anno di produzione: 2004; paese: Italia; distribuzione : Istituto Luce; data di uscita nelle sale: 16 febbraio 2007 (in 7 copie); durata: 93'.

Film realizzato con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed il patrocinio della Friuli Venezia Giulia Film Commission.

Interpreti: Claudio Santamaria (Paolo), Fabrizia Sacchi (Monica), Michela Noonan (Chiara), Diego Ribon (Alex), Giuseppe Battiston (Renato), Elio De Capitani (Giordano), Daniele Mauro (Leo), Emiliano De Marchi (Infanti), Enrica Rosso (Josephine), Emmanuel Dabone (Naim).

Premi: 2005 Festival Santander de Cantabria - Premio Alma alla migliore sceneggiatura e il Premio Sintonia alla miglior colonna sonora.

Un film pensato nel 2001, concluso nel 2004 e nelle sale a febbraio del 2007.

E' uscito nelle sale italiane, un pò per miracolo, un ottimo esordio cinematografico: "Apnea". Roberto Dordit esordisce al lungometraggio con uno strano giallo sociale ambientato nel profondo nord est, tra le contraddizioni d'una realtà imprenditoriale afflitta da esasperate pressioni del mercato internazionale.

La storia produttiva del film è illuminante sullo stato dell'arte cinematografica nel nostro paese: dichiarato nel 2004 di interesse culturale e nazionale dal Ministero per i Beni Culturali ha avuto accesso ai fondi destinati alle opere prime e seconde (art. 8) consistente in un contributo di 250 mila euro come aiuto alla distribuzione, contributo però tagliato dal celeberrimo Decreto Urbani.

Un film pensato nel 2001, concluso nel 2004 e nelle sale a febbraio del 2007.

Una mattina, nel parcheggio di un pronto soccorso, Franz viene trovato morto sul sedile della sua automobile. Paolo intanto lo aspetta alla palestra dove sono soliti trovarsi per tirare di scherma. Siamo nella ricca provincia del Nord Est, fatta di case belle costruite con i soldi.

Paolo scoprirà che l'amico appena scomparso non era la persona che lui credeva, scoprirà lo spietato mondo delle concerie, scoprirà come ascoltare un bambino autistico.

Dordit dichiara in un'intervista di aver sentito parlare per la prima volta dei frequenti incidenti che accadono nelle concerie venete nel bel 'Schei” (Soldi) di Gian Antonio Stella. 'Schei” significa soldi. 'Schei” significa, applicato all'industria, che ogni cosa ha un prezzo e che il potere è nelle mani di chi possiede più 'schei”, e che tutto il resto sono solo chiacchere.

In Italia la questione delle morti bianche registra cifre preoccupanti, costantemente richiamate dalle istituzioni incapaci di porre rimedio ad una realtà produttiva che produce – appunto – poco più di tre incidenti mortali al giorno sul posto di lavoro. Spesso le vittime sono stranieri. Gli extracomunitari che lavorano silenziosi senza mai aprir bocca, disposti a sopportare qualsiasi umiliazione pur di ottenere quei due soldi necessari alla propria dignità sono esseri invisibili in questi nostri paesi ospitanti, che di ospitale non hanno nemmeno più la fantasia. Loro fanno quei lavori che oggi nessuno più vorrebbe fare. Gli 'ospiti” sono persone a metà, costrette in condizioni dove non è nemmeno prevista la possibilità di avere una prole, sotto-proletari ai quali sono negati i diritti di cittadinanza più elementari. Esseri umani la cui vita vale meno di niente. Lo sfruttamento della manodopera a basso costo, fuori da ogni legge ed al di là d'ogni principio legato alla sicurezza è la chiave attorno alla quale è costruito il freddo giallo sociale allestito da Roberto Dordit.

Le concerie sono luoghi pericolosi dove lavorare. Le vasche all'interno delle quali la pelle subisce i trattamenti per la colorazione sono contenitori di gas pericolosi per l'organismo e la loro pulizia è un'operazione rischiosa perchè da svolgersi in completa apnea. Se si respira quell'aria si muore, si muore intossicati nel giro di pochi minuti. Questo tipo di lavoro è una delle classiche mansioni che gli italiani non vogliono fare più, perchè troppo pericolose e troppo mal pagate. Il Nord Est d'Italia è zona geografica specializzata in questo tipo di attività commerciale, le sue concerie sono fra le più rinomate ma la concorrenza derivata dal costo irrisorio della manodopera nei paesi del terzo mondo sta velocemente mettendo in crisi un intero settore. Per stare al passo con la concorrenza, magari uno avanti, bisogna ridurre al massimo i costi, ciò significa produttività oltre ogni legge. Straordinari e sicurezza sono le due variabili che in maniera inversamente proporzionale vengono maggiormente chiamate in causa dalla produzione. Si oltrepassano le ore massime di straordinario e si chiude un occhio sul rispetto rigoroso delle norme di sicurezza.

Apnea. Lavorare in apnea per non morire. Questo nelle concerie italiane è ciò che viene richiesto ai lavoratori. I metodi lavorazione della concia delle pelli appaiono come inumani se rappresentati e qui risiede la forza della pellicola non a caso patrocinata dalla CGIL. La macchina da presa segue i personaggi che si muovo nelle fabbriche, ne vediamo di moderne, di abbandonate, seguiamo il procedimento industriale, vediamo cosa fanno gli operai. Un catalogo di immagini che può darci qualche elemento per comprendere davvero cosa possa essere una fabbrica degli anni 2000. I luoghi di lavoro sono territori estromessi dai media, raramente vediamo in cosa si concretizzano quelle professioni ai limiti della legalità spesso fondamentali per il ciclo produttivo.

Paolo è interpretato da un sornione Claudio Santamaria, giovane giornalista sportivo d'un giornale di provincia, che lentamente comincia a scavare sotto le apparenze del tragico infarto che ha stroncato l'amico conducendo un'indagine giornalistica che lo porterà a scoprire gli scheletri che affollano l'apparente rispettabilità del capitalismo veneto. Un eccellente Elio De Capitani da corpo e voce al magnate locale (sarà proprio grazie a questa interpretazione che giungerà al caimano di Moretti) vero paradigma attorno al quale costruire il polo negativo della narrazione. Vorrei segnalare a chi non lo sapesse che Elio De Capitani ha realizzato, pur essendo fra i migliori attori in circolazione nel nostro paese, solamente quattro pellicole due delle quali negli ultimissimi anni e con parti vicine per caratterizzazione del personaggio (se sia più di 'fantasia” Berlusconi o questo imprenditore del Nord Est è difficile dire): Il Caimano (Nanni Moretti, 2006), Apnea (Roberto Dorit, 2004), Veleno (Bruno Bigoni, 1993) e Sogno di una notte d'estate (Gabriele Salvatores, 1983). Compongono il cast: Giuseppe Battiston nome spesso presente in quei film a sfondo sociale del nostro cinema (Pane e Tulipani, La meglio gioventù, La tigre e la neve, La bestia nel cuore, A casa nostra), l'attrice italo-australiana Michela Noonan che presta la sua fastidiosissima parlata anglo-italiana alla figlia dell'industriale caimano, Fabrizia Sacchi nei panni della moglie dell'amico scomparso da un'intesa prova per un personaggio non completamente risolto e decisamente problematico, infine il piccolo Daniele Mauro che nel film è il figlio autistico dell'industriale De Capitani presta la propria collaborazione per il carattere più controverso dell'intero film. Questo ragazzino, afflitto dal problema dell'autismo, sarà proppianamente l'aiutante dell'eroe della narrazione (Santamaria) che risolverà il caso proprio riuscendo ad entrare in contatto con quella parte nascosta che il bambino chiude autocentricamente dentro di sé. Risultano però piuttosto slegati dal resto della narrazione i momenti della pellicola dedicati all'esplorazione del mondo interiore del piccolo Leo e solamente accennati i motivi per cui Paolo riesca in qualche modo a comunicare con lui, forse è solamente la sua capacità di ascoltare che li avvicina, forse solamente più amore può 'curare” da questo male oscuro.

Girato in digitale e fotografato con colori desaturati e sovraesposti il film restituisce la sensazione di oscurità dell'intera vicenda e di un intero territorio all'interno del quale istinti utilitaristici brulicano e si concretizzano lontano da occhi indiscreti, lontano da animi che non potrebbero accettare la cinica etica con la quale il denaro viene prodotto.

Un'ultimissima notazione su di una colonna sonora di pregevole livello per gli amanti dell'elettronica contenente i Koop ed, udite-udite, Matthew Herbert con la sua big band.

Intanto al botteghino durante il primo week-end di programmazione, il film ha incassato 14.681 euro, con media-copia di 2.936 euro su 5 copie censite da cinetel. Un ottimo risultato per un film che ha trovato con così tanta difficoltà la sua strada. Dato incoraggiante, pur se minuscolo.

ps. A Roma lo trovate al Nuovo Sacher per quattro settimane grazie all'interessamento di Moretti in persona; a Milano al cinema Mexico, strepitosa ed eroica sala d'essai che lotta da anni contro tutti e contro tutto offrendo al pubblico una scelta sempre fuori dal coro e fieramente controcorrente. Que viva Mexico!

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Scheda Film
Apnea
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-04-17 04:01:18
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Dopo due anni di attesa, esce questo bel thriller sociale che racconta una realtà nascosta, quella degli incidenti sul lavoro, da noi in costante ascesa. Tecnico di spot e documentari, il neo regista Roberto Dordit usa entrambe le competenze per un mistery in cui il sempre più bravo Claudio Santamaria (ora esploderà come Rino Gaetano in tv) indaga sulla morte di un amico in cui vede oscure trame. Scritto e diretto in ritmo e suspense, sposando la causa dell'apnea, metafora del fiato trattenuto per non morire di esalazioni nelle concerie del Nord Est, è un contributo in giallo alla causa del cinema psicologico non gratuito, con qualche scorciatoia sentimentale e la bella idea di questo rapporto di amicizia oscurato post mortem. Santamaria ha una sorta di accesa passività sul mondo e si trova contro un caimano in anticipo su Moretti, il perfetto, cinico Elio de Capitani, una delle anime del Teatro dell' Elfo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 febbraio 2007) "'Apnea', opera prima di Roberto Dordit, è un noir raccontato attraverso i flashback, nel quale non si lesinano mistero, intrigo, morti e scomode verità. Una storia a sviluppo verticale, che svela l'ambiguità dei personaggi scartocciando piano piano i cliché di partenza. Non è un film perfetto, ma senz'altro un signor debutto, interpretato da un Santamaria particolarmente in vena." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 16 febbraio 2007) "Patrocinato dalla Film Commission del Friuli Venezia Giulia, ambientato in una zona indefinita del Nord Est, realizzato in uno stile asciutto e pacato di nebbie e d'inverno, 'Apnea' di Roberto Dordit è arrivato finalmente nei cinema dopo molte difficoltà. (...) Lo stile del film interessante è classico; gli interpreti sono bravi; a parte l'ossessiva immobilità del protagonista. Michela Nooman è particolarmente attraente e intelligente. Benché la vicenda sia ristretta a pochi personaggi, l'ambientazione è inconsueta, importante." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 23 febbraio 2007) "Il primo film di Roberto Dordit si inserisce in un panorama italiano che silenziosamente e fattivamente si sta popolando di opere prime, seconde, terze di buona e talvolta (Kim Rossi Stuart per tutti gli esordienti, il nuovissimo Saverio Costanzo per le conferme dopo il promettente debutto) di ottima fattura. E, per quel che conta rivela sintonie e sintomatici rimbalzi da un titolo all'altro. (...) 'Apnea' si ambienta anch'esso nel ricco nord-est italiano. Tra benessere e sfruttamento. E, attraverso i modi dell'indagine e del thriller affidati a un protagonista dal passato di campione di scherma e dal presente di cronista sportivo di provincia, diventa un'aspra denuncia degli incidenti sul lavoro e della metaforica sporcizia nascosta sotto i lussuosi tappeti. Claudio Santamaria si conferma risorsa di prima fila del cinema italiano." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 23 febbraio 2007) "Per fortuna ci sono ancora cineasti in Italia che raccontano la classe operaia, mettono a fuoco la realtà della fabbrica, denunciano la condizione del lavoro. E per fortuna ci sono anche autori che sperimentano forme e linguaggi diversi da quelli (neo)realistici tradizionalmente usati dal cinema d'impegno civile. L'esordiente Roberto Dordit, quarantenne veneziano, con 'Apnea' esplora territori espressivi un po' francesi quanto al rapporto forma-contenuto e per svelare alcuni sconcertanti aspetti del Nord-est italiano industriale opta per gli stilemi del noir, per le atmosfere impalpabili, le implicazioni esistenziali dei legami tra i vari personaggi. (...) Il film, prodotto dalla Indigo Film di Nicola Giuliano e interpretato dagli efficaci Claudio Santamaria e Fabrizia Sacchi, funziona meglio quando sta per stringersi il cerchio delle indagini. Mentre lo smarrimento iniziale del reporter, il suo vagabondaggio di dolore, rabbia e sospetti, non hanno l'adeguata tensione narrativa." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 17 marzo 2007)

Copyright © Cinematografo 2007.



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