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"'Angeli Armati' ha una morale rigorosa e severa, come è raro trovarne nel cinema scacciapensieri che domina gli schermi: esista o no il 'peccato di conoscenza', non si può fare a meno di aprire gli occhi sulla realtà che ci sta intorno. Senza emettere sentenze, Sayles ce lo dimostra mettendo in scena un film sobrio, lontano anni luce dal pietismo e dall'estetizzazione della miseria. Il cineasta americano conosce bene il valore dell'inquadratura necessaria e la sua regia sta assumendo un andamento classico, che lo apparenta a grandi colleghi del passato. Benché racconti una storia piena di orrori, la scelta è netta: rappresentare la violenza senza abbandonarsi alla violenza della rappresentazione". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 27 agosto 1998)
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